
Cartolina Apr.2020 La favola dietro l'angolo
Una delle più forti motivazioni che mi ha spinto e mi spinge tutt’oggi a mettermi in cammino nella natura, è stata quella dell’esplorazione, sono stato così affascinato da bambino dal mondo delle favole, che crescendo ho cercato di ritrovarlo nella vita reale, e pian piano ho scoperto che era proprio nell’esplorazione del paesaggio naturale che si manifestava più che mai quella dimensione favolistica che tanto mi riempiva l’animo di gioia, di libertà, di ricchezza, di appagamento di quella sete interiore che sentivo di avere.
Un’esplorazione che è partita da bambino, inizialmente nel mio giardino, poi nei campi incolti che numerosi circondavano la mia casa, poi spostandomi sempre più in là (sulle amate montagne) dove la mia autonomia me lo consentiva; e se da ragazzo era persino un poco indispettito nel constatare che quasi tutti gli angoli della Terra fossero già stati esplorati (quasi che a me non fosse rimasto niente), poi compresi che semmai questo era un vantaggio che mi avrebbe consentito di andare in più posti rispetto a chi mi aveva preceduto, di avere cioè più informazioni sulle bellezze paesaggistiche della nostra Italia e del nostro pianeta.
La bellezza non perde certo valore se viene condivisa, lo perde sicuramente se non viene difesa, preservata, e nell’ipotesi peggiore egoisticamente sfruttata e rovinata; per questo non disdegno cime minori o comunque località non famose da una parte, ne all’opposto luoghi inflazionati dall’altra, perché ovunque si può celare quella “magia” che appaga il mio animo di esploratore, ho sperimentato cioè che non serve andare negli angoli più sperduti del pianeta per trovare ancora un poco di avventura o provare un’ondata di emozioni, vedere insomma qualcosa di “nuovo”, un po’ come diceva Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Ecco allora che l’occhio attento può scovare la “favola” anche dietro l’angolo, dove meno te l’aspetti, e siamo così arrivati alla cartolina di Aprile su Maupanphoto.com
Mi capitò una volta che uscendo dal traforo del Gran Sasso in direzione di Teramo, mentre mi trovavo sul viadotto autostradale scorsi con la coda dell’occhio una cascata, fu un attimo fugace, come un sogno, e non feci a tempo a prendere punti di riferimento, per questo tornando dopo molto tempo in quello stesso tratto di strada provai a ritrovarla, ma con mio grande dispiacere non c’era più; provai a cercare informazioni ma nulla, poi a distanza di tempo la vidi di nuovo, fu allora che compresi che era una cascata stagionale o quanto meno era un troppo pieno di una sorgente captata a monte (ovvero un esubero di acqua nelle stagioni più favorevoli).
Presa una carta topografica non mi fu difficile trovare la via per raggiungere il luogo della cascata, sul posto c’era già un modesto sentiero sicuramente usato dalla gente del posto, e la gita in se risultò alla fine breve e facile, ma rimasi letteralmente sbalordito dalla bellezza del posto, nonostante si trovasse a poca distanza da un grosso viadotto autostradale, più ci si avvicinava alla cascata più si entrava in un’altra dimensione, e lo stupore fu ancora più grande quando giunto ai piedi della cascata scoprii che si poteva arrivare con un ballatoio di roccia dietro la cascata stessa!!!
Per questo non fermatevi alla cartolina ma andate a vedere le altre foto dell’evento e scoprirete di cosa parlo, buona visione.