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Maupan Photo

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Cartolina Dic.2021 Come d'incanto
Tanti pensieri si accavallano nella mia mente guardando questa foto, tante cose che vi vorrei raccontare, non riesco a pensare alla mia vita senza una montagna innevata, la neve che ha lasciato la sua impronta fin dagli albori di questo pianeta, continua lentamente a scrivere la sua storia sulla faccia della Terra, la plasma a volte con violenza a volte con delicatezza ma c’è sempre; è formata da cristallli, da miliardi e miliardi di cristalli eppure ognuno unico, un po’ come noi, ed un po’ come noi anche se il peso di ogni singolo cristallo è impercettibile unendosi agli altri crea una forza potente e inarrestabile.
Crea delle condizioni difficili per l’essere umano e quindi ne siamo giustamente intimoriti, cerchiamo di difenderci dalla sua gelida morsa, eppure…eppure ne siamo anche affascinati, ipnotizzati al punto che la cerchiamo, magari ognuno in forme diverse ma non possiamo fare a meno di “giocare” con lei, si perché una volta che la conosci scopri che quella gelida morsa può essere anche un soffice abbraccio.
Si torna un po’ tutti bambini a contatto con la neve, risveglia in noi la dimensione favolistica della vita, forse anche perché quando cade e ricopre il paesaggio sembra provocare una sorta d’incanto su di esso, farlo piombare in un magico sonno (come non ricordare il castello della Bella addormentata!), dove anche i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, svaniscono; sarà quel silenzio ovattato che tutto avvolge, sarà quell’aria tersa e fredda che ci pervade con il suo profumo, sarà quel candore che nasconde ogni bruttura e abbellisce ogni cosa; e se da una parte camminare, ed ancor più sciare, sulle bianche distese infonde in noi un senso di libertà, sembra proprio la neve al termine della giornata invitarci a tornare presso il nostro caldo focolare domestico, di cui apprezziamo così ancora più la preziosità.
Un’ultima occhiata alla foto… e tutti questi pensieri svaniscono, sembra invitarmi a fare silenzio, a lasciare che il mio pensiero libero da ogni fardello si lasci guidare verso nuovi spazi, nuove speranze, e questo, forse, è l'incanto della fotografia.
Buona visione con la cartolina di Dicembre su Maupanphoto.com

L’invenzione della felicità - Fotografie di Jacques Henri Lartigue
minia mostra
mostra fotografica al WeGil di Roma
30 ottobre 2021 / 09 gennaio 2022

il WeGil di Roma, hub culturale della Regione Lazio a Trastevere, ospita L’invenzione della felicità. Fotografie la mostra dedicata al fotografo francese Jacques Henri Lartigue (1894-1986), già accolta con grande successo a Venezia e Milano.
L’esposizione raccoglie 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici personali di Lartigue, dei quali sono esposte alcune pagine in fac-simile. A queste si aggiungono alcuni materiali d’archivio, libri quali il Diary of a Century (pubblicato con il titolo “Instants de ma vie” in francese) e riviste dell’epoca. Questi documenti ripercorrono la sua intera carriera, dagli esordi dei primi anni del ‘900 fino agli anni ‘80 e ricostruiscono la storia di questo fotografo e la sua riscoperta.
Il percorso segue un ordine cronologico affiancato da focus sui principali momenti di riscoperta dell’opera di Lartigue, a cominciare dalla rassegna del museo newyorkese, durante la quale sono presentati i suoi primi scatti precedenti la prima guerra mondiale, e che fanno di lui l’enfant prodige della fotografia. Ispirato dai giornali e dalle riviste illustrate di quest’epoca, Lartigue s’interessa alla ricca borghesia parigina che si ritrovava ai Gran premi automobilistici, alle corse ippiche di Auteuil, oltre che agli uomini e alle donne eleganti che le frequentavano.
Un interessante focus è inoltre riservato alle memorie che Lartigue scrisse negli anni ‘60 e ‘70, quando inizia a ricomporre i suoi album nei quali aveva raccolto tutti i suoi scatti.
(estratto da: https://wegil.it/jacques-henri-lartigue-linvenzione-della-felicita-fotografie/)


WeGil Roma/Trastevere
Largo Ascianghi 5
Info tel. 334.6841506
Orari: tutti i giorni 10,00/19,00

cartolina

 

Cartolina Nov.2021 Yin e Yang
Inizialmente non capivo perché ero così affascinato, oserei dire ipnotizzato, dalle inquadrature, dai paesaggi in cui si fronteggiano la luce con l’ombra, quasi a rincorrersi, a cercare di compenetrarsi l’uno nell’altro, o da un altro punto di vista quasi a sfidarsi, in un’eterna contesa in cui nessuno è vincitore perché ciascuna delle parti dipende dall’altra, trae la sua essenza, la sua giustificazione proprio dall’esistenza dell’altra, che ad uno sguardo superficiale potrebbe sembrare parte avversa.
Poi ho compreso che in questa dualità così evidente e scontata che lascia molti indifferenti, si nasconde in realtà una delle più profonde verità della vita, dell’Universo stesso, e sulla quale non dovremmo mai smettere di riflettere; la natura che ci circonda non smette mai d’inviarci dei messaggi che ci aiutino a decifrare il senso di questa vita in cui ci siamo ritrovati un giorno catapultati, e lo fa anche attraverso l’alternanza della luce col buio.
Questo dualismo ci ricorda che tutta la creazione è il risultato di forze opposte, ma solo apparentemente, che l’equilibrio, ovunque lo vorremo trovare, nascerà sempre dalla diversità, perché la diversità è espressione di quella parte che era rimasta inespressa; il giorno con la notte, la vita con la morte, l’uomo con la donna, il pieno con il vuoto, il freddo con il caldo, il rumore con il silenzio, l’acqua con il fuoco, il positivo con il negativo, il bene con il male, in un elenco infinito che potrebbe quasi fornire il pretesto per un gioco: “trova l’opposto”.
Ma senza diventare troppo filosofici vorrei che questa, come altre fotografie che ho scattato, ci ricordasse prima di tutto che la luce nasce dal buio, ed ogni sconfitta per quanto dolorosa porta sempre con se il seme del riscatto, della rinascita.
Buona visione con la cartolina di Novembre su Maupanphoto.com

p.s. Per chi fosse stimolato da questo argomento, un affascinante fenomeno naturale in tal senso è quello della Serotinia, un adattamento ecologico per cui alcune piante rilasciano i semi solo al verificarsi di particolari condizioni ambientali, come la presenza del fuoco!

minia mostra Sebastião Salgado - Amazônia
mostra fotografica al Museo dell'Ara Pacis a Roma
01 ottobre 2021 / 13 febbraio 2022

Dopo il progetto Genesi, dedicato alle regioni più remote del pianeta per testimoniarne la maestosa bellezza, Salgado ha intrapreso una nuova serie di viaggi per catturare l'incredibile ricchezza e varietà della foresta amazzonica brasiliana e i modi di vita dei suoi popoli, stabilendosi nei loro villaggi per settimane e fotografando i diversi gruppi etnici. La foresta dell’Amazzonia occupa infatti un terzo del continente sudamericano, un’area più estesa dell’intera Unione Europea. Questo progetto è durato sei anni durante i quali il Maestro ha fotografato la foresta, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano, registrando l’immensa potenza della natura di quei luoghi e cogliendone, allo stesso tempo, la fragilità.
Nella mostra sono esposte più di 200 fotografie che propongono un’immersione totale nella foresta amazzonica, invitandoci a riflettere sulla necessità di proteggerla.
Oltre alle immagini, poste a diverse altezze e presentate in diversi formati, la mostra si sviluppa in spazi che ricordano le “ocas”, tipiche abitazioni indigene, evocando in modo vivido i piccoli e isolati insediamenti umani nel cuore della giungla. La visita è accompagnata da una traccia audio composta appositamente per la mostra da Jean-Michel Jarre e ispirata ai suoni autentici della foresta, come il fruscio degli alberi, i versi degli animali, il canto degli uccelli o il fragore dell’acqua che cade a picco dalle montagne.
Così Sebastião Salgado: “Questa mostra è il frutto di sette anni di vissuto umano e di spedizioni fotografiche compiute via terra, acqua e aria. Sin dal momento della sua ideazione, con Amazônia volevo ricreare un ambiente in cui il visitatore si sentisse avvolto dalla foresta e potesse immergersi sia nella sua vegetazione rigogliosa sia nella quotidianità delle popolazioni native. Queste immagini vogliono essere la testimonianza di ciò che resta di questo patrimonio immenso, che rischia di scomparire. Affinché la vita e la natura possano sottrarsi a ulteriori episodi di distruzione e depredazione, spetta a ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela”.
(estratto da: http://www.arte.it/calendario-arte/roma/mostra-sebastião-salgado-amazônia)


Museo dell'Ara Pacis - Galleria 4
Via Guido Reni 4a - Roma
Info +39 06.320.19.54
Orari: mar/dom 11,00/19,00

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Cartolina Ott.2021 Centro di Gravità
Per me è difficile ammetterlo, per me che sono innamorato del paesaggio a 360°, dal mare alla montagna, che so che ci si può meravigliare della bellezza e straordinarietà del mondo dal giardino di casa alla maestosità delle Dolomiti, e che in ogni angolo, in ogni paesaggio grande o piccolo che sia, si trova a ben guardare tutta la storia della Terra, la forza e la sapienza della Natura (e che per questo motivo mi piace chiamare piccoli mondi), ebbene per tutto questo mi è difficile ammettere che ci siano dei posti speciali, che hanno qualcosa che li rende differenti dagli altri non tanto per questioni affettive, nel qual caso non ci sarebbe nulla di strano, ma per una sorta di magnetismo che emanano.
Quando ci arrivi, se c’è silenzio intorno e dentro di te, te ne accorgi quasi subito perché ti senti al centro di un vortice, come se tutto il paesaggio intorno convergesse verso di te; di norma chi ama andare in montagna e conquistare sempre nuove cime, quando ne raggiunge una per quanto bella e per quanto sia stato difficile arrivarci, dopo un primo momento di gioia e di appagamento, guardandosi attorno viene rapito da nuovi progetti, dal desiderio di raggiungere nuove cime, …in questi luoghi speciali no.
In questi luoghi ti senti di non aver bisogno di andare oltre, di aver raggiunto quel posto che non conoscevi ma sapevi che stavi cercando, e subentra quasi un dispiacere, un rimpianto interiore perché ti chiedi: “Ed ora dove mai potrò andare ancora?”
È una sensazione strana, difficile da spiegare a parole e ancor di più con una fotografia, una sensazione che rimane solo nostra, ed è un bene che sia così perché rimane preziosa nel tempo, un centro di gravità che sembra aver dato, anche se solo per un momento, un senso al nostro incessante cammino.
Buona visione con la cartolina di Ottobre su Maupanphoto.com

Prima, donna. Margaret Bourke-White
minia mostra
mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere
21 settembre 2021 / 27 febbraio 2022

È dedicata a Margaret Bourke-White, una tra le figure più rappresentative ed emblematiche del fotogiornalismo, la mostra retrospettiva che documenta attraverso oltre 100 immagini la visione e la vita controcorrente della fotografa statunitense.
Pioniera dell’informazione e dell’immagine, Margaret Bourke-White ha esplorato ogni aspetto della fotografia: dalle prime immagini dedicate al mondo dell’industria e ai progetti corporate, fino ai grandi reportage per le testate più importanti come Fortune e Life; dalle cronache visive del secondo conflitto mondiale, ai celebri ritratti di Stalin prima e poi di Gandhi (conosciuto durante il reportage sulla nascita della nuova India e ritratto poco prima della sua morte); dal Sud Africa dell’apartheid, all’America dei conflitti razziali fino al brivido delle visioni aeree del continente americano.
Oltre 100 immagini, provenienti dall’archivio Life di New York e divise in 11 gruppi tematici che, in una visione cronologica, rintracciano il filo del percorso esistenziale di Margaret Bourke-White e mostrano la sua capacità visionaria e insieme narrativa, in grado di comporre “storie” fotografiche dense e folgoranti.
(estratto da: http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/prima-donna-margaret-bourke-white)


Museo di Roma in Trastevere
Piazza S.Egidio, 1b
Info tel. 06.0608
Orari: mar/dom 10,00/20,00

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Cartolina Set.2021 Il Domino dell'Acqua
Guardando questa foto mi è venuto in mente che tutto nasce dal basso, si anche le montagne più alte sono nate dal basso, dalle profondità marine o della crosta terrestre; camminando sulle creste sommitali della Majella (questa foto è stata scattata sulla Cresta Sud-Est del Monte Sant’Angelo) la cosa risulta fin troppo evidente, anche ai più scettici infatti basta fermarsi un momento, chinarsi, ed accorgersi che tra i ciottoli su cui mettiamo gli scarponi sono inglobate conchiglie, formazioni di microscopici polipi corallini, gusci di animali più o meno riconoscibili anche ad un’occhio inesperto, e che ad ogni modo ci ricordano che quel massiccio roccioso così coriaceo e possente su cui stiamo camminando si è formato milioni di anni fa nelle acque di un mare che non abbiamo conosciuto, ma che è il padre in fondo del mare in cui ci bagnamo oggi.
Su altre montagne magari la cosa è più celata e ci deve venire in aiuto la spiegazione di un geologo, ma il fatto sta che in ogni caso la montagna c’insegna, toccandolo con mano o meglio col piede, che anche le strutture naturali più grandi che conosciamo, apparentemente così immutabili e indipendenti, sono frutto di un’evoluzione e sono esse stesse parte di un meccanismo più grande a cui non possono sottrarsi, e che le riporterà al fine…in basso, in un flusso circolare, eterno e affascinante.
Molti potrebbero pensare che questi sono concetti ormai ben affermati e presenti sui libri, ma il camminare su una cresta della Majella con un occhio attento ci fa prendere coscienza di questa verità, che è un gradino in più di conoscerla; prendere coscienza di una cosa per me significa capire che non sei più un semplice spettatore ma che sei parte di quella storia, e questo vale in tutti i campi: oggi siamo molto più informati rispetto ai nostri nonni, ma abbiamo coscienza di meno cose rispetto a loro perché è cambiato il modo di sperimentare le cose, sempre più virtuale, filtrato dai media.
La nostra vita è sempre più “cementificata”, sempre meno i nostri piedi, le nostre mani, i nostri sensi, entrano in contatto col terreno naturale, con quel “basso” da cui tutto nasce, mentre è importante che i bambini continuino a sporcarsi le mani di terra, è importante che in ogni città si preservino e si aumentino le aree verdi, è importante che gli studenti nei loro percorsi formativi facciano esperienze green: portare degli studenti per esempio in una fattoria o in una gita in montagna, non serve semplicemente per fargli vedere come si munge una mucca o dove scorre un ruscello prima che diventi fiume, se correttamente avvicinati a queste esperienze serve a fargli prendere coscienza che il formaggio che mangiamo a casa è il frutto di una collaborazione del fattore con i suoi animali e con l’ambiente, e che l’acqua che utilizziamo a casa non nasce dai rubinetti ma è il frutto di un ricircolo lunghissimo che può durare anni, come un lunghissimo domino in cui ogni tessera, anche la meno appariscente, serve a perpetrare il movimento dell’acqua, e toccare la roccia su cui scorre il ruscello, l’albero che affonda le sue radici nel terreno che lo circonda, vedere la rana che zompetta tra l’erba vicina ad esso, tutto serve a farci capire che noi siamo una parte del tutto e che in tutto c’è una parte di noi, e che tale deve rimanere: una parte, altrimenti salta l’equilibrio, salta il domino!
Buona visione con la cartolina di Settembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ago.2021 E le montagne stanno a guardare
È sempre difficile cimentarsi a fare fotografie a soggetti “famosi”, non mi riferisco ovviamente ai divi del cinema o ai calciatori super pagati, bensì a quei monumenti o luoghi cult che ormai sono nell’immaginario collettivo perché ripresi e fotografati centinaia di migliaia di volte come simbolo di una località o di un paesaggio; e a questa etichetta non possono certe sfuggire le Tre Cime di Lavaredo.
Io le incontrai durante l’Alta Via 4 delle Dolomiti, e devo dire ne ero abbastanza intimorito, cosa potevo raccontare io con le mie foto che altri non avevano già fatto ampiamente e con stupendi risultati?
Considerando anche il fatto che la mia è una fotografia “di passaggio” nel senso letterale del termine, non posso aspettare la situazione o il momento migliore per fare uno scatto, ma cogliere solo il meglio che posso giusto durante il mio passaggio; inoltre quando le vidi ne rimasi così affascinato che quasi mi vergognavo a fotografarle, talmente belle che temevo di non riuscire a raggiungerle, fotograficamente parlando.
Poi d’improvviso comparve questo escursionista seduto di fronte a loro, però preso dalle sue cose non si curava di loro come ci si aspetterebbe, chissà forse stava scrivendo una cartolina (allora ancora si usava!), o controllando un percorso sulla carta, e fu allora che per la prima volta mi sembrò che la situazione si fosse ribaltata e che fossero le Tre Cime che stavano guardando incuriosite cosa stesse facendo quel tipo seduto di fronte a loro.
Da allora spesso mi capita di spostare il punto di vista, di pensare che in fondo, a modo loro, anche le montagne ci guardano e si domandano dall’alto della loro saggezza e immobilità dove ci porterà il nostro cammino.
Buona visione con la cartolina di Agosto su Maupanphoto.com

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Cartolina Lug.2021 Vivo un equilibrio instabile
Solo pochi giorni fa dalla cima di una montagna scrutavo i prati sotto di me in cerca di una traccia, un sentiero, sulla carta l’unica possibilità che avevo di compiere un anello intorno alla montagna (il tipo di percorso che prediligo) era di perdere molto dislivello fino ad incrociare un sentiero segnato che mi avrebbe riportato al punto di partenza con un lungo traverso ma tutto nel bosco; individuato dall’alto un abbozzo di sentiero sono sceso ad intercettarlo al margine del bosco nella speranza che facesse il caso mio, ho iniziato a seguirlo nella direzione che mi serviva ma ho ben presto capito che si trattava di un vecchio sentiero abbandonato che non mi avrebbe concesso alcuna certezza di esito positivo.
La traccia era assai esile, si nascondeva tra l’erba alta ed a tratti spariva del tutto, i pendii prativi su cui si sviluppava erano quelli che separavano il margine del bosco dalla cima della montagna, per cui abbastanza ripidi e scoscesi, il procedere era perciò molto lento ed attenzionato a non mettere il piede in fallo e scivolare; in compenso la giornata era splendida e bastava fermarsi un attimo perché gli occhi e la mente si caricassero di stupendi panorami sulle valli e le cime circostanti; solo percorrendolo mi sono accorto che si manteneva costantemente alla stessa quota, scavalcando crinali e conche alpestri, così ho compreso che quasi sicuramente si trattava di un vecchio sentiero con il quale i pastori potevano spostarsi velocemente sui prati sommitali con i loro animali, ma ancora non avevo la certezza che mi avrebbe riportato dove volevo.
Quando già cominciavo ad intravedere in lontananza la meta prefissata, in un’area particolarmente rigogliosa di vegetazione, la traccia è sparita del tutto e non c’è stato verso di ritrovarla, mi son chiesto allora se valesse la pena andare ancora avanti o se non fosse più semplice e meno dispendioso risalire fino in cima per tornare poi sui propri passi; nell’attesa di una decisione mi son fermato a riposare e a dissetarmi, quindi rialzatomi ho guardato ancora con più attenzione in avanti a cercare tracce del fantomatico sentiero, e si…quel cambio di luce tra l’erba ad un centinaio di metri da me sembrava proprio tradire la presenza di una traccia o di uno scherzo del paesaggio!
Ho deciso di proseguire e dopo pochi minuti con incredulità l’ho ritrovata (la traccia), sempre lì alla stessa quota, che sembrava avanzare sorniona tra l’erba e i cespugli a sfidarmi per vedere quanto ancora gli avrei dato fiducia; glie ne ho data ed è stato solo allora che ho vissuto uno di quei momenti magici, quando ti trovi in un posto e in un preciso momento, e senti che non hai bisogno di nulla più e tutto ha avuto un senso se ti ha condotto fino a lì: mi sono ritrovato ad attraversare un selvaggio canalone che scendeva dalla cima del monte e sembrava dipinto da un pittore perché era tutto, letteralmente, ricoperto da un mantello di fiori gialli (Ginestra stellata) che innondavano di una calda luce il paesaggio.
Ancora qualche passaggio incerto su impluvi scoscesi e piccole frane, ed ho completato il periplo della cima tornando proprio dove avrei voluto, sul comodo sentiero segnato da cui era iniziata la salita; è allora che ho compreso che quel sentiero appena concluso in fondo era la metafora della mia vita, e mi è tornata in mente la canzone degli Stadio “Equilibrio instabile” (autore Saverio Grandi).
Non sempre ce ne rendiamo conto ma la strada che percorriamo porta i segni dei nostri antenati, i nostri genitori in primis, e poi via via indietro per tante, tante generazioni, la nostra impronta ricalca in parte le loro (l’esile traccia di antichi pastori), che lo si voglia o no; e se è vero che la direzione che prendiamo risponde ad una nostra esigenza, bisogno attuale, credo che siamo anche noi come gli animali che migrano spinti da una migrazione interiore che affonda le sue radici molto prima di noi.
Il sentiero a tratti presente e che a tratti scompariva mi ha ricordato i momenti della mia vita che periodicamente si ripetono, quelli in cui la direzione sembra giusta, chiara, contrapposti a quelli in cui mi assale il dubbio e lo sconforto perché mi vengono a mancare i punti di riferimento, di condivisione; il terreno ripido, scivoloso, rappresenta le difficoltà della vita, che si ripresentano ogni volta ed è illusorio sperare che finiranno; i tratti franati sono quelle esperienze dolorose della vita che vorremmo non affrontare ma che una volta affrontate ci fanno crescere; c’è poi il momento dell’attesa, del riposo, che la montagna mi ha insegnato non dovrebbe mai mancare prima di prendere una decisione importante.
Fortunatamente c’è anche il momento magico, il canalone fiorito, quando ti senti un re perché non hai bisogno di nulla più di ciò che già hai, quella è la felicità, e allora comprendi che la felicità non è una meta ma una condizione, uno stato dell’essere che non può essere fermato ma solo assaporato al momento, una sensazione dolce e leggera che ti pervade l’animo e gli dona pace.
E infine, infine c’è la chiusura dell’anello, la fine del sentiero e del viaggio, solo allora puoi capire se sei arrivato veramente dove volevi andare, se tutti i passaggi precedenti hanno avuto un senso, ma temo che questo non ci sia dato sapere perché ogni sentiero nella nostra vita è parte di un viaggio assai più grande che si concluderà solo quando torneremo al punto da cui siamo partiti e la vita e la morte si ricongiungeranno; una cosa però i sentieri di montagna me l’hanno insegnata: che una volta messo in cammino puoi arrivare molto più lontano di quanto immaginavi.
Ecco spero che queste riflessioni possano essere utili a qualcuno di chi, come me, continua a vivere in un equilibrio instabile.
Buona visione con la cartolina di Luglio su Maupanphoto.com

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Cartolina Giu.2021 Sogni
Ho sempre fotografato cercando di raccontare “storie”, quelle raccolte, lette, nel paesaggio che incontro, che sia naturale o meno, ma ci sono spesso altre storie che rimangono nascoste dietro l’immagine, che non entrano nell’inquadratura, e non potrebbe essere altrimenti perché sono i retroscena dello scatto o l’ispirazione per quella particolare immagine; …questa è una di quelle.
Anni fa, parecchi anni fa, vidi un film di Akira Kurosawa che mi impressionò molto: “Sogni”, oggi non riesco a ricordare la trama dei singoli episodi ma sento ancora il fascino che suscitarono in me le sequenze del film, anche attraverso una superba fotografia Kurosawa riuscì a comunicare una dimensione onirica, visionaria, eppure a fartela sentire come vitale, viva, e forse influenzò in parte il mio modo di vedere la natura che ci circonda.
Una sequenza in particolare rimase nel mio cuore, da cui poi è tratta l’immagine del poster del film, quella di un bambino che attraversa dei campi fioriti in un paesaggio montano che sembra però come sospeso nel tempo e nello spazio; ho cercato spesso quell’immagine nel mio girovagare per i monti, e spesso mi è capitato di trovare vasti pianori o semplice radure colorate di fiori, come pennellate scappate di mano ad un pittore maldestro, ma una sola volta provai quella sensazione onirica che aveva suscitato in me la scena del film.
Una mattina prima di fare colazione nel b&b in cui alloggiavo sull’Appennino Emiliano, usci per fare delle fotografie al giardino della struttura che in realtà era un bosco lasciato abbastanza selvaggio, ma la proprietaria aveva la passione per i lupini (da cui derivava anche il nome del b&b) e così li aveva seminati un po’ dappertutto, con un risultato a mio avviso stupendo, poi la brina ed una leggera foschia che ancora avvolgeva il bosco fecero il resto!
Buona visione con la cartolina di Giugno su Maupanphoto.com

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Cartolina Mag.2021 La profondità del lago
Da qualche parte nell’Appennino c’è un piccolo lago, sulle sue acque turchesi si riflette un cielo azzurro, e più lo si guarda e più pare che quel piccolo specchio d’acqua riesca a contenere il cielo tutto, si l’immenso cielo che ci sovrasta e ci protegge, ci alimenta e ci sostiene, lo sconfinato cielo sembra contrarsi per poter entrare tutto in quel laghetto; come è mai possibile una cosa del genere? Quale trucco si cela dietro questo miraggio?
Avete presente quel giochino ottico per cui un’immagine ne cela un’altra, ma quest’ultima ci appare solo nel momento in cui riusciamo a mettere a fuoco su un piano che si colloca oltre la superficie materiale su cui è riprodotta la prima immagine?
Ebbene c’è una dimensione del laghetto che a prima vista ci sfugge, bisogna guardarlo a lungo infatti per accorgersi della sua “profondità”, questo laghetto è così profondo, ma così profondo, che quelli che riescono a mettere a fuoco più lontano vi diranno che in quel laghetto si può arrivare a vedere l’Universo intero!
Così se un giorno vi ritroverete a camminare sulle sponde di quel laghetto, fermatevi un momento, sedetevi tra i fiori che lo adornano e perdete lo sguardo tra le sue acque, scoprirete… che non vi ho mentito.
Buona visione con la cartolina di Maggio su Maupanphoto.com