
Cartolina Mar.2020 Connessi o Non Connessi
Credo che bisogna perdersi per potersi ritrovare!
Lo so suona contro il buon senso, suona contro tutte le raccomandazioni che non facciamo altro che ascoltare su come comportarsi nelle varie situazioni della vita per non incorrere in pericoli e difficoltà, e sono raccomandazioni che in fin dei conti sono fatte a fin di bene, perché dovrebbero servire a non farci soffrire, ma con questa mania/bisogno di voler prevedere tutto, definire tutto, di voler mettere tutto ben ordinato e scritto (un po’ come i bugiardini dei farmaci), ci siamo dimenticati che ci sono certi aspetti della nostra crescita, penso alla sfera emotiva, a quella sociale, anche se poi i riflessi influenzano un po’ tutta la nostra maturazione, che invece abbisognano di sperimentare la caduta, la sconfitta, la paura o lo smarrimento, un po’ come sbucciarsi le ginocchia quando da bambini s’imparava ad andare in bicicletta e si toglievano le rotelle.
Che senso avrebbe una partita di calcio, o di qualsiasi altro sport se gli togliessimo il punteggio? C’è sempre una squadra che esce sconfitta, eppure tutti siamo concordi che nonostante questo o proprio per questo è un momento di crescita, più difficile trovare una simile condivisione quando si trasla questo concetto in altri ambiti, ed in particolar modo quando si parla di montagna.
Le raccomandazioni si sa sono sempre quelle: non andare da soli, non uscire dai sentieri, portare il telefonino (a cui oggi si sono aggiunti gps sempre più precisi che è come avere un radar tascabile), informarsi sulle previsioni meteo e così via, tutte raccomandazioni ottime ma…
Io quando ho iniziato ad andare in montagna non avevo telefonino, tantomeno gps (che non uso neppure oggi), a casa leggevo le prime guide di passeggiate che circolavano sull’Appennino con relazioni che spesso si rivelano sul posto imprecise, se non sbagliate, le previsioni meteo quelle c’erano ma sicuramente non puntuali e corrette come oggi, e con il tempo, crescendo questa mia passione, quando non trovavo compagni iniziai ad andare da solo.
Mi sono trovato in situazioni in cui ho provato paura (ancora oggi ne provo), in cui mi sentivo smarrito, in cui imprecavo contro chi aveva scritto quella relazione imprecisa, a volte mi son perso (e incavolato con me stesso!), a volte la nebbia era così fitta che mi domandavo che ci stavo a stare io lì, ed è capitato che mi sia fatto male, si è capitato; ma mai, mai oggi rinuncerei ad uno solo di quei momenti che mi hanno dato tantissimo, e che più passano gli anni più apprezzo.
Attenzione non sto dicendo di affrontare la montagna con incoscienza, è importantissimo prepararsi sia fisicamente che concettualmente, ma poi arriva il momento di “togliere le rotelle”, di disconnettersi col basso (gps, social e via dicendo): provate ad andare in montagna da soli e scoprirete il vostro respiro, sentirete i vostri passi, imparerete a “sentire” il silenzio dei boschi; provate ad uscire dal sentiero e ne scoprirete altri mille, vi accorgerete che se non tutti i sentieri portano alla meta, tutti portano ad una meta; provate a spegnere il telefonino, il gps, ed imparerete a “fiutare” il paesaggio, a comprenderlo, ad ascoltarlo, un poco per volta si ma sarà entusiasmante ve lo assicuro; non cercate il brutto tempo volutamente ma sappiate che può capitare ed in quel momento dovrete farne memoria, una fitta nebbia, un temporale o una nevicata sperduti nella montagna ha più magia di una bella giornata di sole, ma non riusciamo ad apprezzarlo perché siamo presi dalla paura.
In questa società che va sempre più di fretta molti sono presi dalla smania di condividere “in diretta” le loro imprese, ma così corrono il rischio di non finire di ascoltare quello che la montagna gli sta dicendo, persino per ascoltare le nostre emozioni bisogna far silenzio, bisogna fermarsi e lasciarle sedimentare, altrimenti non si coglierà che la punta dell’iceberg.
Una volta sperimentate queste emozioni allora vi accorgerete che avrà un’altra sensazione anche vivere la montagna con gli altri, in compagnia, non avrete paura di restare in silenzio e userete il tempo non solo per ascoltare i vostri amici ma anche la montagna, ma anche voi stessi.
Buona visione con la cartolina di Marzo su Maupanphoto.com