Passate di qua per conoscere le novità sul sito o iniziative collegate alla fotografia che prendo occasione di consigliare (limitatamente alla città di Roma), quali: mostre, escursioni fotografiche o proiezioni; trovate in questa sezione anche i commenti e le riflessioni che scrivo prendendo spunto dalla cartolina che pubblico ogni mese sulla home-page del sito e che, a mio avviso, contribuiscono molto meglio di un asettico profilo a raccontare la mia fotografia e chi sono.

Apr.2026 / Viviamo su un piccolo fazzoletto di terra ma abbiamo bisogno di grandi orizzonti
(Serata al CAI di Roma per la presentazione del nuovo sito ed aggiornamento dell'Archivio al 2025)
Mi spiace che l’aggiornamento di quest’anno dell’Archivio si sia fatto attendere, ma avevo deciso a fine 2025 di fare una revisione completa del sito per renderlo più attuale ai nuovi standard informatici e del web, così sebbene l’aggiornamento fosse già pronto ho preferito farlo uscire contestualmente alla nuova versione del sito, per non trovarmi a ricaricare le foto e le relazioni due volte a distanza di pochi mesi.
Sebbene l’aspetto grafico del sito sia cambiato di poco, il sito in realtà è stato rifatto da zero con programmi aggiornati o del tutto nuovi, è stato introdotto un modulo di ricerca che interroga tutti i contenuti sostanziali del sito, migliorata l’adattabilità ai dispositivi mobili, fatti alcuni ritocchi di grafica, modificati alcuni testi; a queste modifiche strutturali si è poi aggiunto l’aggiornamento dell’Archivio con le immagini scattate nel 2025, per un totale di 49 nuovi eventi/album, che fanno superare all’Archivio nel suo complesso la soglia delle 35.000 foto.
Sebbene la parte del leone la faccia come sempre l’Appennino, gli eventi spaziano dal Nord al Sud Italia, alcuni eventi sono ambientati in Sardegna, ed infine c’è un lungo trekking sui Pirenei centrali a cavallo tra Francia e Spagna; album a cui si affiancano, per la maggioranza dei casi, le relative relazioni nella pagina di Sentieri.
Sarebbe finita qui se non fosse che, grazie all’interessamento di un amico, mi è stato proposto di presentare la nuova versione del sito nella sede istituzionale del CAI di Roma, cosa a cui ho aderito con piacere; perciò per chi fosse interessato l’appuntamento è per Giovedì prossimo 16 Aprile alle ore 19:00, a Via di Monte Testaccio 64 (proprio sotto il Monte dei Cocci), l’ingresso è gratuito e l’invito è rivolto a tutti.
Sotto riporto l’elenco complessivo dei 49 eventi del 2025, che ricordo si possono trovare facilmente sul sito perché gli eventi più recenti vengono sempre riportati, nel gruppo/area di appartenenza, in alto nell’elenco.
Buona visione allora con il nuovo aggiornamento su Maupanphoto.com
ALPI SUD-ORIENTALI
Cima Presanella / per la Bocchetta di Monte Nero > Alpi dell’Adamello e Presanella
Corno di Lago Scuro e C.Presena / per il Sentiero dei Fiori > > Alpi dell’Adamello e Presanella
Monte Tonale Orientale e Torrione d'Albiolo / per il Sentiero degli Austriaci > Alpi dell’Ortles
APPENNINO SETTENTRIONALE
Monte Amiata / per il Crino dei Pizzicatopi > Antiappennino Toscano
Monte Spallone e M.Sagro / per Foce della Faggiola > Alpi Apuane
Monte Cavallo / per Foce di Cardeto > Alpi Apuane
Monte Tambura e M.Crispo / per l'Anfiteatro della Carcaraia > Alpi Apuane
APPENNINO CENTRALE (CATENA OCCIDENTALE)
Monte la Tolfaccia / per il Fosso Caldano > Monti della Tolfa
Monte Maio e M.Feuci / per Fummicarola > Monti Aurunci
Monte Porco Morto e M.Macchia Porrara / per Colle Creta > Monti Sabini
Cima Cerrogne e C.Piccolaro / per la Cresta Nord-Ovest > Monti Lepini
Monte Sentinella e M.Gemma / per il Pian della Croce > Monti Lepini
Monte Soratte / per la Via Passeggiando nel verde > Monti Sabini
APPENNINO CENTRALE (CATENA CENTRALE)
Peschio della Slavina / per la Cresta Est > Monti del Sirente
la Serra / per Colle del Tinello > Monti del Cicolano
Lago di Rascino e Monte di Crespiola / per il Piano di Rascino > Monti del Cicolano
Monte Velino / per la Rava della Croce > Monti del Velino
Monte Cardito e M.Terminillo / per la Sella Cardito > Monti Reatini
Cima Cresta della Monna e Colle le Crocelle / per Colle Ferrari > Monti del Greco
le Ferrarecce e Monte Cava / per Colle Peschiaroli > Monti della Duchessa
Grotta dei 5 laghi al Monte Nerone / dall'Ingresso Alto > Monti del Catria, Nerone e Cucco
la Serra e Monte della Rocca / per la Cresta Sud > Monti della Duchessa
il Castello del Costognillo e Monte Sevice / per Capo di Teve > Monti del Velino
Cima di Monte e Colle la Tavola / per i Prati di San Bartolomeo > Monti Reatini
Monte Fazzolettone e M.Corno / per la Rocca > Monti Reatini
Monte Cavallo e M.Cesima / per la Vallecupa > Monti di Acquafondata e di Venafro
APPENNINO CENTRALE (CATENA ORIENTALE)
Monte Rofeno e M.Ruzza / per la Cascata dello Schizzataro > Monti del Gran Sasso Sud
Monte Aragno e M.Castellano / per l'Entrata > Monti del Gran Sasso Sud
la Scaglia e Monte Corvo / per la Cresta Nord-Orientale integrale > Monti del Gran Sasso Nord
Monte Bertona / per la Via Ferrata Bertona > Monti del Gran Sasso Nord
APPENNINO MERIDIONALE
la Mula / per l'Acqua di Frida > Monti dell’Orsomarso
Spiaggia di Grisolia e Cirella Vecchia / dalla S.Statale 18 Tirrenia Inferiore > Monti dell’Orsomarso
Monte Petricelle e M.Cannitello / per l'Alta Valle dell'Esaro > Monti dell’Orsomarso
Monte Ferriero e Coppola di Paola / per i Cozzi dell'Anticristo > Monti del Pollino
ISOLE
la Pelosetta e l'Isola della Pelosa / da Stintino > Costa Occidentale (Sardegna)
Bosa / da Bosa > Costa Occidentale (Sardegna)
S'Archittu / da S.Caterina di Pittinuri > Costa Occidentale (Sardegna)
Spiaggia di Is Arutas / alla Penisola del Sinis > Costa Occidentale (Sardegna)
Capo San Marco / alla Penisola del Sinis > Costa Occidentale (Sardegna)
Spiaggia di Piscinas / alla Costa Verde > Costa Occidentale (Sardegna)
da Cala Domestica a Buggerru / per Paris Serra is Passialis > Costa Occidentale (Sardegna)
Punta la Marmora e Bruncu Spina / per Arcu Gennargentu > Monti del Gennargentu (Sardegna)
Sorgente Su Gologone / da Oliena > Supramonte (Sardegna)
Dolina di Tiscali / per la Valle di Lanaitho + Grotta di Sa Oche > Supramonte (Sardegna)
Fiume Cedrino in canoa / dalla Sorgente Su Gologone > Supramonte (Sardegna)
Gole di Gorropu / per la Valle di Riu Flumineddu > Supramonte (Sardegna)
Costa di Cala Girgolu / da Monte Petrosu > Costa Orientale (Sardegna)
Nuraghe di Noddule e Fonte Su Tempiesu / da Orune > Barbagia Nuorese (Sardegna)
ESTERO
Pirenei Centrali Trek / da Gavarnie a Etsaut > Pirenei

Cartolina Apr.2026 Tre cose
Credo ci siano due cose che non si possono fermare: la luce e l’acqua.
Non puoi arginare la luce così come non puoi arginare l’acqua, sono mosse da una potenza, una forza intrinseca, sostanziale, che le spinge a trovare una strada per proseguire il loro cammino che appare indefinito eppure inarrestabile; la luce e l’acqua si espandono apparentemente scevre alla forza di gravità, cionondimeno si adattano all’elemento che incontrano, lo avvolgono, in un abbraccio che in taluni casi può risultare persino doloroso, distruttivo.
Ma nel bene e nel male, la luce e l’acqua, aprono un varco, uno squarcio (la foto-cartolina di questo mese), e attraverso quella crepa diffondono la loro energia, la loro speranza, la loro linfa vitale.
Personalmente è cambiato il mio rapporto con l’acqua da quando, agli inizi della mia passione per la montagna organizzai una delle mie primissine escursioni in solitaria, per degli errori (che oggi definirei madornali) di pianificazione, mi ritrovai già a metà della salita senz’acqua, ovviamente non avendo capito cosa mi aspettava prosegui la gita, che risultò lunga, faticosa, in una torrida giornata estiva, alla ricerca da un certo punto in poi di qualsiasi simbolo sulla mappa che potesse significare una fonte d’acqua… senza trovarne; pur sognando bibite gelate e fresche fette di cocomero, lungo tutto la discesa mi concentrai a non fare stupidaggini perché leggeri giramenti di testa mi avvertivano che qualcosa non andava, mi aiutai masticando steli d’erba (funziona davvero), poi sapevo che a valle avrei trovato ristoro e questo già bastava a donarmi sollievo.
Da allora nonostante sia cosciente che questa esperienza per me non sia stata poi così radicale (ben diverso è rimanere senz’acqua senza sapere se, quando e dove ne potrai trovare!), il mio rapporto con l’acqua mutò profondamente ed in ogni mia azione quotidiana mi sforzo di usare solo l’acqua veramente necessaria, che sia per la propria igiene, lavare i piatti, o altro; indipendentemente dalla disponibilità che ne ho, per me oggi l’acqua ha un valore assoluto che prescinde dall’uso che ne faccio.
Riguardo alla luce invece, a chiunque sia capitato di fare un’escursione in grotta non turistica e sia stato invitato ad un certo punto a spegnere la torcia elettrica, può avere una pallida idea di cosa significhi “luce”: quando si è avvolti dal buio più completo, un nero assoluto e silenzioso, a decine di metri sotto terra, ci si ritrrova improvvisamente e totalmente persi, inermi, abbandonati in una dimensione irreale, suggestiva da un lato terrorizzante dall’altro, un’emozione forte nonostante si sia in compagnia e ben si sappia che è sufficiente un clik per riavere la confortante luce della propria torcia; e credo che anche lo speleologo più appasionato, desideroso di passare più tempo possibile in grotta, possa godere appieno delle emozioni che l’ambiente ipogeo sa regalargli solo nella speranza, consapevolezza, di poter tornare in superficie alla luce.
Pensavo così, in buona fede, di avere appreso abbastanza sull’importanza della luce e dell’acqua, poi mi è capitato non molto tempo fa di vedere il docu-film sulla valanga di Rigopiano, rimasi molto colpito dalle testimonianze dei soccorritori e dei sopravissuti, ed in particolare da quella dell’ultimo estratto vivo: quest’uomo rimase sepolto sotto le macerie per lunghe interminabili ore (due giorni e mezzo), nell’oscurità, senza potersi muovere, e raccontava che dopo le prime ore iniziò ad avere sete, e questa necessità divenne sempre più forte, così forte, che non pensava ad altro, facendo passare in secondo piano persino il dolore per le ferite e la situazione disperata in cui si trovava.
Ho provato ad immedesimarmi in una situazione del genere, ma non ci sono riuscito, non è possibile, umanamente puoi solo intuire che sono esprienze stravolgenti, sradicanti qualsiasi conoscenza fin qui acquisita; non ho potuto fare a meno anche di confrontare le mie esperienze del buio e dell’acqua con questa storia, e mi sono sentito piccolo, piccolo, col pensiero però ho ringraziato quest’uomo per la sua testimonianza di caparbietà, di coraggio, un messaggio di speranza per tutti noi nelle avversità della vita.
Ed ora avrei finito, se non fosse che appena scritto le prime righe di questo post, mi è venuto in mente che c’è un altro elemento che ha le stesse caratteristiche della luce e dell’acqua: è inarrestabile, è dotato di una forza propria che non si comprende da dove prenda origine, si espande in tutte le direzioni a dispetto delle leggi della scienza, anche lui sfrutta le crepe che noi lasciamo nei nostri muri, che per quanti spessi ed alti sono sempre imperfetti, e si manifesta spesso provocando delle fratture, degli squarci dolorosi, ma proprio da quella sofferenza noi ci dissetiamo della sua linfa vitale, traiamo quell’energia che ci consente di andare avanti, di sperare ancora nonostante le nostre fragilità.
Si chiama: amore.
Buona visione con la cartolina di Aprile su Maupanphoto.com.
| Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways / Fotografie di Francesco Conversano | ![]() |
| mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere |
|
| 18 marzo / 04 ottobre 2026 |
Una selezione di novanta scatti in bianco e nero e a colori realizzati negli Stati Uniti dal regista di cinema del reale Francesco Conversano fra il 1999 e il 2017, durante le riprese che portarono alla realizzazione di vari film documentari girati insieme a Nene Grignaffini e prodotti con RAI CINEMA e per Rai Radiotelevisione Italiana/ Rai 3.
“Il viaggio lungo le Blue Highways è stata una occasione per entrare e muoversi in questi universi, tra il reale e l’immaginario, il mostrato e il nascosto, diventando esperienza di cinema del reale che incontra e si intreccia con le mitologie sedimentate dentro di noi” afferma Francesco Conversano, regista e autore delle fotografie esposte in mostra.
Il senso del viaggio nella provincia americana è quello di raccontare l’American way of life: storie di uomini, donne e luoghi, lontano dalle grandi città, così come avevano fatto nel passato scrittori come William Least Heat-Moon (con l’omonimo “Strade Blu”) e John Steinbeck nel suo “In viaggio con Charlie - Travels with Charley: In Search of America”, quando nel 1960 con il suo cane Charlie decise di intraprendere un viaggio per riscoprire il suo Paese.
Nel corso delle riprese cinematografiche, il regista Conversano era solito scattare fotografie, frammenti di narrazioni complementari ai film, una sorta di diario di viaggio, di taccuino, un mezzo per mettere insieme racconti, volti, luoghi, paesaggi, appunti e suggestioni sulla vita nella provincia, lontano dalle grandi città.
Gli itinerari del viaggio erano spesso casuali, vocati alla lentezza e all’imprevisto seguendo senza meta le Blue Highways, le strade colorate in blu sulle mappe Rand McNally.
Tre sono le sezioni espositive lungo cui si snoda il percorso di mostra: Paesaggi, Volti, Segni.
(estratto da: https://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/lungo-le-strade-blu e Sala stampa)
Museo di Roma in Trastevere - Roma
Piazza S.Egidio, 1/B
Orari: mar./dom. 10,00/20,00

Cartolina Mar.2026 Palloncini colorati
La perdita improvvisa di un amico mi ha fatto tornare alla mente ricordi di quando ero bambino, un po’ come tutti ero affascinato dai palloncini colorati venduti dagli ambulanti per strada, che sapientemente li raggruppavano in grossi mazzi per attirare di più l’attenzione; e ricordo le prime volte che i miei genitori me ne comprarono qualcuno, e nonostante le loro raccomandazioni, immancabilmente quel sottile filo sfuggiva alle mie mani ed il palloncino volava in alto nel cielo piroettando quasi a prendersi gioco di me.
Tanta era la frustrazione, anche se allora non sapevo si chiamasse così, che le volte successive appena stretto tra le mani il filo a cui era legato il palloncino mi concentravo tantissimo, e non volevo che nessuno mi parlasse o mi prendesse la mano per evitare l’ennesima fuga; il mio unico obiettivo era solo quello di arrivare a casa, dove avrei potuto finalmente mollare la presa protetto dai soffitti compiacenti delle stanze.
Ma a prescindere da tutto questo mi ricordo benissimo che mi sorgeva spontanea una domanda: ma che fine fanno i palloncini che volano in cielo? Immaginavo che su su in alto ci fosse comunque una specie di soffitto dove pian piano si accumulavano tutti i palloncini sfuggiti di mano ai bambini distratti, e la volta del cielo si colorasse sempre più con migliaia di questi “giocattoli volanti”.
Crescendo mi fu spiegato che il palloncino salendo sempre più in alto prima o poi sarebbe scoppiato, e quindi molto meno elegantemente sarebbe tornato giù a terra; allora la risposta mi andò più che bene, in fondo svaniva il mio cielo colorato ma era consolante sapere che tutto rientrava in una sfera di conoscibile e controllabile, anche se… cavolo, ma perché non mi capitava mai di trovare uno di questi palloncini miseramente riatterrati al suolo?
Poi un giorno finalmente lo trovai (ormai ero adulto ed ai palloncini colorati non ci pensavo più da un pezzo), fu allora che compresi: quello che tornava a terra in effetti non era il palloncino vero e proprio, ma solo il suo corpo, il suo involucro, lo spirito, o più prosaicamente, il gas all’interno, quello veramente era rimasto in cielo!
Compresi solo allora che il vero scopo dei palloncini colorati non è quello di rimanere sulla terra, non è quello di afflosciarsi giorno dopo giorno nell’angolo buio della stanza di un bambino, bensì è proprio quello di volare in cielo, il cielo è la loro meta, questo il reale scopo per cui sono stati creati; non a caso durante le feste quando si rilasciano volutamente centinaia di palloncini colorati tutti insieme, vederli volteggiare sempre più in alto e allontanarsi dalla nostra vista, non ispira nei nostri animi un senso di gioia, di liberta?
Oggi nella tristezza del momento penso che in fondo siamo tutti palloncini colorati, che tutti siamo chiamati, almeno nello spirito, a tornare al cielo, qualcuno trova la via più diretta, ci precede, a suo modo ci indica la strada, ed una volta arrivato… ci aspetta.
E nella cartolina di questo mese, nella foto che ho scelto, spero riusciate a intravedere questa direzione.
Ciao Giamma.

Cartolina Feb.2026 Ti porterò dove nessuno è mai stato
Se oggi ci ripenso non so perché iniziai a fotografare tanti anni fa, mi ricordo che ero affascinato dai paesaggi scoperti sui servizi fotografici di Walter Bonatti e di altri esploratori come lui, dai panorami così potenti e puri di Ansel Adams, dalla bellezza e dalla spettacolarità della vita che traspariva dagli scatti di tanti altri fotografi naturalisti e paesaggisti; in definitiva ero interessato dai soggetti più che dallo strumento usato per ritrarli, spinto dall’amore per la Natura che ho avuto fin da piccolo.
Probabilmente all’inizio la macchina fotografica mi sembrò un passaggio necessario, come un aereo o una macchina lo erano per poter raggiungere quei luoghi, quei contesti naturali, la macchina fotografica lo era per riportare quei luoghi a casa con me, per cercare di mantenerne più vivo il loro ricordo; e tengo ancora a mente che nei primi tempi ero anche molto invidioso di questi personaggi che avevano girato il mondo fotografando i luoghi più selvaggi e impensabili della Terra, un po’ perché mi sembrava che più passava il tempo più ci fosse sempre meno da scoprire, un po’ perché sentivo di non avere quell’intraprendenza che li caretterizzava.
Il mio atteggiamento cambiò quando iniziai a leggere libri sulla fotografia, presi conoscenza di concetti come la profondità di campo, la composizione dell’inquadratura, il punto di vista e, soprattutto, la luce; mi accorsi così che la fotocamera era molto di più di un replicatore di paesaggi o di momenti di vita, aveva le potenzialità non tanto di contenere dei ricordi (modalità per la quale viene usata dalla maggioranza delle persone) quanto di crearli, un po’ come il pennello per il pittore, la fotocamera ti da la possibilità di esprimerti, di raccontare il tuo mondo, cioè quello che vedono i tuoi occhi.
Questa per me fu una scoperta sensazionale, perché mi accorsi che con gli occhi giusti avrei potuto continuare a scoprire nuovi paesaggi ovunque intorno a me, raccontare di luoghi dove altri forse erano già passati ma che nessuno prima di me aveva mai visto, e lo avrei potuto fare non solo in capo al mondo ma anche dietro casa mia!
Così è iniziata questa ricerca, questo cammino, che non si conclude mai al momento dello scatto ma continua anche dopo quando riguardo la foto, in essa ritrovo il mio sguardo è vero, ma per un mistero, inspiegabile e piacevole insieme, mi regala sempre qualcosa in più, e tanto più la mia fantasia scivola sulle linee di fuga in essa disegnate, tanto più mi sento come un bambino contento del suo giocattolo.
Buona visione con la cartolina di Febbraio su Maupanphoto.com

Cartolina Gen.2026 La Sola Cosa che ho da darti
C’è un proverbio degli Indiani d’America che mi piace molto ricordare, e non tanto per dar piacere alla mente quanto per usarlo come metro di misura, metro di misura per le mie azioni, per i miei propositi, perché nel nostro piccolo, anche se non siamo persone con grandi responsabilità pubbliche (uomini di governo, parlamentari, o così discorrendo), ognuno di noi ogni giorno ha delle decisioni da prendere, ha un comportamento pubblico, vorrei dire civile, da tenere.
“La Terra non è un'eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli.”
In fondo poche parole ma così pregne di conseguenze per la vita di ogni giorno, la vita di ognuno di noi, nessuno escluso.
Basti pensare ad uno degli aspetti più nefasti della nostra società: la guerra, so bene che ci è sempre stata, fin dagli albori della storia del genere umano, ma non voglio piegarmi per questo all’assioma “c’è sempre stata quindi sempre ci sarà”; perché sebbene le guerre si combattono sempre con il presupposto di un futuro migliore, o di un progetto divino scritto da qualche parte… dagli uomini (!), in realtà nascondono sempre la stessa motivazione, e non mi riferisco certo a quelle nate per difendersi da un’invasione, ma alla guerra in senso lato come modalità di risolvere i contrasti con i nostri vicini, o peggio ancora con i nostri stessi connazionali; e la motivazione, con molteplici sfaccettature, è sempre la paura.
La paura del domani, di ciò che non conosciamo, a cui rispondiamo con una delle nostre più ancestrali fragilità: il desiderio di possesso, di controllo dell’altro (sconosciuto = pericolo), e cosa c’è di più importante della terra dove poggiamo i piedi per appagare quel desiderio di sicurezza che agogniamo?
Mi viene da sorridere a chi motiva una guerra con argomentazioni storiche, quando la storia è proprio quella fatta da noi e quindi non può per sua natura essere considerata “giusta”, o chi con argomentazioni religiose, perché se esiste un dio non può che essere il dio di tutti, e come bravo genitore (e sicuramente lo è perché ci ha generati) non può fare preferenze tra i suoi figli, o infine chi adduce argomentazioni culturali, ma la cultura è come il commercio, cresce e si arricchisce dallo scambio, una cultura che si chiude in se stessa è destinata a morire.
L’errore più grande che si può fare, che l’umanità continua a fare, è considerare che la terra ci appartenga (come eredità dei nostri padri), ed il fatto più singolare è che per acquisire questa eredità si mandi a morire proprio i giovani a cui sarebbe destinata (il prestito che dovremmo loro restituire semmai con gli interessi); già solo questa riflessione ci dovrebbe far capire che i conti non tornano, al limite apprezzerei di più questi “grandi” leader politici e capi di governo che decidono le guerre, se andassero poi a combattere in prima linea, se non altro apprezzerei il loro coraggio, il loro rischiare in prima persona.
Più inveccho e più mi sto rendendo conto che non posso sconfiggere le mie fragilità, le mie paure, perché si ripresenteranno ancora sotto mentite spoglie, in altri contesti, ma posso imparare a conviverci, grazie all’esperienza posso imparare a riconoscerle, ad accettarle, posso perfino imparare a trarne insegnamento; ed in questo senso non posso che ringraziare la montagna che mi ha insegnato che non bisogna avere paura di guardare l’orizzonte, di guardare ad un domani che non conosciamo e che per questo ci spaventa, la montagna più di ogni altro paesaggio mi ha donato la consapevolezza che proprio quell’orizzonte misterioso è lo spazio giusto dove dispiegare le mie ali, quelle ali che non sapevo di avere, è l’unica possibilità che ho di “volare”, di divenire quell’uomo che non sono mai stato.
Per questo null’altro ho da donarti se non questa consapevolezza, null’altro ho da donarti perché nulla mi appartiene.
Buona visione con la cartolina di Gennaio su Maupanphoto.com

Cartolina Dic.2025 Sorrisi d'Alta Quota
Se potessimo alla fine di ogni giornata, che sia stata di lavoro o di svago, faticosa o rilassata, dolorosa o gioiosa, se potessimo riportare a casa… almeno un sorriso, ecco allora credo che dovremmo essere grati a quella giornata, dovremmo ritenerci fortunati di non aver vissuto una giornata invano.
E se anche fossimo partiti per fare una gita in montagna, alzatisi presto la mattina, fatto tanti chilometri in auto per arrivare a destinazione, e se trovato il tempo brutto non fossimo riusciti a raggiungere la meta, ma tornando a casa, nella rete dei ricordi, tra le maglie, trovassimo una manciata di sorrisi, ecco allora potremmo dire con certezza che quella gita sia andata bene, e archiviarla come una bella gita.
Un sorriso è una cosa tanto preziosa quanto gratuita, riscalda l’animo per poi propagarsi su tutto il corpo (è contagioso!), ha qualcosa di magico: allevia le ferite, è universale e in mondo di diversi ci rende tutti uguali, è coinvolgente perché ci fa sentire meno soli, è leggero come l’aria perché viaggia veloce e si diffonde superando ogni confine; un sorriso è come una mano tesa, non per chiedere ma per donare, ed è così potente che se ci lasciamo influenzare può abbattere i nostri muri più tenaci.
Per questo quando vado in giro per le strade sono sempre a caccia di sorrisi, specie dei più piccoli, dei bambini, è un furto di cui non mi vergogno, e se riesco a coglierne qualcuno immediatamente la mia giornata cambia piega, mi sento sollevato dalla pesantezza dei miei pensieri, come se avessi preso una medicina; e per lo stesso motivo cerco di donarne, lo so i miei non sono belli e disarmanti come quelli dei bambini ma ci provo.
Così visto che in questo ultimo mese dell’anno ci avviciniamo al magico Natale, mi è sembrato che questa foto fosse la più adatta per ringraziare tutte le persone che mi hanno accompagnato con i loro sorrisi nelle mie gite in montagna, ed augurare a tutti per queste feste di ricevere tanti sorrisi e di donarne altrettanti, perché il sorriso ha un’altra caratteristica che lo rende un regalo speciale: è unico, inimitabile, originale, perché potremmo aver davanti un milione di persone e ci ritroveremmo sugli occhi un milione di sorrisi diversi, e questa non è forse una magia?
Buona visione con la cartolina di Dicembre su Maupanphoto.com

Cartolina Nov.2025 L'Ultima Cima
Se fossi un condannato a morte a cui viene concesso di realizzare un ultimo desiderio chiederei… un’ultima cima; di cime ne ho salite così tante che è impossibile ricordarle tutte, così tante e così diverse, quindi cosa cambierebbe salirne ancora una?
Non sarebbe un’esperienza nuova, non potrei aspettarmi chissà cosa, a dispetto invece di tanti posti che avrei voluto visitare, tante situazioni che avrei voluto vivere, tanta conoscenza che avrei voluto acquisire; eppure tutto questo fa parte di un bagaglio che so di non poter portare con me, tutto ciò che ho vissuto, sperimentato su questa terra, so che rimarrà qui con il mio corpo, con la mia storia che si scolorirà pian piano nel tempo come quella delle tante persone che mi hanno preceduto.
Allora cosa avrebbe di speciale quest’ultima cima?
Guardando questa foto mi è venuto in mente quello stato d’animo che provo arrivando in cima alla montagna, a volte dura pochi istanti, a volte qualche minuto, ti senti come sospeso dalla vita reale, ti sembra di essere entrato in un’altra dimensione dove sperimenti una profonda pace interiore, ti senti in pace col mondo intero, una volta tanto “sazio” di quel che sei, completo, nulla ti manca, e non tanto perché hai raggiunto la meta ma perché tu ne sei entrato a far parte, ti senti parte di quel progetto a cui non si riesce a dare un nome nella vita reale.
Non la chiamerei felicità, perché questa è pur sempre legata al soddisfacimento di alcuni nostri bisogni più o meno primari, quanto un refrigerio dell’animo, un po’ come la sensazione di freschezza che invade tutto il nostro corpo quando ci dissetiamo con dell’acqua in una giornata particolarmente calda, non è il sapore dell’acqua a darci piacere ma la sensazione di sollievo che si diffonde in noi.
Ecco lasciando questo mondo vorrei assaporare ancora una volta quello stato d’animo, sperando forse che sia l’unico bagaglio che mi sia concesso di portare con me.
Buona visione con la cartolina di Novembre su Maupanphoto.com

Cartolina Ott.2025 Il peso dei nostri passi
Quanti sforzi fa l’uomo per elevarsi, per salire più in alto rispetto alla sua posizione iniziale, lo ha sempre fatto, fin da quando abbiamo nozione della sua presenza sulla Terra, l’uomo ha lasciato dei segni, all’inizio pochi, poi sempre più numerosi, e tutti proprio tutti raccontano di uno sforzo sovrumano, uno sforzo che andava sempre un tanto più in là di quanto sarebbe bastato alla semplice sopravvivenza, al mantenimento dello status quo.
Ed ognuno nella propria esperienza può sentire il peso di questo cammino, si perché in ogni fase della nostra vita abbiamo sperimentato che per ottenere un qualsiasi risultato bisogna impegnarsi e faticare, non basta stare alla finestra, fin da piccoli anche già solo giocando abbiamo iniziato a comprendere il significato della sofferenza, della privazione, della sconfitta, così come quello della gioia, quel senso piacevole e potente di appagamento per il conseguimento di un risultato che ci eravamo immaginati, magari per emulare qualcosa che avevamo visto intorno a noi e che sembrava soddisfare qualche nostra esigenza innata.
E poi crescendo: chi può dire che sia facile raggiungere dei risultati nello studio senza applicarsi, senza spendere tempo ed energie sui libri o con altri mezzi di apprendimento; o chi può dire che sia facile realizzarsi nel lavoro senza sforzarsi di comprendere i colleghi, senza cercare dei compromessi, senza essere disposti a mettere da parte il proprio orgoglio, senza cercare la collaborazione degli altri; o ancora chi può dire che sia facile costruire e mantenere una famiglia, senza essere disposti a sacrificarsi, soffrire, ascoltare il proprio partner ed i figli; ed infine in qualsiasi disciplina sportiva, chi può dire che sia facile ottenere dei bei risultati senza alcun allenamento, senza alcuno sforzo non solo fisico ma anche mentale, per cercare di superare quel limite che vediamo davanti a noi eppure sentiamo alla nostra portata.
E nonostante tutti questi sforzi, quante volte ci è capitato di non ottenere il risultato che speravamo, anzi quante volte nonostante i nostri sforzi siamo tornati a casa sconfitti, quante volte ci è capitato di essere stati travisati, ignorati, se non incolpati, traditi, abbandonati, quante volte…
E quando inizia un nuovo giorno che sia a scuola, al lavoro, in famiglia, o nello sport che pratichiamo, può capitare di sentirsi smarriti, può capitare di chiedersi se ne valga la pena di fare tanta fatica, di metterci tanto impegno nelle cose che facciamo, o non sarebbe meglio fermarsi, mettersi alla finestra o… sparire!
Ora guardate questa foto: andare per monti è faticoso, la montagna non fa sconti, e per salire in alto, così come per scendere, bisogna sudare, spesso per raggiungere la cima bisogna superare quello che credevamo fosse il nostro limite, tirando fuori dal nostro corpo non solo la forza fisica ma anche la volontà necessaria a raggiungere la meta, si può ben dire che seguendo un sentiero si sente tutto, ma proprio tutto, il peso dei nostri passi; eppure la montagna non ti delude mai, si potrebbe dire che non ti tradisce mai, non disconosce i tuoi sforzi, il tuo impegno, anche quando non raggiungi la cima, perché basta voltarsi indietro (foto) per scoprire quanto in alto ci abbiano portato i nostri passi, quanta strada si sia fatta, quanto lontano possa guardare ancora il nostro sguardo.
Buona visione con la cartolina di Ottobre su Maupanphoto.com

Cartolina Set.2025 La Porta Invisibile
Come in certi giochini della Settimana Enigmistica questa immagine nasconde un oggetto misterioso, invisibile, ed è buffo perché neanche io all’inizio l’avevo notato; come mi è già capitato di scrivere nel passato io non costruisco mai una foto, cioè non immagino prima nella mia mente di voler fare una certa foto, mi guardo semplicemente attorno, mi lascio ispirare da quello che vedono e sentono i miei sensi, da quello che la Natura e il paesaggio mi offrono in quel momento, e scatto; ma per quanto rallenti il passo, per quanto mi sforzi di fare silenzio dentro di me e di mettermi in ascolto, non c’è mai abbastanza tempo e forse… rimane sempre un pizzico di superbia, quella che ci fa credere di aver visto ormai tutto quello che c’era da vedere, o per lo meno le cose più importanti, e di passare oltre.
Ma per fortuna ci sono le foto!
Si perché per me la macchina fotografica è come una rete: quando il pescatore getta le reti nelle profondità del mare non vede quello che si trova al di sotto, può solo sperare di aver scelto il posto giusto, il momento giusto ed utilizzato la rete più adatta, ma è solo quando recupera le reti sulla barca che scopre se è stata una buona pesca; allo stesso modo per me, solo una volta tornato a casa, quando riguardo con calma le foto fatte, solo allora scopro il mio bottino, scopro se tra queste ce ne sia qualcuna di speciale che entrerà a far parte del mio “tesoro”.
È solo allora, ma altre volte capita anche a distanza di tempo (riguardandole), che le foto mi parlano, mi parlano di un mondo che si può vedere solo con il cuore; così questo scatto, mi era subito piaciuto ma sentivo che nascondeva qualcos’altro, ad un primo sguardo non te ne accorgi, bisogna starlo a guardare un pochino, poi mi è venuta in aiuto la palina segnavia sulla sx, assomigliava a qualcosa, ma cosa… ma certo: a una chiave!
Da lì a capire quale fosse l’oggetto misterioso è stato facile, è stato facile vedere la porta che fino a quel momento era rimasta celata, e riconoscere al di là, in quell’orizzonte che incontra un cielo azzurro, la Speranza, quella speranza che non muore mai, indistruttibile, che risorge come una fenice dalle ceneri dei momenti più cupi e dolorosi della nostra esistenza, è stato facile riconoscere nelle cime che si accavallano una dietro l’altra davanti allo sguardo i nostri Sogni, e non dobbiamo demoralizzarci se alcuni ci sembrano irraggiungibili, perché l’importante è continuare ad averli.
Così come non è importante che direzione prenderemo (le frecce della chiave-palina), perché ogni strada è quella giusta, ogni strada ci aiuterà a crescere e ci porterà proprio lì dove volevamo arrivare, se lungo ogni strada che percorreremo sapremo cogliere il valore che c’è in ogni passaggio, non c’è infatti persona più ricca di colui che riesce a dare valore anche alle sconfitte, ai momenti dolorosi, alla sofferenza.
Buona visione con la cartolina di Settembre su Maupanphoto.com
