
Cartolina Gen.2026 La Sola Cosa che ho da darti
C’è un proverbio degli Indiani d’America che mi piace molto ricordare, e non tanto per dar piacere alla mente quanto per usarlo come metro di misura, metro di misura per le mie azioni, per i miei propositi, perché nel nostro piccolo, anche se non siamo persone con grandi responsabilità pubbliche (uomini di governo, parlamentari, o così discorrendo), ognuno di noi ogni giorno ha delle decisioni da prendere, ha un comportamento pubblico, vorrei dire civile, da tenere.
“La Terra non è un'eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli.”
In fondo poche parole ma così pregne di conseguenze per la vita di ogni giorno, la vita di ognuno di noi, nessuno escluso.
Basti pensare ad uno degli aspetti più nefasti della nostra società: la guerra, so bene che ci è sempre stata, fin dagli albori della storia del genere umano, ma non voglio piegarmi per questo all’assioma “c’è sempre stata quindi sempre ci sarà”; perché sebbene le guerre si combattono sempre con il presupposto di un futuro migliore, o di un progetto divino scritto da qualche parte… dagli uomini (!), in realtà nascondono sempre la stessa motivazione, e non mi riferisco certo a quelle nate per difendersi da un’invasione, ma alla guerra in senso lato come modalità di risolvere i contrasti con i nostri vicini, o peggio ancora con i nostri stessi connazionali; e la motivazione, con molteplici sfaccettature, è sempre la paura.
La paura del domani, di ciò che non conosciamo, a cui rispondiamo con una delle nostre più ancestrali fragilità: il desiderio di possesso, di controllo dell’altro (sconosciuto = pericolo), e cosa c’è di più importante della terra dove poggiamo i piedi per appagare quel desiderio di sicurezza che agogniamo?
Mi viene da sorridere a chi motiva una guerra con argomentazioni storiche, quando la storia è proprio quella fatta da noi e quindi non può per sua natura essere considerata “giusta”, o chi con argomentazioni religiose, perché se esiste un dio non può che essere il dio di tutti, e come bravo genitore (e sicuramente lo è perché ci ha generati) non può fare preferenze tra i suoi figli, o infine chi adduce argomentazioni culturali, ma la cultura è come il commercio, cresce e si arricchisce dallo scambio, una cultura che si chiude in se stessa è destinata a morire.
L’errore più grande che si può fare, che l’umanità continua a fare, è considerare che la terra ci appartenga (come eredità dei nostri padri), ed il fatto più singolare è che per acquisire questa eredità si mandi a morire proprio i giovani a cui sarebbe destinata (il prestito che dovremmo loro restituire semmai con gli interessi); già solo questa riflessione ci dovrebbe far capire che i conti non tornano, al limite apprezzerei di più questi “grandi” leader politici e capi di governo che decidono le guerre, se andassero poi a combattere in prima linea, se non altro apprezzerei il loro coraggio, il loro rischiare in prima persona.
Più inveccho e più mi sto rendendo conto che non posso sconfiggere le mie fragilità, le mie paure, perché si ripresenteranno ancora sotto mentite spoglie, in altri contesti, ma posso imparare a conviverci, grazie all’esperienza posso imparare a riconoscerle, ad accettarle, posso perfino imparare a trarne insegnamento; ed in questo senso non posso che ringraziare la montagna che mi ha insegnato che non bisogna avere paura di guardare l’orizzonte, di guardare ad un domani che non conosciamo e che per questo ci spaventa, la montagna più di ogni altro paesaggio mi ha donato la consapevolezza che proprio quell’orizzonte misterioso è lo spazio giusto dove dispiegare le mie ali, quelle ali che non sapevo di avere, è l’unica possibilità che ho di “volare”, di divenire quell’uomo che non sono mai stato.
Per questo null’altro ho da donarti se non questa consapevolezza, null’altro ho da donarti perché nulla mi appartiene.
Buona visione con la cartolina di Gennaio su Maupanphoto.com