
Cartolina Ago.2025 Strano come una discesa dal basso sembri una salita
Tanti anni fa lessi questi frase, nella sua disarmante ingenuità e verità mi è sempre rimasta impressa, ed ogni tanto mi fa bene ricordarmela, ricordarmi come tutte le cose, anche le più “assolute e incontestabili” verità possano cambiare velocemente direzione/significato a seconda del punto di osservazione da cui si valutano; ogni volta che un problema ostacola la nostra presunta libertà, bella parola dietro cui camuffiamo spesso il nostro egoismo, occupiamo tanto tempo e risorse per cercare una soluzione, quando la soluzione si troverebbe semplicemente cambiando la prospettiva.
Detto in altre parole: la vita è fatta di salite e di discese, la storia è fatta di salite e di discese, non possiamo modificare questa realtà anche se a tutti piacerebbe costruire la propria casa in “piano”, sarà sempre così, ma possiamo ricordarci quando stiamo in alto, del tempo in cui stavamo in basso, e quando stiamo in basso che potremo tornare a stare in alto; se la salita e la discesa sono intercambiabili, allora significa che ogni salita è un’opportunità, uno stimolo per raggiungere nuovi obiettivi, mentre ogni discesa è la possibilità di lasciarsi alle spalle vecchi obiettivi per intraprenderne di nuovi.
Credo che l’uomo saggio sia colui che focalizza l’attenzione non sulla salita, ne sulla discesa, ma sulla montagna, e non c’è nuova montagna che non si raggiunga tramite… una discesa!
Buona visione con la cartolina di Agosto su Maupanphoto.com
P.S. A proposito, l'aforisma non è opera di un noto filosofo o scrittore, ma qualche autore geniale l’ha voluto mettere in bocca ad un personaggio della Walt Disney: Pippo.

Cartolina Lug.2025 Ritorno al Passato
Mi capita spesso durante le mie passeggiate di raggiungere degli angoli un po’ speciali, spesso si tratta di belvedere, o più semplicemente di luoghi che t’invitano a fermarti, a perderti nella bellezza del paesaggio che li circonda; questa foto per esempio è stata scattata su una terrazza che si trovava ai piedi di alcune cascate incontrate lungo l’Alta Via della Valmalenco.
È in queste occasioni che mi piace fantasticare un poco, e faccio un giochino mentale, provo a cercare d’immaginarmi lo stesso identico posto in cui mi trovo, ma andando a ritroso nel tempo, prima magari a soli 50 anni, poi via via più indietro, a come doveva essere quel posto al tempo del Medioevo, penso alle abitazioni ed alle vie di comunicazione che si trovavano nei dintorni, a quante persone frequentavano quel posto, a cosa penserebbero se quelle stesse persone mi vedessero oggi con la mia attrezzatura e vestiti moderni.
Poi penso al tempo dell’Antica Roma: i legionari romani saranno mai passati da quelle parti?
Ed il luogo a quel tempo aveva lo stesso aspetto?
E non mi fermo lì ma vado ancora più indietro, perché sebbene i tempi della Terra si misurino con valori infinitamente più grandi rispetto alla vita umana, mi chiedo ci sarà pur stato un momento in cui, per esempio, gli enormi macigni rappresentati in foto si sono messi in quella posizione, si potrebbe dire che siano in piedi e che un’artista un poco distratto li abbia accatastati lì alla bell’e meglio in attesa dell’ispirazione per scolpirli; e prima di quei massi?
Com’era questo posto un milione di anni fa, cinquanta milioni di anni fa?
Probabilmente non esisteva neppure, stava in fondo al mare o chissà dove, eppure il suo destino era già disegnato su un fantasmagorico puzzle che si compone e si scompone lentamente ma inesorabilmente in un gioco senza fine.
Può sembrare un giochino stupido, un passatempo che non avrà mai le sue risposte, ma per me è una maniera per far respirare la mente oltre che il corpo, darle modo di spaziare libera, svincolata dai limiti del corpo e dal peso degli anni, e credo in fin dei conti sia anche una maniera per sentirmi meno solo su quel sentiero, sul sentiero che da Roma mi ha condotto fino in Valmalenco, e da lì ancora in tanti altri luoghi, perché nel momento in cui immagino una storia ne entro anche io a far parte, e chi verrà dopo di me se avrà voglia di fermarsi ed ascoltare…sentirà anche i miei passi.
Buona visione con la cartolina di Luglio su Maupanphoto.com
![]() |
Albert Watson - Roma Codex |
| mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni | |
| 29 maggio / 03 agosto 2025 |
Il fotografo newyorkese Albert Watson sfida le rappresentazioni convenzionali della Città eterna, delineando un racconto antropologico contemporaneo della sua essenza più autentica.
La mostra presenta 200 fotografie in bianco e nero e a colori, spesso di grande formato, allestite nelle prime tre principali sale di Palazzo Esposizioni Roma; le immagini sono disposte secondo una logica istintiva e non tematica, per riflettere una fruizione libera e contemporanea.
Nel vasto spazio espositivo, momenti umani intimi e spontanei sono accostati all’imponenza architettonica e storica della Città, in un gioco di rimandi tra Roma e coloro che la abitano e la definiscono.
Albert Watson abbatte le gerarchie: un ritratto, un paesaggio, un interno, un volto anonimo o una celebrità convivono con la stessa intensità narrativa.
(estratto da: https://www.palazzoesposizioniroma.it/mostra/albert-watson-roma-codex)
Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Orari: lun.mar.mer.dom. 10,00/20,00 - gio.ven.sab. 10,00/22,30

Cartolina Giu.2025 Fiori dalla Roccia
Un giorno mentre mi recavo in ufficio a Roma, percorrendo il marciapiede che conduceva all’entrata, vidi da lontano lungo il muro di recinzione foderato da pesanti lastre di travertino romano un puntino rosso, questo attirò la mia attenzione e man mano che mi avvicinai prese sempre più le sembianze di una fragolina…e si, era proprio una fragolina di bosco!
Ora passi pure che le fragoline di bosco possono crescere anche in una città come Roma purché trovino le condizioni giuste in quanto a umidità e substrato, passi pure che da qualche parte nella zona dove io lavoravo si trovassero delle piante di fragolina di bosco (effettivamente infatti scoprii successivamente che si trovavano proprio in un parco adiacente), ma quante possibilità ci potevano essere che uno di questi piccolissimi semi venisse trasportato dal vento e si andasse a depositare tra due lastre di travertino perfettamente allineate, dove non si sarebbe riuscito ad infilare neppure un unghia, ed una volta lì senza che nessuno se ne prendesse cura germogliasse, fiorisse e fruttificasse?
Ripenso spesso a questo aneddoto, altre volte mi era capitato di trovare fiori sbocciati nei punti più inpensabili, ma quella volta fu diverso, ho la passione per il giardinaggio, ed i fiori in particolare, e so quanto a volte sia difficile far allignare piante, perché per godere della loro bellezza cerchiamo di forzarle a condizioni per loro non ideali; ma quella fragolina fu veramente speciale, gridava…nel suo piccolo, la sua voglia di vita, la sua voglia di vincere anche contro la pietra più dura, di campare d’aria pur di portare a compimento la sua missione, la sua rossa missione.
Vorrei avere la forza di quella fragolina, e ci penso quando per un minimo contrattempo, per una difficoltà, un’incomprensione, una sofferenza per una malattia od un’offesa ricevuta, mi sembra di non essere più all’altezza della situazione, di non avere le capacità per superare quel problema; quella fragolina mi ricorda che nella vita bisogna adattarsi al posto dove il “vento” ti ha condotto, e trasformare ogni situazione in un’opportunità, perché se dalla pietra può nascere un fiore, allora anche io posso lasciare questo mondo un pochino migliore di come l’ho trovato.
Buona visione con la cartolina di Giugno su Maupanphoto.com
| World Press Photo Exhibition 2025 | ![]() |
| mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni |
|
| 06 maggio / 29 giugno 2025 |
World Press Photo 2025 presenta a Palazzo Esposizioni Roma le foto vincitrici del prestigioso contest di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti, contribuendo a costruire la storia del giornalismo visivo mondiale.
Da 70 anni il concorso World Press Photo premia i migliori reportage e immagini documentarie del mondo. I vincitori di quest'anno sono stati selezionati tra 59.320 fotografie di 3.778 fotografi di 141 Paesi.
Si tratta di immagini di lotta e di sfida ma anche di calore umano e di coraggio - un lavoro visivamente stupefacente che porta ad approfondire le storie che si celano dietro le notizie.
(estratto da: https://www.palazzoesposizioniroma.it/mostra/world-press-photo-exhibition-2025)
Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Orari: lun.mar.mer.dom. 10,00/20,00 - gio.ven.sab. 10,00/22,30

Cartolina Mag.2025 la Porta
L’Arco di Trevi te lo ritrovi davanti così all’improvviso, su una banalissima stradicciola di montagna, senza che sia preannunciato da cartelli altisonanti come è d’uso per le vestigia importanti, eppure ha 2200 anni di storia, della nostra storia, non sono pochi!
A guardarlo mi viene in mente che abbiamo bisogno di porte, buffo… a dire il vero sarebbe meglio che non ci fossero le porte, tutto sarebbe più scorrevole, tutto fluirebbe senza inutili fermate, contrattempi; eppure è proprio su quell’uscio che ci siamo incontrati, ci siamo salutati, ci siamo conosciuti, abbiamo commerciato e, ahimè, abbiamo anche combattuto; su quell’uscio si potrebbe dire è cresciuta pian piano la nostra umanità, la nostra socialità, il nostro bisogno dell’altro, perché che lo si voglia o no, anche quando l’altro non ci piace, è l’unica possibilità che abbiamo di “arricchirci”, di guardarci allo specchio e capire qualcosa in più di noi.
Sulle soglie di queste porte è stata fatta la storia, hanno segnato il passaggio di confini, di culture, in un incessante scambio tra le parti; ma lo scambio, di cui la storia stessa si nutre, attraverso cui l’umanità stessa è cresciuta, è sempre e solo avvenuto nel momento del passaggio: è nel varcare la soglia di una porta che troviamo qualcosa di nuovo e nello stesso tempo portiamo con noi, come delle specie aliene, il nostro bagaglio, la nostra mercanzia.
A guardarlo mi viene in mente che abbiamo bisogno di porte… aperte, una porta chiusa altrimenti vale quanto un muro che frena, interrompe, ostacola, nega qualsiasi dialogo; perché sopra ogni altra cosa, a prescindere di quale sia stato il percorso che ci ha condotto fin lì, di quale sia il percorso che ci si prospetta, che si sia arrivati come emigranti, turisti o commercianti, una porta aperta è una possibilità: la possibilità di continuare il nostro viaggio.
Buona visione con la cartolina di Maggio su Maupanphoto.com

Cartolina Apr.2025 Sentieri
La vita di ognuno di noi è costellata di sentieri, di molti abbiamo perso traccia camuffati dal tempo, ma chissà quante delle strade che percorriamo distrattamente oggi sono nate secoli fa come semplici sentieri, poi divenuti piste sterrate, strade selciate, oggi neri nastri d’asfalto, e chissà quante storie potrebbero raccontare queste strade!
Eppure all’inizio ogni spostamento iniziava con un sentiero, si perché non c’era altro modo all’uomo primitivo (e non solo) per spostarsi da un luogo all’altro, ed una volta che ha imparato a navigare gli stessi fiumi e i mari sono divenuti sentieri d’acqua.
Nell’epoca moderna releghiamo ormai questo compito di collegamento “primitivo” solo ai percorsi, in genere di terra battuta, che incontriamo in aree naturali, ed in particolar modo in montagna, succede così che l’escursionista divenga il soggetto privilegiato per conoscerli ed apprezzarli; camminare infatti è la condizione migliore per entrare in contatto con il paesaggio che ci circonda, con il tempo poi si scopre che è il sentiero stesso una ricchezza, perché è uno stimolo, un confronto continuo con le nostre abilità, le nostre paure, le nostre aspirazioni, e attraverso questo confronto il sentiero ci aiuta a crescere, a divenire delle persone… migliori? forse, ma sicuramente più preparate alle difficoltà della vita.
Io quando iniziai ad andare in montagna presi l’abitudine di annotare su un quaderno il nome delle cime salite, dopo un po’ di anni però mi accorsi che questo non era più sufficiente, i ricordi si confondevano col tempo, i sentieri e le cime sembravano svanire con loro, così capitava che guardando una diapositiva non ricordassi più dove l’avevo scattata; cominciai allora a prendere degli appunti, prima al termine dell’escursione una volta tornato a casa, poi durante l’escursione stessa, appunti che con il tempo divennero delle relazioni sempre più dettagliate, dei piccoli racconti.
Scoprii allora che non solo riuscivo a memorizzare meglio i luoghi e i percorsi fatti, ma a casa riportando in bella copia la relazione potevo colmare quelle lacune, quei dubbi sorti durante il percorso, “correggere il tiro” se necessario per la volta seguente, rivivere la passeggiata ed apprezzarne magari degli aspetti che avevo trascurato sul posto.
Oggi ho compreso che la relazione di un’escursione in montagna più che in altri contesti è un racconto mai definitivo, sempre in trasformazione, perché è frutto delle nostre emozioni suscitate sia dalle condizioni metereologiche incontrate, sia da quelle psicologiche e fisiche vissute in quel momento, sia infine per la stagione che la natura stessa stava attraversando, per non paralre poi del paesaggio incontrato, che specie a bassa quota cambia col tempo, e così ti accorgi che anche i sentieri invecchiano o si trasformano.
Oggi il sito Maupanphoto si arricchisce di una nuova pagina: Sentieri, una raccolta di relazioni (anche se a me piace più vederle come dei racconti) sulle escursioni da me fatte negli anni, con la speranza che siano un ulteriore stimolo, insieme alle foto, per mettersi in cammino nella Natura ed anche un po’ con noi stessi; un amico silenzioso che ci accompagni a conoscere angoli bellissimi, ricchi di fascino, storia, emozioni.
Per certi versi si potrebbe dire che questa pagina, e la raccolta che contiene, arrivi un po’ in ritardo, oggi molti escursionisti sono alla ricerca delle tracce gps, troppo alto il desiderio di arrivare alla meta, troppe le mete da raggiungere, per rischiare di compromettere l’esito finale con descrizioni testuali che debbono essere interpretate, ed a volte possono anche contenere degli errori; ma io sono troppo innamorato dei sentieri per ridurli a delle semplici linee su un visore digitale, e credo che ci sia ancora chi apprezzerà questo approccio più “primitivo” col territorio.
È stato e continua ad essere un lavoro lungo e impegnativo (al momento ho pubblicato solo le relazioni di due aree geografiche), ogni volta che rileggo una relazione vecchia o torno a percorrere un sentiero fatto anni prima, mi viene da correggere qualcosa anche solo per dirlo in un altro modo, ma alla fine mi son detto ora o mai più.
Credo che Sentieri si potrebbe definire il fil rouge degli album fotografici del sito, Sentieri infatti racconta la direzione seguita lungo tanti percorsi fatti, ma ricordate che se ne farete uso quello che poi vedrete dipenderà solo da voi!
Buona visione con la cartolina di Aprile su Maupanphoto.com

Cartolina Mar.2025 Glifi sulla neve
C’è una caratteristica che accomuna le distese di neve e le distese di sabbia, divengono testimoni di un passaggio: che sia per pochi minuti, ore o giorni, custodiscono una memoria incompleta, ma proprio per questo affascinante, del passaggio di una "storia", non necessariamente di un essere vivente ma anche, per esempio, di un evento atmosferico; ed è divertente dal mio punto di vista risalire, da questa traccia lasciata sul terreno, all’identikit dell’arteficie, a volte viene da dire dell’artista, tanto son belle, aggraziate e fantasiose certe tracce o impronte.
Per questo mi piace, quando cammino sulla battigia così come sulla neve, voltarmi spesso per vedere quali impronte sto lasciando, quali indizi sto lasciando del mio passaggio a chi verrà dopo di me, a chi, curioso come me, si domanderà chi è passato per di là.
Ma è un gioco a tempo, basta un’onda più invadente delle altre, qualche folata di vento, o le nuvole che aprendosi lasciano arrivare al suolo gli altezzosi raggi del Sole, ed ecco che l’impronta si dissolve, svanisce, e tutto è di nuovo pronto per una nuova traccia, una nuova storia; come se il quadro del pittore tornasse improvvisamente bianco, pronto per nuovi disegni, così la Natura resetta i segni del nostro passaggio, lasciando ad altri la bellissima sensazione di essere gli artefici della propria strada, una nuova strada.
Un po’ come quando io e mio fratello da bambini giocavamo a biglie sulla spiaggia, ed io mi divertivo un mondo quando lui, prendendomi per i piedi, mi trascinava in lungo e largo sulla sabbia creando le più contorte piste da gioco, ogni giorno una nuova pista, in fondo contenti che quella del giorno prima fosse andata distrutta dalle onde o dal passaggio dei bagnanti.
Allo stesso modo ora, da grande, quando scivolo con gli sci sui luccicanti, bianchi e immacolati mantelli di neve, cerco, per quanto mi è possibile, di lasciare che il mio movimento fluisca dolce, disegnando glifi sulla neve, ben conscio di essere solo un modesto apprendista nell’opera che la Natura ha creato intorno a me, ma ben contento di lasciare dietro di me un’impronta leggera, per dare modo a chi seguirà il piacere di disegnare la sua via, la sua storia.
Buona visione con la cartolina di Marzo su Maupanphoto.com
| Nicola Sansone - La fotografia come libertà | ![]() |
| mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere |
|
| 19 febbraio 2025 / 06 maggio 2025 |
Una retrospettiva sul fotografo napoletano Nicola Sansone, parte di quella “schiera romana” di reporter che a partire dagli anni ’50 ha segnato una stagione di grande fermento culturale nell’ambito del fotogiornalismo italiano.
Per Nicola Sansone la fotografia non è stata una decisione professionale o l'identificazione di un mestiere da fare solo per necessità economica. È stata una scelta di vita, una necessità esistenziale alla ricerca di una propria identità. Al fotografo napoletano, esponente di quella “schiera romana” di reporter che a partire dagli anni ’50 ha segnato una stagione di grande fermento culturale nell’ambito del fotogiornalismo italiano, il Museo di Roma in Trastevere dedica la retrospettiva NICOLA SANSONE - La fotografia come libertà, ospitata nelle sale del Pianoforte.
Il percorso espositivo si compone di fotografie realizzate dagli anni ’50 fino alla fine degli anni ’60, in America, in Giappone e naturalmente in Italia per un totale di circa sessanta immagini in bianco e nero con stampa ai sali d’argento su carta baritata.
Il titolo della mostra, “Nicola Sansone. La fotografia come libertà” restituisce proprio il senso della libertà, la molla che ha fatto scattare in Nicola Sansone la passione per la fotografia: la libertà del viaggio, la libertà di rispondere alla sola committenza per lui possibile, quella della sua onestà intellettuale e della sua voglia di essere testimone di eventi. I giornali, i responsabili delle immagini, i capo redazione e le censure della stampa vengono dopo, operano a posteriori e si assumono, al massimo, la responsabilità, storica, di avere o non avere fatto le scelte giuste...
(estratto da: https://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/nicola-sansone)
Museo di Roma in Trastevere
Piazza S.Egidio, 1b
Info tel. 06.0608
Orari: mar/dom 10,00/20,00

Cartolina Feb.2025 L'Arcobaleno
Credo, anzi ne sono certo, che la Natura con l’arcobaleno ci abbia voluto fare un grandissimo regalo, ci abbia voluto svelare uno dei suoi trucchi più riusciti: la luce.
Si perché quella luce di cui noi tanto abbiamo bisogno, non solo per illuminarci le giornate, non solo per scaldare il nostro corpo e la nostra anima, non solo per alimentare le nostre speranze e il nostro ingegno, ma che abbiamo compreso essere uno dei cardini della nostra vita, della nostra esistenza qui sulla Terra; proprio quella luce che ai nostri occhi ci appare così perfetta, così eterea, pura, che chiamiamo bianca, impalpabile e inconsistente, eppure di cui avvertiamo così pesantemente la presenza; ebbene quella luce nasce da una fusione di tanti colori, o meglio di tante radiazioni con differenti frequenze.
C’insegna che per quanto infiniti possano essere questi colori (seppure nell’arcobaleno ne riconosciamo solo alcuni), non ce n’è uno che conta di più, non una frequenza più importante delle altre, la luce si manifesta a noi come qualcosa di unitario, sia che ci troviamo sotto il solleone, a perderci in un tramonto, od a sognare sotto un cielo stellato, la LUCE è sempre e sola una, l’avvertiamo come qualcosa di unico.
Potremmo vedere l’arcobaleno come le sezioni di un’orchestra che suona, e la musica che arriva ai nostri orecchi come la luce, una sinfonia di suoni che quanto più il nostro orecchio sarà educato quanto più potremo distinguere provenire da differenti strumenti, ed anche se in certi momenti ci potranno essere degli assoli, dei colori più presenti di altri, sempre e comunque la nostra mente godrà dell’insieme, del trasporto, che la musica genererà in noi.
Una volta compreso questo, noi come l’arcobaleno, dovremmo imparare a costruire ponti, archi che uniscono le differenze, perché è proprio nella diversità che risiede la bellezza e la ricchezza di questa umanità; e non c’è prezzo per quanto caro che non valga la pena di essere pagato, non c’è tentativo per quanto vano che non valga la pena di essere speso, per ricercare quella luce che fa rima con…pace.
Buona visione con la cartolina di Febbraio su Maupanphoto.com
![]() |
Franco Fontana - Retrospective |
| mostra fotografica al Museo dell'Ara Pacis a Roma | |
| 13 dicembre 2024 / 31 agosto 2025 |
Prima grande mostra retrospettiva dedicata a Franco Fontana, un progetto espositivo che ripercorre per la prima volta l’intera carriera artistica del fotografo modenese, con opere selezionate dal suo vasto archivio.
Un viaggio straordinario attraverso l'occhio unico di uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo, che ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia a colori, nella mostra Franco Fontana. Retrospective, curata da Jean-Luc Monterosso e ospitata al Museo dell’Ara Pacis.
Curatore di fama mondiale, storico fondatore e direttore della Maison Européenne de la Photographie di Parigi, Monterosso guida la visitatrice e il visitatore alla scoperta dell'universo creativo del fotografo modenese, svelandone aspetti inediti, ripercorrendone l'evoluzione artistica e la sua capacità di trasformare la realtà in pura poesia visiva.
Attraverso una selezione di oltre 200 fotografie e muovendosi in spazi immersivi, tra particolari installazioni e video, si scoprono infinite possibilità ottiche: in un’alternanza di inquadrature ardite, profondità di campo ridotta e inquadrature dall’alto si possono ammirare immagini astratte e minimaliste caratterizzate da una giustapposizione di colori brillanti e da forti contrasti, elementi che hanno reso Fontana un precursore in un mondo fotografico bianco e nero.
E seppure temi come gli skyline, i paesaggi e l'architettura urbana, continuino a ricorrere rendendo vano qualsiasi tentativo di cronologia, Franco Fontana rinnova costantemente il suo lavoro. Dalla diapositiva alla polaroid al digitale, seguirà gli sviluppi tecnici della fotografia continuando sempre a sperimentare...
(estratto da: https://www.arapacis.it/it/mostra-evento/franco-fontana-retrospective)
Museo dell'Ara Pacis - Galleria 4
Via Guido Reni 4a - Roma
Info +39 06.320.19.54
Orari: tutti i giorni 9,30/19,30



