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- Scritto da Mauro

Cartolina Mag.2025 la Porta
L’Arco di Trevi te lo ritrovi davanti così all’improvviso, su una banalissima stradicciola di montagna, senza che sia preannunciato da cartelli altisonanti come è d’uso per le vestigia importanti, eppure ha 2200 anni di storia, della nostra storia, non sono pochi!
A guardarlo mi viene in mente che abbiamo bisogno di porte, buffo… a dire il vero sarebbe meglio che non ci fossero le porte, tutto sarebbe più scorrevole, tutto fluirebbe senza inutili fermate, contrattempi; eppure è proprio su quell’uscio che ci siamo incontrati, ci siamo salutati, ci siamo conosciuti, abbiamo commerciato e, ahimè, abbiamo anche combattuto; su quell’uscio si potrebbe dire è cresciuta pian piano la nostra umanità, la nostra socialità, il nostro bisogno dell’altro, perché che lo si voglia o no, anche quando l’altro non ci piace, è l’unica possibilità che abbiamo di “arricchirci”, di guardarci allo specchio e capire qualcosa in più di noi.
Sulle soglie di queste porte è stata fatta la storia, hanno segnato il passaggio di confini, di culture, in un incessante scambio tra le parti; ma lo scambio, di cui la storia stessa si nutre, attraverso cui l’umanità stessa è cresciuta, è sempre e solo avvenuto nel momento del passaggio: è nel varcare la soglia di una porta che troviamo qualcosa di nuovo e nello stesso tempo portiamo con noi, come delle specie aliene, il nostro bagaglio, la nostra mercanzia.
A guardarlo mi viene in mente che abbiamo bisogno di porte… aperte, una porta chiusa altrimenti vale quanto un muro che frena, interrompe, ostacola, nega qualsiasi dialogo; perché sopra ogni altra cosa, a prescindere di quale sia stato il percorso che ci ha condotto fin lì, di quale sia il percorso che ci si prospetta, che si sia arrivati come emigranti, turisti o commercianti, una porta aperta è una possibilità: la possibilità di continuare il nostro viaggio.
Buona visione con la cartolina di Maggio su Maupanphoto.com