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cartolina

 

Mar.2017 Alla cartolina di questo mese di Maupanphoto.com sono molto legato perché è sicuramente lo scatto fotografico più “sofferto” di tutto l’archivio, effettuato in condizioni meteo molto proibitive e se mi concederete una manciata di secondi ve ne racconto la storia.
Mi trovavo sulle Alpi del Moncenisio a fare dei giri di scialpinismo, la giornata era buona e decisi per un lungo anello che avrebbe ruotato attorno al castello roccioso del Cavallo Bianco (le Chaval Blanc) sul confine francese, e la sella del Colle di Peyron (dove ho scattato la foto) era proprio il punto da cui avrei dovuto iniziare la discesa per la via del ritorno, ora altre volte mi era capitato di trovarmi in situazioni di forte vento e freddo, considerato anche che mi trovavo a 2850m. di quota sulle Alpi nei primi giorni di marzo non c’era nulla di strano, la cosa che mi lasciò esterefatto però fu il cambiamento delle condizioni nello spazio di un centinaio di metri!
La giornata era bella con il sole e senza un filo di vento ma arrivando alla sella fui investito in un battibaleno da raffiche di vento fortissime che mi sballottavano e rendevano molto precario il mio equilibrio sugli sci, e mentre il vento alzava dei finissimi granelli di ghiaccio che ti sferzavano in continuazione la temperatura precipitò immagino intorno ai 20/25 gradi sotto zero; il tutto creava però un effetto fantastico: nella stretta valle sottostante sul versante italiano da cui spirava il vento si era creata un’inversione termica, per cui la nebbia che lì si formava (lasciando celata la valle stessa) veniva sparata in alto ed appenna svalicava il colle posto alla testata della valle creava delle bellissime scie di vapore che poi immediatamente si dissolvevano a pochi metri dalla sella sul lato francese, e tutto ciò era pazzesco perché sopra di me splendeva il Sole, ma in quel momento il colle era divenuto la porta per un inferno di ghiaccio.
Fu molto difficile fare la fotografia perché il freddo era così intenso che potevo rimanere solo un minuto circa senza le moffole e solo con i sottoguanti, poi dovevo arretrare qualche metro per tornare in un punto un poco più riparato a riscaldarmi le mani, l’esposizione cambiava in continuazione per via della nebbia che modifica in continuo le condizioni di luce ed anche tenere ferma la macchina fotografica (allora avevo ancora un’analogica) non era per nulla facile, così dovetti tornare sul punto scelto per lo scatto credo almeno tre volte per riuscire a fare una paio di scatti nella speranza di portare a casa quella situazione così incredibile, ma al di là del risultato lo rifarei ancora 100 volte per provare quelle emozioni.