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Maupan Photo

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Cartolina Apr.2021 L'arte di togliere
Guardando questo scatto mi è venuto in mente che quella della fotografia, mi riferisco a quella classica e non a certe esasperate forme di sperimentazione, è un’arte assai singolare.
Si perché in genere l’artista è colui che con il suo estro e capacità arricchisce la nostra esperienza del reale: lo scultore per esempio arricchisce la materia dandole una forma che prima non aveva, o potremmo anche dire che non mostrava; il pittore arricchisce le superfici di nuovi disegni e colori su cui la luce possa riflettersi; il musicista arricchisce il silenzio con la combinazione di suoni che creano nuove melodie; il cuoco a sua volta con la combinazione degli alimenti base crea nuove pietanze, nuovi sapori che deliziano il palato; e così via.
E il fotografo?
A ben guardare il fotografo con la sua arte non aggiunge niente alla realtà, semmai fa l’opposto: la sua maestria sta proprio nel togliere al nostro sguardo il superfluo, ciò che lo distrae e lo offusca, per far risaltare quello che era già presente davanti ai nostri occhi; ci fa concentrare su un particolare aspetto della realtà isolandolo (togliendolo) dal contesto che lo circonda; o ancora isola un momento particolare dal resto dell’azione in cui altrimenti perderebbe importanza; od anche ci suggerisce un punto di vista diverso che era rimasto nascosto dal comune modo di vedere le cose.
Insomma, seppur con diverse sfumature, fateci caso ma comunque la si guardi un bella foto toglierà sempre qualcosa per metterne in risalto altre.
Buona visione con la cartolina di Aprile su Maupanphoto.com

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Cime Maggiori dell'Appennino La Mappa del Tesoro
Per ogni viaggio che si rispetti serve prima di tutto un’idea, e limitandosi alla montagna ancora prima di una guida con itinerari di cui ormai ce ne sono tantissime, un’idea è il modo di approcciarsi alla scoperta della montagna, ce ne sono molti di modi e possono cambiare col tempo, negli ultimi anni però ho visto con piacere diffondersi sempre più tra gli appassionati il cosiddetto appenninismo: inteso non semplicemente come un andare per i monti dell’Appennino, quanto come un’esplorazione dell’Appennino, una conoscenza più approfondita del territorio sia dal punto di vista geografico, alla ricerca di quei monti, di quei passaggi, meno conosciuti ma altrettanto protagonisti di queste montagne, sia dal punto di vista interiore come tentativo di trovare il proprio sentiero, la propria via ai monti, estranea ai record altisonanti, agli exploit sportivi cui troppo spesso negli ultimi decenni è stato accostato l’alpinismo, e pur tuttavia assai più preziosa per la nostra consapevolezza.
D’altro canto questa ricera di nuove mete/cime non interessate dalla nomenclatura ufficiale, ha portato come risultato inevitabile una certa confusione nell’identificazione delle stesse e di conseguenza nella condivisione delle proprie esperienze in quei luoghi; è nata così l’idea di raccogliere in un unico database* tutte le cime di maggiore interesse per questa riscoperta dell’Appennino, lavoro sfociato in quattro elenchi: cime dai 2000m. in su, cime sui 1900m., cime sui 1800m., ed infine cime dai 1800m. del massiccio dell’Etna, che in genere non viene considerato per via della sua natura di vulcano attivo e quindi con una morfologia in continua evoluzione, ma che secondo me merita di essere comunque preso in considerazione perché è un gruppo montuoso a tutti gli effetti.
Mentre facevo questa ricerca, analizzando le carte topografiche, le tavolette IGM (fondamentale l’accesso al Portale Cartografico Nazionale del Ministero dell’Ambiente), Google Earth, e ovviamente in rete, ho riflettuto sul fatto che le montagne non hanno un nome! Siamo noi esseri umani che abbiamo bisogno di dare un nome alle cose, ai luoghi, e a maggior ragione alle persone, per potersi relazionare con loro, e non è solo un tentativo di organizzare meglio la nostra vita, in molti casi è piuttosto la necessità di stabilire una forma di empatia con la realtà che ci circonda; per questo nel redigere la raccolta ho cercato di essere il più obiettivo possibile, il criterio prevalente è sempre stato quello della toponomastica dei luoghi più prossimi ove mancasse il nome sulle carte (colonna B), a seconda dei casi integrata poi da riferimenti bibliografici o in rete.
Anche se ho personalmente valutato ogni singola cima con i dati raccolti e la mia esperienza personale, non ho potuto fare a meno di confrontarmi con chi mi aveva preceduto con un intento simile, mi riferisco agli elenchi ufficiali del Club 2000m, del Club 1900m Appennino, del Club Ultra, ed alle liste personali di Giuseppe Albrizio (sui 2000) e di Michele Tagliacozzo (sui 1800) che ringrazio in questa occasione.
È importante sottolineare che in questa raccolta la CIMA è intesa in senso lato, la misura della parola rispecchia quel senso di ebrezza che genera in noi raggiungere tali luoghi (in maggiore o minor misura a seconda dei casi), ebrezza stimolata non tanto dalla prominenza/posizione della cima rispetto al terreno circostante, quanto rispetto al paesaggio circostante, emozione che in alcuni casi può essere sperimentata solo sul posto e non delegata a dei freddi calcoli numerici.

Note Tecniche:
Quando la cima non è quotata sulle carte, la cifra dell’altezza (colonna C) viene riportata in rosso proprio per indicare un possibile errore di attribuzione; difficile invece fare una scelta quando la cima è quotata con cifre differenti tra le varie carte (cosa molto diffusa per es. sull’Appennino Tosco-Emiliano), in questi casi ho dato in genere la precedenza alle quote riportate su IGM a meno di riscontri approfonditi in rete.
Vale la pena ricordare che anche la cartografia IGM non è esente da errori, i cartografi dell’epoca (la cartografia nazionale si sviluppò da circa il 1880 in poi) si ritrovarono a gestire una mole di dati immensi, spesso con il non facile compito di interpretare e tradurre dei termini dialettali, locali, o persino di dover scegliere tra più nomi attribuiti alla stessa montagna/località da valligiani differenti, quindi qualche errore di attribuzione o di quota ci può stare, ciononostante l’affidabilità della cartografia IGM rimane elevatissima e senza dubbio deve essere sempre presa come base di riferimento per una qualsivolgia ricerca topografica.
L’ordine proposto è in base alla collocazione geografica dei gruppi/sottogruppi montuosi (colonna D), partendo dall’Appennino Settentrionale a scendere, per l’Etna invece ho suddiviso l’area in quattro spicchi; quando la cima presenta comunque delle difficoltà alpinistiche per salirla anche dalla via più facile/normale l’ho segnalato nelle note, spetta poi ad ognuno informarsi sulle difficoltà tecniche di ciascuna, così come spetta pure ad ognuno la verifica degli eventuali divieti o riserve integrali presenti sul terriotorio interessato da una cima, e che possono variare nel tempo e nei modi.
Nelle note (colonna F) ho riportato: l’eventuale ulteriore nome con cui la cima è conosciuta (in soli 2 casi ne suggerisco uno non avendo trovato alcun riferimento valido), come accennato l’eventuale difficoltà alpinistica (passaggi su roccia aiutandosi con le mani), e per le cime che ritenevo meno conosciute o non citate affatto sulle carte, indicazioni di massima della posizione (volutamente non ho inserito le coordinate geografiche dei luoghi perché ritengo che una componente importante dell’appenninismo sia proprio il “gioco”, l’avventura che viviamo nel trovare i passaggi e le cime prima sulla carta poi dal vivo, imparando a leggere il territorio, i suoi segni, anche se questo può comportare a volte delle rinuncie, ma questa è un’altra storia…); l’ultima (colonna G) è una semplice colonna di spunta, considerata la grande quantità di nomi con cui è facile confondersi, ma può fungere anch’essa come criterio di ordinamento; esiste anche una colonna nascosta (la E), ma questt’ultima serve esclusivamente per ripristinare velocemente l’ordine originario (collocazione geografica da nord a sud).
I singoli fogli (elenchi) del database vengono proposti ordinati in base ai gruppi e sottogruppi montuosi per una più facile individuazione delle cime, a loro volta raccolti nelle grandi aree montuose del territorio (colori), ma possono essere ordinati/filtrati in base ad uno o più criteri (di secondo livello), quindi per esempio: in base alla quota assoluta, o alla quota in relazione all’area di appartenenza (colori), od ancora in base alla presenza della cima negli elenchi ufficiali del Club 2000/1900 (colonna A), mentre per i 1800 essendo questo il primo elenco si può parlare di un elenco ufficioso (redatto in base agli stessi criteri utilizzati dal Club 2000 e che ha portato ad un totale di 195 cime).
L’ampiezza delle colonne è tale che impostando al minimo i margini del foglio A4 si può stampare tutti i dati di un record/cima su un’unica riga, ma per chi non avesse dimistichezza con Excel allego anche la versione in pdf dei vari elenchi.

Sicuramente questa prima stesura andrà riveduta, migliorata, e spero che possa crescere con nuovi arrivi (interessante sarebbe anche ampliare la ricerca sulle quote inferiori), così vi sarò grato se vorrete darmi dei suggerimenti in via personale in tal senso (vi prego solo di motivarli con un minimo di argomentazione), spero però di aver fornito una buona base di partenza, e mi piace pensare a questa raccolta non tanto come a un elenco quanto come a una “mappa del tesoro”, quel tesoro di cui andiamo alla ricerca la mattina presto mettendoci in viaggio, e non ci stanchiamo mai di cercare nonostante le difficoltà lungo il cammino, quel tesoro di chi, come noi, ama la montagna.

 

* CIME MAGGIORI dell'APPENNINO (excel)

CIME dell'APPENNINO sopra 2000m. (pdf)

CIME dell'APPENNINO sui 1900m. (pdf)

CIME dell'APPENNINO sui 1800m. (pdf)

CIME dell'Etna sopra 1800m. (pdf)

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Cartolina Mar.2021 Cime di passaggio
C’è una sorte di euforia che si sperimenta sulla cima di un monte, una sensazione di libertà e insieme di soddisfazione di un desiderio atavico che non sapevamo di avere, forse un riscatto delle nostre dimensioni minute rispetto ad un orizzonte che ci appare così irraggiungibile dal basso, forse il superamento di quel senso di frustrazione dovuto all’impossibilità dell’uomo di volare, di infrangere quei limiti corporali che i nostri sensi, la nostra fantasia, non riconoscono.
Una volta giunti in cima quanto più si fa silenzio intorno a noi (ovviamente cosa facilitata andando in solitaria), quanto più il nostro mondo, quello “da basso”, si dissolve, e troviamo spazio dentro di noi ad una dimensione diversa del nostro essere; non ci sentiamo più dentro il paesaggio, sopra la terra, ma diventiamo parte della natura che ci circonda: siamo nel cielo, siamo nell’aria, siamo nel vento, siamo nella luce, non è solo il nostro sguardo che si allontana verso l’orizzonte, siamo noi stessi che sentiamo di essere trasportati con lui, liberi di volare.
In molti si rimane stregati da questa magica euforia, da questa sorta di ebbrezza benigna (Nan Shepherd nel suo libro “La montagna vivente” esprime un concetto simile parlando di feynità di montagna), e per sperimentarla ancora accettiamo privazioni e tanti sforzi, certi che saremo ben ripagati perché abbiamo scoperto, per dirla con le parole di Walter Bonatti, che: “Chi più in alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna”.
Con gli anni però ho compreso che la cima, per quanto assurdo possa sembrare, non è la meta, ma fa essa stessa parte del cammino; una volta un signore conosciuto in montagna mi disse che una gita non finisce finché non si torna a casa, lui si riferiva al fatto che bisogna rimanere concentrati anche sulla via di discesa, non rilassarsi credendo che ormai si sia raggiunto l’obiettivo preposto; aveva ragione, ma oggi quelle parole hanno assunto un significato più profondo per me, oggi comprendo che se una gita, una cima, una volta ridiscesi a valle ci fa tornare le persone di prima, al più con un bel ricordo, manca qualcosa; in me lascia il desiderio di trovare un migliore equilibrio con la natura che mi circonda, con gli altri e… con me stesso.
Quella magica ebbrezza che sperimentiamo sulle cime può darci una soddisfazione momentanea, ed è già tanto, ma può anche alimentare una maggiore consapevolezza del nostro ruolo sul pianeta (proprio quel peso della farfalla di cui avevo parlato nella cartolina di Ottobre 2020 su Maupanphoto); può sembrare un controsenso ma la cima in una gita serve, è una meta, quanto più diviene un “passaggio” per avere occhi nuovi, l’essenza più profonda di ogni viaggio.
Forse per questo cerco sempre nelle mie gite di ideare percorsi ad anello, per continuare a “scoprire” il cammino, per non allentare la tensione di meravigliarsi quando si dischiude il paesaggio oltre il crinale, oltre il bosco, oltre il torrente; si arricchisce la propria esperienza conoscendo la montagna da una diversa prospettiva rispetto alla salita, ma ancor più si rimane in gioco fino alla fine!
Buona visione con la cartolina di Marzo su Maupanphoto.com

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Cartolina Feb.2021 Voglio tornare a fare ooh!
C’è un bambino dentro ognuno di noi, magari a volte lo nascondiamo ben benino, ma nessuno può dire di averlo completamento perduto diventando grande; è un bambino un po’ petulante (come tutti i bambini d’altronde!), e se proviamo a dargli ascolto ci chiederà sempre del tempo per giocare con lui, mentre ci metterà il broncio se lo metteremo in disparte dando priorità ai nostri impegni da grande, ai nostri progetti.
Tutti gli studi in materia confermano che il gioco aiuta a crescere, nell’uomo come in tutte le specie animali più evolute, ma più si cresce è più sembra che il gioco diventi un ostacolo alla piena maturità: è buffo; l’essenza del gioco è quella di essere quello che non si è, di uscire dagli schemi, così se da piccoli si gioca a fare i grandi, credo che da grandi bisognerebbe provare, giocare, a fare i piccoli.
Voglio dire che dovremmo recuperare quella spensieratezza dello sporcarci le mani e sbucciarsi le ginocchia, ritagliarci un po’ di tempo per non prenderci sul serio, dimenticandoci i nostri ruoli sociali, curiosare dietro l’angolo cambiando il percorso abituale, costruire la nostra pista per le biglie, far ripartire quel trenino fermo in stazione da tanto tempo.
Le modalità per mettersi in gioco sono infinite, ad ognuno la sua, si può giocare persino stando fermi e lasciando muovere la mente (con una lettura), o le mani (modellando, disegnando), ma se c’è un terreno fertile per giocare ebbene questa è la natura, e il paesaggio montano in primis; un’escursione in montagna ci offre la possibilità di staccare la spina, di uscire dai nostri ruoli e di mettersi alla prova in ambiti nuovi, diversi, inaspettati, e forse, ancor più preziosa, ci offre la possibilità di meravigliarsi, di tornare a fare …ooh!
Buona visione con la cartolina di Febbraio su Maupanphoto.com

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Cartolina Gen.2021 Metti un ometto per amico
Non mi ricordo di aver mai visto un ometto “fuori posto”, per chi fosse a digiuno di montagna gli ometti sono quei cumuli di pietre, alti da pochi centimetri a più di un metro, che si pongono lungo un percorso per segnalarlo; perché un ometto essendo fatto sempre da pietre raccolte sul posto è in naturale armonia col paesaggio circostante, nonostante ci rendiamo conto che è un manufatto artificiale siamo inclini sempre a vederlo di buon occhio, persino a volte meglio di certi bolli di vernice mal posti che finiscono per imbrattare il paesaggio ancor prima di segnalare il sentiero.
L’ometto è discreto per sua natura anche quando è voluminoso, ci infonde subito un senso di sicurezza di tranquillità, non ci indica solo la strada ci fa anche sentire…meno soli, ed in montagna anche quando si cerca la solitudine, il silenzio, la selvaticità, vi assicuro non fa mai male; mi basta anche solo vedere una foto con un ometto, e mi tornano alla memoria tante situazioni in cui un ometto mi ha sollevato dalla preoccupazione per aver perso un sentiero o peggio di vagare alla cieca nella nebbia.
Ogni bravo escursionista che si avventura su percorsi non segnalati dai bolli di vernice dovrebbe sempre “rinforzare” o costruire ex novo degli ometti lungo il percorso per chi verrà dopo di lui, che in caso di nebbia possono risultare fondamentali anche solo per tornare sui propri passi.
Con certi ometti poi si instaura quasi un rapporto di amicizia, come quello della foto, perché tornando su quel monte ti aspetti di ritrovarlo lì, magari vedere se nel frattempo è cambiato qualcosa, e comunque ti verrebbe quasi da dirgli: “Eccomi, son tornato, sono io, ti ricordi di me?”.
E come sempre buona visione con la cartolina di Gennaio su Maupanphoto.com

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New Portfolio 2020
È online l’aggiornamento della pagina Portfolio di Maupanphoto, l’impostazione è rimasta la stessa: ovvero una selezione di foto raccolte in base ad un tema “paesaggistico” in album, a loro volta raccolti in delle gallerie in base all’affinità del tema con i 4 elementi primordiali della Natura, a cui ho aggiunto in questa ultima versione un album speciale, che si potrebbe definire “fuori categoria”.
Attualmente sono presenti 49 album, alcuni molto corposi altri composti di poche foto ma che ho voluto lo stesso pubblicare, perché al di là di quanto io sia riuscito a rappresentare compiutamente un tema ogni album vuole essere uno stimolo a guardarsi intorno da un punto di vista più “soggettivo” e non meramente oggettivo; intendo dire che ognuno di noi dovrebbe provare a guardare il paesaggio con più fantasia, con la sua fantasia, così da diventarne in un certo senso più partecipe, più coinvolto, e son certo di conseguenza più rispettoso.
L’idea di fondo del Portfolio è quindi simile a quella più in generale del sito: acquisire con la lettura delle foto un approccio più consapevole nei confronti del paesaggio e della natura che ci circonda.
Con questo proposito vorrei proporre di tanto in tanto un album, con poche righe di presentazione per descrivere da dove ho preso spunto per quel tema, nella maggior parte dei casi generato proprio da uno scatto in particolare, ed oggi s’inizia con…
Camminando Sopra Le Nuvole
È sicuramente una delle prime e più forti emozioni che mi ricordi da quando ho iniziato ad andar per monti: quella di partire da valle con il cielo coperto, salire via via con scarsa visibilità e poche prospettive di godere di bei panorami, poi improvvisamente ritrovarsi a bucare lo strato di nubi e scoprire sopra di noi un cielo azzurro ed un sole splendente, mentre ci si lascia alle spalle sotto di noi un bianco mantello, a volte simile all’ovatta, altre ad una distesa di panna montata, è allora che ti senti re, che ti senti di stare a camminare…sopra le nuvole!
>> Camminando sopra le nuvole

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Cartolina Dic.2020 Come una Fenice
Quella cena dell’ultimo dell’anno fu assolutamente dignitosa, anche se non bisognava esagerare né con le portate né con la quantità perché ci attendeva un’escursione abbastanza lunga, così verso le 22 eravamo già in marcia; attraversammo macchie e boschi che di notte al buio ci apparivano ancor più territori estranei, surreali, ma si procedeva spediti un po’ perché guidati da piedi esperti e un po’ per non pensare troppo al freddo abbastanza pungente; il tempo sembrava non passare mai, poi quasi improvvisamente ci ritrovammo alle pendici del cratere sommitale, e facilmente giungemmo in cima persino con buon anticipo rispetto alla fatidica mezzanotte.
Ci disponemmo lungo un muretto che consentiva a tutti un posto un prima fila, con affaccio sul vasto golfo dove si scorgevano alcune navi alla rada e la città brulicante di luci, ed inizò l’attesa; poche altre persone estranee al nostro gruppo avevano avuto la stessa idea, cosa che mi sorpese alquanto perché a mio avviso invece non c’era posto migliore per vivere quel momento: uno sguardo privilegiato sul Capodanno senza essere coinvolti dal frastuono e dal caos che immancabilmente coinvolge la città, in particolar modo quella città che giaceva ai nostri piedi.
Come era facile da immaginare già prima dello scoccare della mezzanotte s’iniziò a sentire qualche crepitio, qualche modesto scoppiettio, ma fu alla fatidica ora che ebbe luogo la rappresentazione annunciata: la città sembrò esplodere in una miriade di fuochi e boati che nonostante la distanza lasciavano poco spazio all’immaginazione, e mentre i minuti passavano e i fuochi di artificio continuavano a illuminare la notte pian piano si alzò come una leggera nebbiolina che si spanse sopra la città.
Lentamente, molto lentamente, come se la battaglia si stesse allontanando, i suoni ed i lampi si acqiuetarono, qualche sacca di resistenza perdurava ancora ma era evidente che avrebbe capitolato prima o poi, ed infine solo la tenue nebbiolina rimase ad accogliere il nuovo anno sulla città di Napoli, pronta a riemergere dalle sue ceneri come una fenice.
Buona visione con la cartolina di Dicembre su Maupanphoto.com

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Aggiornamento Ott.2020
È on-line l’ultimo aggiornamento dell’archivio fotografico con le foto scattate fino al 24/10/2020; causa Covid-19 e conseguente divieto per molto tempo degli spostamenti, gli eventi e quindi le foto di quest’anno sono risultati molto inferiori rispetto agli anni precedenti, anche se d’altro canto questo mi ha dato modo di potere effettuare più velocemente l’upgrade dell’archivio.
Insomma quest’anno c’è meno scelta e con mio grande dispiacere nessun paesaggio marino, personalmente però in questo mio girovagare a “caccia di paesaggi” le sorprese non sono mancate: ho scoperto di quanto sia affascinante fotografare le vestigia dell’antichità, perché ogni scatto stimola l’immaginazione in un gioco di incastri tra quel che è e quel che doveva essere (eventi vari su siti archeologici); mi son sentito catapultato su un tratto di costa sarda in uno sperduto laghetto alpino a 3000m. di quota, scoprendo come la combinazione degli elementi possa a volte prendere il sopravvento sulla collocazione geografica (East Side of Cevedale); sono rimasto sbalordito nel vedere di come anche la storia umana, così fugace ed effimera, a volte possa entrare a far parte del paesaggio, fondersi con esso, seguendo un destino che sfugge di mano ai creatori stessi (Fortezza di Fenestrelle); poche parole infine mi sono bastate per riscoprire che ci sono ancora rifugisti che fanno il loro lavoro per passione e non per denaro, e senza i quali la mia/la nostra esperienza in montagna sarebbe un po’ meno “saporita” (Giro dell’Orsiera).
Per ultimo una raccomandazione: vi prego di avvisarmi se riscontrate qualche errore nella fruibilità dell’archivio o nella descrizione delle foto per darmi modo d’intervenire e migliorarlo, per il resto spero che navigando sul sito possiate trovare nuovi stimoli e idee per disegnare le vostre strade, e vi auguro come sempre buona visione su Maupanphoto.com

Di seguito riporto l'elenco degli eventi raggruppati per area geografica e gruppo montuoso; dal sito si può risalire ad un evento (i più recenti sono sempre quelli elencati per primi nella galleria selezionata) dalla pagina di Archivio filtrando prima tramite le aree geografiche poi con i gruppi montuosi, oppure tramite una ricerca testuale nella casella Cerca (in questo caso se si conosce scrivere il titolo completo dell’evento che, salvo rare eccezioni, verrà riportato come unico risultato della lista di risposta).

ALPI SUD-OCCIDENTALI https://maupanphoto.com/index.php/archivio/alpi-sud-occidentali
Alpi del Monginevro > Monte Orsiera per il Lago del Ciardonnet // Giro dell'Orsiera dal Rifugio Selleries // Punta Cristalliera per il Lago la Manica // Fortezza di Fenestrelle per la Passeggiata Reale

ALPI SUD-ORIENTALI https://maupanphoto.com/index.php/archivio/alpi-sud-orientali
Prealpi Gardesane > Monte Altissimo per Malga Campo
Alpi dell'Ortles > East Side of Cevedale dalla Val Martello

APPENNINO CENTRALE CATENA OCCIDENTALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-occidentale
Monti della Tolfa > Monte Palarese per Fondo Grande
Agro romano > Parco degli Acquedotti (Roma) // Terme di Caracalla (Roma)
Monti Tiburtini > Villa Adriana (Tivoli) // Villa Gregoriana (Tivoli)
Monti Lepini > Monte Lupone (4) per le Fosse
Monti Ausoni > Monte Romano (2) per Monte Peschio
Monti Simbruini > Monte San Bartolomeo e Castell'Amato per la Cresta Nord-Ovest
Monti Lucretili > Monte Pellecchia per la Cresta Nord-Ovest
Monti Ernici > Monte Peccia, Rotondo e Ortara per la Cresta Sud // Colle Viglio per il Fosso Canai

APPENNINO CENTRALE CATENA CENTRALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-centrale
Monti Reatini > Monte Rotondo per la Valle Ravara
Monti del Cicolano > Monte Nuria e Nurietta per la Cresta Ovest
Monti del Velino > Monte Magnola (3) per Monte Pidocchio
Monti del Sirente > Monte Lungo e delle Revecena per la Valle del Mago // Sperone di Mezzo per il Canale della Slavina
Monti del Cornacchia > Serra del Re per la Valle Lattara
Monti Marsicani > Serra della Terratta Cima Nord per la Serra del Carapale

APPENNINO CENTRALE CATENA ORIENTALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-orientale
Monti del Gran Sasso Sud > Cima Alto Venacquaro per la Cresta delle Malecoste // Cima Bifida di Monte Faeto per il Piano di Pietranzoni
Monti della Laga > la Via della Ranna per il Fosso di Selva Grande

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Cartolina Nov.2020 I Pilastri del Cielo
Mi ricordo di aver imparato a disegnare da bambino facendo fondamentalmente case ed alberi, e mi sorprendo oggi guardando con gli occhi di un adulto di scoprire che sono in fondo la stessa cosa; oggi guardando un albero non posso fare a meno di pensare che è lui la mia vera casa, senza di lui mi mancherebbe la terra sotto i piedi, mi mancherebbe l’aria che respiro, l’acqua che mi disseta, l’ombra che mi ristora, il tetto che mi ripara, e come se non bastasse tutta la sua vita è un inno di saggezza, un promemoria silenzioso dell’essenza della vita.
Vorrei abbracciare tutti gli alberi che incontro, e non certo per aspettarmi una risposta, per stabilire un contatto, ma perché mi sento in debito con loro, con tutti indistintamente, mi sentirei perso senza di loro come una cicala che all’arrivo dell’inverno non sa dove andare a riparasi; non fa niente se mi prenderanno per pazzo, ma ho imparato che sono loro i pilastri del nostro cielo, senza il quale saremmo alla mercé del buio e freddo spazio.
Buona visione con la cartolina di Novembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ott.2020 Il Peso della Farfalla
Molto, molto difficilmente penso una foto prima di scattarla, non la costruisco nella mente per poi cercarla al di fuori, non riesco a fare foto a tema, sono un fotografo di paesaggio e utilizzo quello che mi trovo davanti agli occhi, il più delle volte seguo un sentiero e cerco di cogliere qua è là i tasselli di una storia, di un’emozione, ma un piccolo compito me lo son dato, ed è quello di raccontare i “piccoli mondi”, quei piccoli paesaggi che si trovano ai nostri piedi e che spesso trascuriamo catturati dai grandi orizzonti.
Siamo abituati a pensare, e di conseguenza a guardare, in grande, eppure la Natura mi ha insegnato che si regge proprio su questi piccoli mondi, a cui noi invece siamo abituati a dare poco importanza vista la loro “statura”; dietro ogni grande paesaggio che ci coinvolge e ci emoziona, ci sono tantissimi piccoli mondi che hanno contribuito, come le tessere di un mosaico, a costruire quel panorama, quella visione che abbiamo di fronte agli occhi.
La Natura mi ha insegnato che per comprendere il cielo bisogna partire dalle formiche ai nostri piedi, che il peso di una farfalla è importante quanto quello di un elefante, e non credo sia un caso se l’animale più grande esistente sul nostro pianeta, le balene, si cibi di uno degli organismi più piccoli che ci siano, che a stento riusciamo a vedere a occhio nudo: il plancton.
Così la foto della cartolina di Ottobre, nelle mie intenzioni, non è né la foto di un fiore, né la foto di una farfalla, ma di un piccolo mondo.
Buona visione su Maupanphoto.com

World Press Photo 2020
minia mostra
mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni
16 giugno / 02 agosto 2020

Si terrà dal 16 giugno al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra del World Press Photo 2020; la rassegna, inizialmente programmata per il 25 aprile e rinviata a causa dell’emergenza sanitaria, presenta in anteprima nazionale le 139 foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti; l’esposizione è ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.
In mostra, per la prima volta, anche una selezione delle foto iconiche che hanno vinto il premio come Foto dell'Anno dal 1955 ad oggi.
Oltre alle foto, in mostra per il secondo anno una sezione dedicata al Digital Storytelling con una serie di video che raccontano gli eventi cruciali del nostro tempo. (estratto da: http://www.worldpressphotoroma.it/)


Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Prenotazione online obbligatoria
Orari: mar.mer.gio.dom. 10,00/20,00 - ven.sab. 10,00/22,30 - lun.chiuso