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Maupan Photo

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cartolina

 

Giu.2017 Appassionandosi di fotografia, ed in particolar modo studiandola in fase di post-produzione (uno dei momenti più belli per me quando ancora scattavo in analogico era, una volta ritirate le diapositive dal laboratorio fotografico, metterle sulla lavagna luminosa e con il lentino girovagare su di esse alla ricerca di tutti i particolari, le sfumature di colori, le ombre, un mondo di dettagli sconosciuti anche nel momento dello scatto), ti accorgi che tutto ciò che prende forma intorno a noi lo fa grazie all’ombra, è l’ombra ancor più della luce che modella il mondo intorno a noi, anche quando nelle giornate più nuvolose, più nere, ci sembra che non ce ne siano, in realtà c’è sempre un leggerissimo contrasto, cambio di luce, reazione diversa dei materiali alla stessa luce, che rendono il paesaggio plastico, riuscite a immaginarvi come sarebbe piatto il paesaggio e in fondo anche la nostra vita se ci fosse solo luce?
Non credo di esagerare se affermo che il rapporto fra luce e ombra è un po’ come quello fra gioia e sofferenza nella vita, l’una prende corpo e significato dall’altra.
Così come fotografo vado sempre alla ricerca dei forti contrasti che generano le ombre, o più semplicemente mi diverto a rincorrerle, a rubare i loro disegni sul paesaggio, come mi capitò sulla cima di Pizzo di Moscio di qualche anno fa: la cartolina di Giugno di Maupanphoto.com.

cartolina

 

Mag.2017 La cartolina di Maggio di Maupanphoto.com vuole essere un invito, un invito a vedere la montagna e la natura con i propri occhi, a mettersi dalla parte del fotografo o meglio nei suoi scarponi!
Non è una foto di forte impatto emotivo, né un ponte per paesaggi lontani, selvaggi o esotici, bensì solo uno spunto per raccontarvi come da un nome singolare sia nata un’escursione bellissima, semplice, facile, breve, adatta a tutti (esperti e non), per scoprire un angolo di natura molto suggestivo ad un’ora e mezza di auto da Roma, probabilmente sconosciuta anche a chi in montagna ci va da molto tempo.
L’antefatto: era molti anni che avevo pensato a questa escursione di cui mi aveva molto attirato il nome della cima letto sulla carta topografica: Monte Aquilone (originale pensai fra me e me per le nostre parti!), ma la tralasciavo sempre a favore di altre gite con maggiore dislivello, poi finalmente lo scorso maggio ci andai, ed oggi che l’ho fatta non posso che consigliarla vivamente, è ricca di scorci molto suggestivi, panorami, un certo fascino tipico di angoli dove il tempo sembra essersi fermato, alcuni brevi e facili passaggi fra un’intricata boscaglia danno un pizzico di avventura (tutto il percorso inoltre è fuori sentiero o su tracce non segnate), ma ciò non di meno è una gita facile, ideale per avvicinarsi alla montagna anche per chi non è allenato, e trattandosi di un percorso a ferro di cavallo intorno ad un’amena valletta, in ogni momento è possibile, oltre a tornare indietro, interrompere l’anello calando nella valletta intorno a cui si sta girando per ritornare più velocemente al punto di partenza; altra particolarità il nome della cima differisce dal nome del monte che la ospita che si chiama Monte Poraglia.
Infine anche il punto di partenza è un bellissimo valico, dove a poche decine di metri si trova una piccola area pic-nic con un bel fontanile (attivo), e considerata la brevità dalle gita si può valutare di concluderla con un bel pranzetto sul posto.
Per chi fosse interessato a ricevere la descrizione dettagliata dell’escursione (per un uso esclusivamente personale) può scrivermi con messaggio privato su FB fornendomi la sua email.

"Appennino selvaggio"
proiezione fotografica presso il negozio Alta Quota - Via G.Benzoni 37, Roma
19 aprile 2017 h.20:00
minia mostra

 

cartolina

 

Apr.2017 La cartolina di questo mese di Maupanphoto.com mi fa tornare in mente un gioco che facevamo da bambini: “Un due tre stella”, fu questa infatti l’impressione che ebbi scattando questa foto; con un mio amico stavamo risalendo in invernale la Cresta Sud-orientale del Velino, un percorso spettacolare ed a cui dovevamo prestare una certa attenzione, un po’ per via della segnaletica che allora risultava scolorita e semicoperta dalla neve, un po’ perché alcuni passaggi sono su roccia, per questo badavamo più a quello che ci stava davanti e sopra piuttosto a quello che lasciavamo dietro di noi, così rimasi piacevolmente sorpreso quando mi accorsi che della nuvolaglia che avevamo lasciato tempo prima alle nostre spalle la ritrovai sempre lì alla stessa distanza, apparentemente ferma dietro di noi, mentre di norma le nuvole che salgono dal basso lo fanno molto velocemente questa sembrava quasi ci stesse seguendo!

cartolina

 

Aggiornamento Mar.2017 Credo che in parte il mio amore per la natura sia nato fin da bambino, quando passavo le ore ad ascoltare (…e riascoltare!) le Fiabe Sonore di Fabbri Editore, quelle di “A mille ce n’è…” per intendersi; rimanevo incantato da quelle storie, ma anche dalle voci e dai disegni sui libri che accompagnavano i 45 giri, si può dire che abbia imparato a leggere su quei libri (non me ne abbiano i miei maestri!), ma forse ancor di più abbia imparato un profondo rispetto ed ammirazione per quella natura che non faceva semplicemente da sfondo alle storie umane ma che diveniva essa stessa protagonista o compagna, prendendo la voce di un pesciolino d’oro o di un cigno, o fornendo la chiave, l’insegnamento, per risolvere la sofferenza in cui l’uomo si veniva a trovare; il fatto che fossero storie di fantasia passava in secondo piano, quello che rimaneva nella mia mente di bambino era l’indicazione di una strada, di un approccio alla vita.
Così ancora oggi da adulto sono alla ricerca di quei boschi incantati, di castelli stregati, di rocche inaccessibili, di gole oscure, e anche se so che non incontrerò mai un pesciolino d’oro che esaudisca i miei desideri la magia della natura continua a manifestarsi in ogni mia uscita, tutt’altro che immaginaria ma reale e viva intorno a me; io la racconto, o almeno ci provo, con le mie foto, che sia la Spiaggia del Marcellino, l’Affondatore di Vallivona o le Gole del Sammaro, c’è un po’ di quelle vecchie fiabe in tutte queste mie avventure.

Vivian Maier "Una fotografa ritrovata"
minia mostra
mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere
17 marzo / 18 giugno 2017

La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino; tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex. È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.
La mostra presenta 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.
Figura imponente ma discreta, decisa e intransigente nei modi, Vivian Maier ritraeva le città dove aveva vissuto – New York e Chicago – con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale. Immagini potenti, di una folgorante bellezza che rivelano una grande fotografa.
Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati, Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa. (Alessandra Mauro, Curatrice della mostra)


Museo di Roma in Trastevere
Piazza Sant'Egidio 1/b - Roma
Info line 060608
Orari: da martedì a domenica 10,00/20,00 - lunedì chiuso

cartolina

 

Mar.2017 Alla cartolina di questo mese di Maupanphoto.com sono molto legato perché è sicuramente lo scatto fotografico più “sofferto” di tutto l’archivio, effettuato in condizioni meteo molto proibitive e se mi concederete una manciata di secondi ve ne racconto la storia.
Mi trovavo sulle Alpi del Moncenisio a fare dei giri di scialpinismo, la giornata era buona e decisi per un lungo anello che avrebbe ruotato attorno al castello roccioso del Cavallo Bianco (le Chaval Blanc) sul confine francese, e la sella del Colle di Peyron (dove ho scattato la foto) era proprio il punto da cui avrei dovuto iniziare la discesa per la via del ritorno, ora altre volte mi era capitato di trovarmi in situazioni di forte vento e freddo, considerato anche che mi trovavo a 2850m. di quota sulle Alpi nei primi giorni di marzo non c’era nulla di strano, la cosa che mi lasciò esterefatto però fu il cambiamento delle condizioni nello spazio di un centinaio di metri!
La giornata era bella con il sole e senza un filo di vento ma arrivando alla sella fui investito in un battibaleno da raffiche di vento fortissime che mi sballottavano e rendevano molto precario il mio equilibrio sugli sci, e mentre il vento alzava dei finissimi granelli di ghiaccio che ti sferzavano in continuazione la temperatura precipitò immagino intorno ai 20/25 gradi sotto zero; il tutto creava però un effetto fantastico: nella stretta valle sottostante sul versante italiano da cui spirava il vento si era creata un’inversione termica, per cui la nebbia che lì si formava (lasciando celata la valle stessa) veniva sparata in alto ed appenna svalicava il colle posto alla testata della valle creava delle bellissime scie di vapore che poi immediatamente si dissolvevano a pochi metri dalla sella sul lato francese, e tutto ciò era pazzesco perché sopra di me splendeva il Sole, ma in quel momento il colle era divenuto la porta per un inferno di ghiaccio.
Fu molto difficile fare la fotografia perché il freddo era così intenso che potevo rimanere solo un minuto circa senza le moffole e solo con i sottoguanti, poi dovevo arretrare qualche metro per tornare in un punto un poco più riparato a riscaldarmi le mani, l’esposizione cambiava in continuazione per via della nebbia che modifica in continuo le condizioni di luce ed anche tenere ferma la macchina fotografica (allora avevo ancora un’analogica) non era per nulla facile, così dovetti tornare sul punto scelto per lo scatto credo almeno tre volte per riuscire a fare una paio di scatti nella speranza di portare a casa quella situazione così incredibile, ma al di là del risultato lo rifarei ancora 100 volte per provare quelle emozioni.

cartolina

 

Aggiornamento Feb.2017 Sono on line alcuni nuovi album della sezione Portfolio di Maupanphoto.com; ho incrementato tutte e quattro le gallerie: Aria, Fuoco, Acqua e Terra, portando il totale degli album caricati a 24 e delle foto a 344, ma al di là del numero sarei contento se anche una solo foto riuscisse a fare spiccare il volo alla vostra fantasia, a rappresentare quel ponte che ci conduca a pensieri e visioni più positivi rispetto a quelli a cui spesso la vita quotidiana ci vincola.

minia mostra "Sahara" Peter W.Häberlin, Fotografie 1949-1952
mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere
2 febbraio 2017 / 12 marzo 2017

La mostra raccoglie 76 fotografie dello svizzero Peter Werner Häberlin (1912-1953), purtroppo scomparso prematuramente per un tragico incidente prima di poter raccogliere il frutto delle sue doti fotografiche, a cui attinse però lo scrittore americano Paul Bowles nella sua opera più famosa "Il tè nel deserto".
Häberlin viaggiò tra il 1949 e il 1952 spostandosi molto lentamente nei paesi che attraversava con un viaggio che fu anche interiore, alla ricerca del bello e della spiritualità che da esso si emanava, in una forma di contemplazione dove il soggetto ritratto diviene quasi un pretesto, anche se oggi a distanza di sessantacinque anni assume anche un valore antropologico.
Il percorso della mostra si snoda con cinque sezioni: l'Assoluto, il Quotidiano, le Geometrie, la Memoria e gli Sguardi.


Museo di Roma in Trastevere
Piazza Sant'Egidio 1/b - Roma
Info line 060608
Orari: da martedì a domenica 10,00/20,00 - lunedì chiuso

cartolina

 

Feb.2017 Si va bene alzarsi presto proprio nel fine settimana che potresti dormire qualche ora in più, si va bene farlo d’inverno col freddo che proprio non ti piglia, e poi il viaggio in macchina, la fatica e il sudore (perché anche d’inverno con la neve si suda!), ma tutto per cosa?
Bè se fosse anche solo per “zompettare sulla neve”, riscoprire quel divertimento un po’ ingenuo e infantile che ci fa sentire liberi, senza pesi e preoccupazioni, … allora so che ne è valsa la pena, e sono pronto a ricominciare per una nuova gita, una nuova avventura.
Questa è la cartolina di Febbraio di Maupanphoto.com perché non è mai troppo tardi per zompettare sulla neve!

cartolina

 

Gen.2017 Ero molto indeciso sulla cartolina di Gennaio di Maupanphoto.com, poi ho optato per questa foto, forse poco appariscente, con una luce molto particolare e tenue con una forte dominante blu, ho pensato che fosse però benaugurale per questo nuovo anno che comincia, un po’ perché è stata scattata proprio il primo gennaio (del 2005), un po’ perché è un simpatico “paradosso”, mi spiego: il nome di questo posto è Gole dell’Inferno spaccato, ma come si può vedere le condizioni sono all’opposto dell’Inferno dantesco che normalmente ci immaginiamo, certo è solo un nome e niente più, ma mi fa venire in mente che il modo migliore per accogliere il nuovo anno credo sia di essere sempre disponibili alle novità anche se non dovessero rispecchiare quello che ci aspettiamo; in fondo il bello della fotografia non è anche questo, farci vedere le cose sotto una prospettiva, una luce, diversa?
Buon 2017 a tutti.