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Maupan Photo

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Passate  di qua per conoscere le novità sul sito o iniziative collegate alla fotografia che prendo occasione di consigliarvi (limitatamente alla città di Roma), quali: mostre, escursioni fotografiche o proiezioni; trovate in questa sezione anche i commenti e le riflessioni che scrivo prendendo spunto dalla cartolina che pubblico ogni mese sulla home-page del sito e che, a mio avviso, contribuiscono molto meglio di un asettico profilo a raccontare la mia fotografia e chi sono.

cartolina

 

Cartolina Mar.2026 Palloncini colorati

La perdita improvvisa di un amico mi ha fatto tornare alla mente ricordi di quando ero bambino, un po’ come tutti ero affascinato dai palloncini colorati venduti dagli ambulanti per strada, che sapientemente li raggruppavano in grossi mazzi per attirare di più l’attenzione; e ricordo le prime volte che i miei genitori me ne comprarono qualcuno, e nonostante le loro raccomandazioni, immancabilmente quel sottile filo sfuggiva alle mie mani ed il palloncino volava in alto nel cielo piroettando quasi a prendersi gioco di me.
Tanta era la frustrazione, anche se allora non sapevo si chiamasse così, che le volte successive appena stretto tra le mani il filo a cui era legato il palloncino mi concentravo tantissimo, e non volevo che nessuno mi parlasse o mi prendesse la mano per evitare l’ennesima fuga; il mio unico obiettivo era solo quello di arrivare a casa, dove avrei potuto finalmente mollare la presa protetto dai soffitti compiacenti delle stanze.
Ma a prescindere da tutto questo mi ricordo benissimo che mi sorgeva spontanea una domanda: ma che fine fanno i palloncini che volano in cielo? Immaginavo che su su in alto ci fosse comunque una specie di soffitto dove pian piano si accumulavano tutti i palloncini sfuggiti di mano ai bambini distratti, e la volta del cielo si colorasse sempre più con migliaia di questi “giocattoli volanti”.
Crescendo mi fu spiegato che il palloncino salendo sempre più in alto prima o poi sarebbe scoppiato, e quindi molto meno elegantemente sarebbe tornato giù a terra; allora la risposta mi andò più che bene, in fondo svaniva il mio cielo colorato ma era consolante sapere che tutto rientrava in una sfera di conoscibile e controllabile, anche se… cavolo, ma perché non mi capitava mai di trovare uno di questi palloncini miseramente riatterrati al suolo?
Poi un giorno finalmente lo trovai (ormai ero adulto ed ai palloncini colorati non ci pensavo più da un pezzo), fu allora che compresi: quello che tornava a terra in effetti non era il palloncino vero e proprio, ma solo il suo corpo, il suo involucro, lo spirito, o più prosaicamente, il gas all’interno, quello veramente era rimasto in cielo!
Compresi solo allora che il vero scopo dei palloncini colorati non è quello di rimanere sulla terra, non è quello di afflosciarsi giorno dopo giorno nell’angolo buio della stanza di un bambino, bensì è proprio quello di volare in cielo, il cielo è la loro meta, questo il reale scopo per cui sono stati creati; non a caso durante le feste quando si rilasciano volutamente centinaia di palloncini colorati tutti insieme, vederli volteggiare sempre più in alto e allontanarsi dalla nostra vista, non ispira nei nostri animi un senso di gioia, di liberta?
Oggi nella tristezza del momento penso che in fondo siamo tutti palloncini colorati, che tutti siamo chiamati, almeno nello spirito, a tornare al cielo, qualcuno trova la via più diretta, ci precede, a suo modo ci indica la strada, ed una volta arrivato… ci aspetta.
E nella cartolina di questo mese, nella foto che ho scelto, spero riusciate a intravedere questa direzione.
Ciao Giamma.

cartolina

 

Cartolina Feb.2026 Ti porterò dove nessuno è mai stato

Se oggi ci ripenso non so perché iniziai a fotografare tanti anni fa, mi ricordo che ero affascinato dai paesaggi scoperti sui servizi fotografici di Walter Bonatti e di altri esploratori come lui, dai panorami così potenti e puri di Ansel Adams, dalla bellezza e dalla spettacolarità della vita che traspariva dagli scatti di tanti altri fotografi naturalisti e paesaggisti; in definitiva ero interessato dai soggetti più che dallo strumento usato per ritrarli, spinto dall’amore per la Natura che ho avuto fin da piccolo.
Probabilmente all’inizio la macchina fotografica mi sembrò un passaggio necessario, come un aereo o una macchina lo erano per poter raggiungere quei luoghi, quei contesti naturali, la macchina fotografica lo era per riportare quei luoghi a casa con me, per cercare di mantenerne più vivo il loro ricordo; e tengo ancora a mente che nei primi tempi ero anche molto invidioso di questi personaggi che avevano girato il mondo fotografando i luoghi più selvaggi e impensabili della Terra, un po’ perché mi sembrava che più passava il tempo più ci fosse sempre meno da scoprire, un po’ perché sentivo di non avere quell’intraprendenza che li caretterizzava.
Il mio atteggiamento cambiò quando iniziai a leggere libri sulla fotografia, presi conoscenza di concetti come la profondità di campo, la composizione dell’inquadratura, il punto di vista e, soprattutto, la luce; mi accorsi così che la fotocamera era molto di più di un replicatore di paesaggi o di momenti di vita, aveva le potenzialità non tanto di contenere dei ricordi (modalità per la quale viene usata dalla maggioranza delle persone) quanto di crearli, un po’ come il pennello per il pittore, la fotocamera ti da la possibilità di esprimerti, di raccontare il tuo mondo, cioè quello che vedono i tuoi occhi.
Questa per me fu una scoperta sensazionale, perché mi accorsi che con gli occhi giusti avrei potuto continuare a scoprire nuovi paesaggi ovunque intorno a me, raccontare di luoghi dove altri forse erano già passati ma che nessuno prima di me aveva mai visto, e lo avrei potuto fare non solo in capo al mondo ma anche dietro casa mia!
Così è iniziata questa ricerca, questo cammino, che non si conclude mai al momento dello scatto ma continua anche dopo quando riguardo la foto, in essa ritrovo il mio sguardo è vero, ma per un mistero, inspiegabile e piacevole insieme, mi regala sempre qualcosa in più, e tanto più la mia fantasia scivola sulle linee di fuga in essa disegnate, tanto più mi sento come un bambino contento del suo giocattolo.
Buona visione con la cartolina di Febbraio su Maupanphoto.com

cartolina

 

Cartolina Gen.2026 La Sola Cosa che ho da darti

C’è un proverbio degli Indiani d’America che mi piace molto ricordare, e non tanto per dar piacere alla mente quanto per usarlo come metro di misura, metro di misura per le mie azioni, per i miei propositi, perché nel nostro piccolo, anche se non siamo persone con grandi responsabilità pubbliche (uomini di governo, parlamentari, o così discorrendo), ognuno di noi ogni giorno ha delle decisioni da prendere, ha un comportamento pubblico, vorrei dire civile, da tenere.
“La Terra non è un'eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli.”
In fondo poche parole ma così pregne di conseguenze per la vita di ogni giorno, la vita di ognuno di noi, nessuno escluso.
Basti pensare ad uno degli aspetti più nefasti della nostra società: la guerra, so bene che ci è sempre stata, fin dagli albori della storia del genere umano, ma non voglio piegarmi per questo all’assioma “c’è sempre stata quindi sempre ci sarà”; perché sebbene le guerre si combattono sempre con il presupposto di un futuro migliore, o di un progetto divino scritto da qualche parte… dagli uomini (!), in realtà nascondono sempre la stessa motivazione, e non mi riferisco certo a quelle nate per difendersi da un’invasione, ma alla guerra in senso lato come modalità di risolvere i contrasti con i nostri vicini, o peggio ancora con i nostri stessi connazionali; e la motivazione, con molteplici sfaccettature, è sempre la paura.
La paura del domani, di ciò che non conosciamo, a cui rispondiamo con una delle nostre più ancestrali fragilità: il desiderio di possesso, di controllo dell’altro (sconosciuto = pericolo), e cosa c’è di più importante della terra dove poggiamo i piedi per appagare quel desiderio di sicurezza che agogniamo?
Mi viene da sorridere a chi motiva una guerra con argomentazioni storiche, quando la storia è proprio quella fatta da noi e quindi non può per sua natura essere considerata “giusta”, o chi con argomentazioni religiose, perché se esiste un dio non può che essere il dio di tutti, e come bravo genitore (e sicuramente lo è perché ci ha generati) non può fare preferenze tra i suoi figli, o infine chi adduce argomentazioni culturali, ma la cultura è come il commercio, cresce e si arricchisce dallo scambio, una cultura che si chiude in se stessa è destinata a morire.
L’errore più grande che si può fare, che l’umanità continua a fare, è considerare che la terra ci appartenga (come eredità dei nostri padri), ed il fatto più singolare è che per acquisire questa eredità si mandi a morire proprio i giovani a cui sarebbe destinata (il prestito che dovremmo loro restituire semmai con gli interessi); già solo questa riflessione ci dovrebbe far capire che i conti non tornano, al limite apprezzerei di più questi “grandi” leader politici e capi di governo che decidono le guerre, se andassero poi a combattere in prima linea, se non altro apprezzerei il loro coraggio, il loro rischiare in prima persona.
Più inveccho e più mi sto rendendo conto che non posso sconfiggere le mie fragilità, le mie paure, perché si ripresenteranno ancora sotto mentite spoglie, in altri contesti, ma posso imparare a conviverci, grazie all’esperienza posso imparare a riconoscerle, ad accettarle, posso perfino imparare a trarne insegnamento; ed in questo senso non posso che ringraziare la montagna che mi ha insegnato che non bisogna avere paura di guardare l’orizzonte, di guardare ad un domani che non conosciamo e che per questo ci spaventa, la montagna più di ogni altro paesaggio mi ha donato la consapevolezza che proprio quell’orizzonte misterioso è lo spazio giusto dove dispiegare le mie ali, quelle ali che non sapevo di avere, è l’unica possibilità che ho di “volare”, di divenire quell’uomo che non sono mai stato.
Per questo null’altro ho da donarti se non questa consapevolezza, null’altro ho da donarti perché nulla mi appartiene.
Buona visione con la cartolina di Gennaio su Maupanphoto.com

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Cartolina Dic.2025 Sorrisi d'Alta Quota

Se potessimo alla fine di ogni giornata, che sia stata di lavoro o di svago, faticosa o rilassata, dolorosa o gioiosa, se potessimo riportare a casa… almeno un sorriso, ecco allora credo che dovremmo essere grati a quella giornata, dovremmo ritenerci fortunati di non aver vissuto una giornata invano.
E se anche fossimo partiti per fare una gita in montagna, alzatisi presto la mattina, fatto tanti chilometri in auto per arrivare a destinazione, e se trovato il tempo brutto non fossimo riusciti a raggiungere la meta, ma tornando a casa, nella rete dei ricordi, tra le maglie, trovassimo una manciata di sorrisi, ecco allora potremmo dire con certezza che quella gita sia andata bene, e archiviarla come una bella gita.
Un sorriso è una cosa tanto preziosa quanto gratuita, riscalda l’animo per poi propagarsi su tutto il corpo (è contagioso!), ha qualcosa di magico: allevia le ferite, è universale e in mondo di diversi ci rende tutti uguali, è coinvolgente perché ci fa sentire meno soli, è leggero come l’aria perché viaggia veloce e si diffonde superando ogni confine; un sorriso è come una mano tesa, non per chiedere ma per donare, ed è così potente che se ci lasciamo influenzare può abbattere i nostri muri più tenaci.
Per questo quando vado in giro per le strade sono sempre a caccia di sorrisi, specie dei più piccoli, dei bambini, è un furto di cui non mi vergogno, e se riesco a coglierne qualcuno immediatamente la mia giornata cambia piega, mi sento sollevato dalla pesantezza dei miei pensieri, come se avessi preso una medicina; e per lo stesso motivo cerco di donarne, lo so i miei non sono belli e disarmanti come quelli dei bambini ma ci provo.
Così visto che in questo ultimo mese dell’anno ci avviciniamo al magico Natale, mi è sembrato che questa foto fosse la più adatta per ringraziare tutte le persone che mi hanno accompagnato con i loro sorrisi nelle mie gite in montagna, ed augurare a tutti per queste feste di ricevere tanti sorrisi e di donarne altrettanti, perché il sorriso ha un’altra caratteristica che lo rende un regalo speciale: è unico, inimitabile, originale, perché potremmo aver davanti un milione di persone e ci ritroveremmo sugli occhi un milione di sorrisi diversi, e questa non è forse una magia?
Buona visione con la cartolina di Dicembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Nov.2025 L'Ultima Cima

Se fossi un condannato a morte a cui viene concesso di realizzare un ultimo desiderio chiederei… un’ultima cima; di cime ne ho salite così tante che è impossibile ricordarle tutte, così tante e così diverse, quindi cosa cambierebbe salirne ancora una?
Non sarebbe un’esperienza nuova, non potrei aspettarmi chissà cosa, a dispetto invece di tanti posti che avrei voluto visitare, tante situazioni che avrei voluto vivere, tanta conoscenza che avrei voluto acquisire; eppure tutto questo fa parte di un bagaglio che so di non poter portare con me, tutto ciò che ho vissuto, sperimentato su questa terra, so che rimarrà qui con il mio corpo, con la mia storia che si scolorirà pian piano nel tempo come quella delle tante persone che mi hanno preceduto.
Allora cosa avrebbe di speciale quest’ultima cima?
Guardando questa foto mi è venuto in mente quello stato d’animo che provo arrivando in cima alla montagna, a volte dura pochi istanti, a volte qualche minuto, ti senti come sospeso dalla vita reale, ti sembra di essere entrato in un’altra dimensione dove sperimenti una profonda pace interiore, ti senti in pace col mondo intero, una volta tanto “sazio” di quel che sei, completo, nulla ti manca, e non tanto perché hai raggiunto la meta ma perché tu ne sei entrato a far parte, ti senti parte di quel progetto a cui non si riesce a dare un nome nella vita reale.
Non la chiamerei felicità, perché questa è pur sempre legata al soddisfacimento di alcuni nostri bisogni più o meno primari, quanto un refrigerio dell’animo, un po’ come la sensazione di freschezza che invade tutto il nostro corpo quando ci dissetiamo con dell’acqua in una giornata particolarmente calda, non è il sapore dell’acqua a darci piacere ma la sensazione di sollievo che si diffonde in noi.
Ecco lasciando questo mondo vorrei assaporare ancora una volta quello stato d’animo, sperando forse che sia l’unico bagaglio che mi sia concesso di portare con me.
Buona visione con la cartolina di Novembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ott.2025 Il peso dei nostri passi

Quanti sforzi fa l’uomo per elevarsi, per salire più in alto rispetto alla sua posizione iniziale, lo ha sempre fatto, fin da quando abbiamo nozione della sua presenza sulla Terra, l’uomo ha lasciato dei segni, all’inizio pochi, poi sempre più numerosi, e tutti proprio tutti raccontano di uno sforzo sovrumano, uno sforzo che andava sempre un tanto più in là di quanto sarebbe bastato alla semplice sopravvivenza, al mantenimento dello status quo.
Ed ognuno nella propria esperienza può sentire il peso di questo cammino, si perché in ogni fase della nostra vita abbiamo sperimentato che per ottenere un qualsiasi risultato bisogna impegnarsi e faticare, non basta stare alla finestra, fin da piccoli anche già solo giocando abbiamo iniziato a comprendere il significato della sofferenza, della privazione, della sconfitta, così come quello della gioia, quel senso piacevole e potente di appagamento per il conseguimento di un risultato che ci eravamo immaginati, magari per emulare qualcosa che avevamo visto intorno a noi e che sembrava soddisfare qualche nostra esigenza innata.
E poi crescendo: chi può dire che sia facile raggiungere dei risultati nello studio senza applicarsi, senza spendere tempo ed energie sui libri o con altri mezzi di apprendimento; o chi può dire che sia facile realizzarsi nel lavoro senza sforzarsi di comprendere i colleghi, senza cercare dei compromessi, senza essere disposti a mettere da parte il proprio orgoglio, senza cercare la collaborazione degli altri; o ancora chi può dire che sia facile costruire e mantenere una famiglia, senza essere disposti a sacrificarsi, soffrire, ascoltare il proprio partner ed i figli; ed infine in qualsiasi disciplina sportiva, chi può dire che sia facile ottenere dei bei risultati senza alcun allenamento, senza alcuno sforzo non solo fisico ma anche mentale, per cercare di superare quel limite che vediamo davanti a noi eppure sentiamo alla nostra portata.
E nonostante tutti questi sforzi, quante volte ci è capitato di non ottenere il risultato che speravamo, anzi quante volte nonostante i nostri sforzi siamo tornati a casa sconfitti, quante volte ci è capitato di essere stati travisati, ignorati, se non incolpati, traditi, abbandonati, quante volte…
E quando inizia un nuovo giorno che sia a scuola, al lavoro, in famiglia, o nello sport che pratichiamo, può capitare di sentirsi smarriti, può capitare di chiedersi se ne valga la pena di fare tanta fatica, di metterci tanto impegno nelle cose che facciamo, o non sarebbe meglio fermarsi, mettersi alla finestra o… sparire!
Ora guardate questa foto: andare per monti è faticoso, la montagna non fa sconti, e per salire in alto, così come per scendere, bisogna sudare, spesso per raggiungere la cima bisogna superare quello che credevamo fosse il nostro limite, tirando fuori dal nostro corpo non solo la forza fisica ma anche la volontà necessaria a raggiungere la meta, si può ben dire che seguendo un sentiero si sente tutto, ma proprio tutto, il peso dei nostri passi; eppure la montagna non ti delude mai, si potrebbe dire che non ti tradisce mai, non disconosce i tuoi sforzi, il tuo impegno, anche quando non raggiungi la cima, perché basta voltarsi indietro (foto) per scoprire quanto in alto ci abbiano portato i nostri passi, quanta strada si sia fatta, quanto lontano possa guardare ancora il nostro sguardo.
Buona visione con la cartolina di Ottobre su Maupanphoto.com

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Cartolina Set.2025 La Porta Invisibile

Come in certi giochini della Settimana Enigmistica questa immagine nasconde un oggetto misterioso, invisibile, ed è buffo perché neanche io all’inizio l’avevo notato; come mi è già capitato di scrivere nel passato io non costruisco mai una foto, cioè non immagino prima nella mia mente di voler fare una certa foto, mi guardo semplicemente attorno, mi lascio ispirare da quello che vedono e sentono i miei sensi, da quello che la Natura e il paesaggio mi offrono in quel momento, e scatto; ma per quanto rallenti il passo, per quanto mi sforzi di fare silenzio dentro di me e di mettermi in ascolto, non c’è mai abbastanza tempo e forse… rimane sempre un pizzico di superbia, quella che ci fa credere di aver visto ormai tutto quello che c’era da vedere, o per lo meno le cose più importanti, e di passare oltre.
Ma per fortuna ci sono le foto!
Si perché per me la macchina fotografica è come una rete: quando il pescatore getta le reti nelle profondità del mare non vede quello che si trova al di sotto, può solo sperare di aver scelto il posto giusto, il momento giusto ed utilizzato la rete più adatta, ma è solo quando recupera le reti sulla barca che scopre se è stata una buona pesca; allo stesso modo per me, solo una volta tornato a casa, quando riguardo con calma le foto fatte, solo allora scopro il mio bottino, scopro se tra queste ce ne sia qualcuna di speciale che entrerà a far parte del mio “tesoro”.
È solo allora, ma altre volte capita anche a distanza di tempo (riguardandole), che le foto mi parlano, mi parlano di un mondo che si può vedere solo con il cuore; così questo scatto, mi era subito piaciuto ma sentivo che nascondeva qualcos’altro, ad un primo sguardo non te ne accorgi, bisogna starlo a guardare un pochino, poi mi è venuta in aiuto la palina segnavia sulla sx, assomigliava a qualcosa, ma cosa… ma certo: a una chiave!
Da lì a capire quale fosse l’oggetto misterioso è stato facile, è stato facile vedere la porta che fino a quel momento era rimasta celata, e riconoscere al di là, in quell’orizzonte che incontra un cielo azzurro, la Speranza, quella speranza che non muore mai, indistruttibile, che risorge come una fenice dalle ceneri dei momenti più cupi e dolorosi della nostra esistenza, è stato facile riconoscere nelle cime che si accavallano una dietro l’altra davanti allo sguardo i nostri Sogni, e non dobbiamo demoralizzarci se alcuni ci sembrano irraggiungibili, perché l’importante è continuare ad averli.
Così come non è importante che direzione prenderemo (le frecce della chiave-palina), perché ogni strada è quella giusta, ogni strada ci aiuterà a crescere e ci porterà proprio lì dove volevamo arrivare, se lungo ogni strada che percorreremo sapremo cogliere il valore che c’è in ogni passaggio, non c’è infatti persona più ricca di colui che riesce a dare valore anche alle sconfitte, ai momenti dolorosi, alla sofferenza.
Buona visione con la cartolina di Settembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ago.2025 Strano come una discesa dal basso sembri una salita

Tanti anni fa lessi questi frase, nella sua disarmante ingenuità e verità mi è sempre rimasta impressa, ed ogni tanto mi fa bene ricordarmela, ricordarmi come tutte le cose, anche le più “assolute e incontestabili” verità possano cambiare velocemente direzione/significato a seconda del punto di osservazione da cui si valutano; ogni volta che un problema ostacola la nostra presunta libertà, bella parola dietro cui camuffiamo spesso il nostro egoismo, occupiamo tanto tempo e risorse per cercare una soluzione, quando la soluzione si troverebbe semplicemente cambiando la prospettiva.
Detto in altre parole: la vita è fatta di salite e di discese, la storia è fatta di salite e di discese, non possiamo modificare questa realtà anche se a tutti piacerebbe costruire la propria casa in “piano”, sarà sempre così, ma possiamo ricordarci quando stiamo in alto, del tempo in cui stavamo in basso, e quando stiamo in basso che potremo tornare a stare in alto; se la salita e la discesa sono intercambiabili, allora significa che ogni salita è un’opportunità, uno stimolo per raggiungere nuovi obiettivi, mentre ogni discesa è la possibilità di lasciarsi alle spalle vecchi obiettivi per intraprenderne di nuovi.
Credo che l’uomo saggio sia colui che focalizza l’attenzione non sulla salita, ne sulla discesa, ma sulla montagna, e non c’è nuova montagna che non si raggiunga tramite… una discesa!
Buona visione con la cartolina di Agosto su Maupanphoto.com

P.S. A proposito, l'aforisma non è opera di un noto filosofo o scrittore, ma qualche autore geniale l’ha voluto mettere in bocca ad un personaggio della Walt Disney: Pippo.

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Cartolina Lug.2025 Ritorno al Passato

Mi capita spesso durante le mie passeggiate di raggiungere degli angoli un po’ speciali, spesso si tratta di belvedere, o più semplicemente di luoghi che t’invitano a fermarti, a perderti nella bellezza del paesaggio che li circonda; questa foto per esempio è stata scattata su una terrazza che si trovava ai piedi di alcune cascate incontrate lungo l’Alta Via della Valmalenco.
È in queste occasioni che mi piace fantasticare un poco, e faccio un giochino mentale, provo a cercare d’immaginarmi lo stesso identico posto in cui mi trovo, ma andando a ritroso nel tempo, prima magari a soli 50 anni, poi via via più indietro, a come doveva essere quel posto al tempo del Medioevo, penso alle abitazioni ed alle vie di comunicazione che si trovavano nei dintorni, a quante persone frequentavano quel posto, a cosa penserebbero se quelle stesse persone mi vedessero oggi con la mia attrezzatura e vestiti moderni.
Poi penso al tempo dell’Antica Roma: i legionari romani saranno mai passati da quelle parti?
Ed il luogo a quel tempo aveva lo stesso aspetto?
E non mi fermo lì ma vado ancora più indietro, perché sebbene i tempi della Terra si misurino con valori infinitamente più grandi rispetto alla vita umana, mi chiedo ci sarà pur stato un momento in cui, per esempio, gli enormi macigni rappresentati in foto si sono messi in quella posizione, si potrebbe dire che siano in piedi e che un’artista un poco distratto li abbia accatastati lì alla bell’e meglio in attesa dell’ispirazione per scolpirli; e prima di quei massi?
Com’era questo posto un milione di anni fa, cinquanta milioni di anni fa?
Probabilmente non esisteva neppure, stava in fondo al mare o chissà dove, eppure il suo destino era già disegnato su un fantasmagorico puzzle che si compone e si scompone lentamente ma inesorabilmente in un gioco senza fine.
Può sembrare un giochino stupido, un passatempo che non avrà mai le sue risposte, ma per me è una maniera per far respirare la mente oltre che il corpo, darle modo di spaziare libera, svincolata dai limiti del corpo e dal peso degli anni, e credo in fin dei conti sia anche una maniera per sentirmi meno solo su quel sentiero, sul sentiero che da Roma mi ha condotto fino in Valmalenco, e da lì ancora in tanti altri luoghi, perché nel momento in cui immagino una storia ne entro anche io a far parte, e chi verrà dopo di me se avrà voglia di fermarsi ed ascoltare…sentirà anche i miei passi.
Buona visione con la cartolina di Luglio su Maupanphoto.com

minia mostra Albert Watson - Roma Codex
mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni
29 maggio / 03 agosto 2025

Il fotografo newyorkese Albert Watson sfida le rappresentazioni convenzionali della Città eterna, delineando un racconto antropologico contemporaneo della sua essenza più autentica.
La mostra presenta 200 fotografie in bianco e nero e a colori, spesso di grande formato, allestite nelle prime tre principali sale di Palazzo Esposizioni Roma; le immagini sono disposte secondo una logica istintiva e non tematica, per riflettere una fruizione libera e contemporanea.
Nel vasto spazio espositivo, momenti umani intimi e spontanei sono accostati all’imponenza architettonica e storica della Città, in un gioco di rimandi tra Roma e coloro che la abitano e la definiscono.
Albert Watson abbatte le gerarchie: un ritratto, un paesaggio, un interno, un volto anonimo o una celebrità convivono con la stessa intensità narrativa.
(estratto da: https://www.palazzoesposizioniroma.it/mostra/albert-watson-roma-codex)


Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Orari: lun.mar.mer.dom. 10,00/20,00 - gio.ven.sab. 10,00/22,30