
Cartolina Nov.2025 L'Ultima Cima
Se fossi un condannato a morte a cui viene concesso di realizzare un ultimo desiderio chiederei… un’ultima cima; di cime ne ho salite così tante che è impossibile ricordarle tutte, così tante e così diverse, quindi cosa cambierebbe salirne ancora una?
Non sarebbe un’esperienza nuova, non potrei aspettarmi chissà cosa, a dispetto invece di tanti posti che avrei voluto visitare, tante situazioni che avrei voluto vivere, tanta conoscenza che avrei voluto acquisire; eppure tutto questo fa parte di un bagaglio che so di non poter portare con me, tutto ciò che ho vissuto, sperimentato su questa terra, so che rimarrà qui con il mio corpo, con la mia storia che si scolorirà pian piano nel tempo come quella delle tante persone che mi hanno preceduto.
Allora cosa avrebbe di speciale quest’ultima cima?
Guardando questa foto mi è venuto in mente quello stato d’animo che provo arrivando in cima alla montagna, a volte dura pochi istanti, a volte qualche minuto, ti senti come sospeso dalla vita reale, ti sembra di essere entrato in un’altra dimensione dove sperimenti una profonda pace interiore, ti senti in pace col mondo intero, una volta tanto “sazio” di quel che sei, completo, nulla ti manca, e non tanto perché hai raggiunto la meta ma perché tu ne sei entrato a far parte, ti senti parte di quel progetto a cui non si riesce a dare un nome nella vita reale.
Non la chiamerei felicità, perché questa è pur sempre legata al soddisfacimento di alcuni nostri bisogni più o meno primari, quanto un refrigerio dell’animo, un po’ come la sensazione di freschezza che invade tutto il nostro corpo quando ci dissetiamo con dell’acqua in una giornata particolarmente calda, non è il sapore dell’acqua a darci piacere ma la sensazione di sollievo che si diffonde in noi.
Ecco lasciando questo mondo vorrei assaporare ancora una volta quello stato d’animo, sperando forse che sia l’unico bagaglio che mi sia concesso di portare con me.
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Cartolina Ott.2025 Il peso dei nostri passi
Quanti sforzi fa l’uomo per elevarsi, per salire più in alto rispetto alla sua posizione iniziale, lo ha sempre fatto, fin da quando abbiamo nozione della sua presenza sulla Terra, l’uomo ha lasciato dei segni, all’inizio pochi, poi sempre più numerosi, e tutti proprio tutti raccontano di uno sforzo sovrumano, uno sforzo che andava sempre un tanto più in là di quanto sarebbe bastato alla semplice sopravvivenza, al mantenimento dello status quo.
Ed ognuno nella propria esperienza può sentire il peso di questo cammino, si perché in ogni fase della nostra vita abbiamo sperimentato che per ottenere un qualsiasi risultato bisogna impegnarsi e faticare, non basta stare alla finestra, fin da piccoli anche già solo giocando abbiamo iniziato a comprendere il significato della sofferenza, della privazione, della sconfitta, così come quello della gioia, quel senso piacevole e potente di appagamento per il conseguimento di un risultato che ci eravamo immaginati, magari per emulare qualcosa che avevamo visto intorno a noi e che sembrava soddisfare qualche nostra esigenza innata.
E poi crescendo: chi può dire che sia facile raggiungere dei risultati nello studio senza applicarsi, senza spendere tempo ed energie sui libri o con altri mezzi di apprendimento; o chi può dire che sia facile realizzarsi nel lavoro senza sforzarsi di comprendere i colleghi, senza cercare dei compromessi, senza essere disposti a mettere da parte il proprio orgoglio, senza cercare la collaborazione degli altri; o ancora chi può dire che sia facile costruire e mantenere una famiglia, senza essere disposti a sacrificarsi, soffrire, ascoltare il proprio partner ed i figli; ed infine in qualsiasi disciplina sportiva, chi può dire che sia facile ottenere dei bei risultati senza alcun allenamento, senza alcuno sforzo non solo fisico ma anche mentale, per cercare di superare quel limite che vediamo davanti a noi eppure sentiamo alla nostra portata.
E nonostante tutti questi sforzi, quante volte ci è capitato di non ottenere il risultato che speravamo, anzi quante volte nonostante i nostri sforzi siamo tornati a casa sconfitti, quante volte ci è capitato di essere stati travisati, ignorati, se non incolpati, traditi, abbandonati, quante volte…
E quando inizia un nuovo giorno che sia a scuola, al lavoro, in famiglia, o nello sport che pratichiamo, può capitare di sentirsi smarriti, può capitare di chiedersi se ne valga la pena di fare tanta fatica, di metterci tanto impegno nelle cose che facciamo, o non sarebbe meglio fermarsi, mettersi alla finestra o… sparire!
Ora guardate questa foto: andare per monti è faticoso, la montagna non fa sconti, e per salire in alto, così come per scendere, bisogna sudare, spesso per raggiungere la cima bisogna superare quello che credevamo fosse il nostro limite, tirando fuori dal nostro corpo non solo la forza fisica ma anche la volontà necessaria a raggiungere la meta, si può ben dire che seguendo un sentiero si sente tutto, ma proprio tutto, il peso dei nostri passi; eppure la montagna non ti delude mai, si potrebbe dire che non ti tradisce mai, non disconosce i tuoi sforzi, il tuo impegno, anche quando non raggiungi la cima, perché basta voltarsi indietro (foto) per scoprire quanto in alto ci abbiano portato i nostri passi, quanta strada si sia fatta, quanto lontano possa guardare ancora il nostro sguardo.
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Cartolina Set.2025 La Porta Invisibile
Come in certi giochini della Settimana Enigmistica questa immagine nasconde un oggetto misterioso, invisibile, ed è buffo perché neanche io all’inizio l’avevo notato; come mi è già capitato di scrivere nel passato io non costruisco mai una foto, cioè non immagino prima nella mia mente di voler fare una certa foto, mi guardo semplicemente attorno, mi lascio ispirare da quello che vedono e sentono i miei sensi, da quello che la Natura e il paesaggio mi offrono in quel momento, e scatto; ma per quanto rallenti il passo, per quanto mi sforzi di fare silenzio dentro di me e di mettermi in ascolto, non c’è mai abbastanza tempo e forse… rimane sempre un pizzico di superbia, quella che ci fa credere di aver visto ormai tutto quello che c’era da vedere, o per lo meno le cose più importanti, e di passare oltre.
Ma per fortuna ci sono le foto!
Si perché per me la macchina fotografica è come una rete: quando il pescatore getta le reti nelle profondità del mare non vede quello che si trova al di sotto, può solo sperare di aver scelto il posto giusto, il momento giusto ed utilizzato la rete più adatta, ma è solo quando recupera le reti sulla barca che scopre se è stata una buona pesca; allo stesso modo per me, solo una volta tornato a casa, quando riguardo con calma le foto fatte, solo allora scopro il mio bottino, scopro se tra queste ce ne sia qualcuna di speciale che entrerà a far parte del mio “tesoro”.
È solo allora, ma altre volte capita anche a distanza di tempo (riguardandole), che le foto mi parlano, mi parlano di un mondo che si può vedere solo con il cuore; così questo scatto, mi era subito piaciuto ma sentivo che nascondeva qualcos’altro, ad un primo sguardo non te ne accorgi, bisogna starlo a guardare un pochino, poi mi è venuta in aiuto la palina segnavia sulla sx, assomigliava a qualcosa, ma cosa… ma certo: a una chiave!
Da lì a capire quale fosse l’oggetto misterioso è stato facile, è stato facile vedere la porta che fino a quel momento era rimasta celata, e riconoscere al di là, in quell’orizzonte che incontra un cielo azzurro, la Speranza, quella speranza che non muore mai, indistruttibile, che risorge come una fenice dalle ceneri dei momenti più cupi e dolorosi della nostra esistenza, è stato facile riconoscere nelle cime che si accavallano una dietro l’altra davanti allo sguardo i nostri Sogni, e non dobbiamo demoralizzarci se alcuni ci sembrano irraggiungibili, perché l’importante è continuare ad averli.
Così come non è importante che direzione prenderemo (le frecce della chiave-palina), perché ogni strada è quella giusta, ogni strada ci aiuterà a crescere e ci porterà proprio lì dove volevamo arrivare, se lungo ogni strada che percorreremo sapremo cogliere il valore che c’è in ogni passaggio, non c’è infatti persona più ricca di colui che riesce a dare valore anche alle sconfitte, ai momenti dolorosi, alla sofferenza.
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Cartolina Ago.2025 Strano come una discesa dal basso sembri una salita
Tanti anni fa lessi questi frase, nella sua disarmante ingenuità e verità mi è sempre rimasta impressa, ed ogni tanto mi fa bene ricordarmela, ricordarmi come tutte le cose, anche le più “assolute e incontestabili” verità possano cambiare velocemente direzione/significato a seconda del punto di osservazione da cui si valutano; ogni volta che un problema ostacola la nostra presunta libertà, bella parola dietro cui camuffiamo spesso il nostro egoismo, occupiamo tanto tempo e risorse per cercare una soluzione, quando la soluzione si troverebbe semplicemente cambiando la prospettiva.
Detto in altre parole: la vita è fatta di salite e di discese, la storia è fatta di salite e di discese, non possiamo modificare questa realtà anche se a tutti piacerebbe costruire la propria casa in “piano”, sarà sempre così, ma possiamo ricordarci quando stiamo in alto, del tempo in cui stavamo in basso, e quando stiamo in basso che potremo tornare a stare in alto; se la salita e la discesa sono intercambiabili, allora significa che ogni salita è un’opportunità, uno stimolo per raggiungere nuovi obiettivi, mentre ogni discesa è la possibilità di lasciarsi alle spalle vecchi obiettivi per intraprenderne di nuovi.
Credo che l’uomo saggio sia colui che focalizza l’attenzione non sulla salita, ne sulla discesa, ma sulla montagna, e non c’è nuova montagna che non si raggiunga tramite… una discesa!
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P.S. A proposito, l'aforisma non è opera di un noto filosofo o scrittore, ma qualche autore geniale l’ha voluto mettere in bocca ad un personaggio della Walt Disney: Pippo.

Cartolina Lug.2025 Ritorno al Passato
Mi capita spesso durante le mie passeggiate di raggiungere degli angoli un po’ speciali, spesso si tratta di belvedere, o più semplicemente di luoghi che t’invitano a fermarti, a perderti nella bellezza del paesaggio che li circonda; questa foto per esempio è stata scattata su una terrazza che si trovava ai piedi di alcune cascate incontrate lungo l’Alta Via della Valmalenco.
È in queste occasioni che mi piace fantasticare un poco, e faccio un giochino mentale, provo a cercare d’immaginarmi lo stesso identico posto in cui mi trovo, ma andando a ritroso nel tempo, prima magari a soli 50 anni, poi via via più indietro, a come doveva essere quel posto al tempo del Medioevo, penso alle abitazioni ed alle vie di comunicazione che si trovavano nei dintorni, a quante persone frequentavano quel posto, a cosa penserebbero se quelle stesse persone mi vedessero oggi con la mia attrezzatura e vestiti moderni.
Poi penso al tempo dell’Antica Roma: i legionari romani saranno mai passati da quelle parti?
Ed il luogo a quel tempo aveva lo stesso aspetto?
E non mi fermo lì ma vado ancora più indietro, perché sebbene i tempi della Terra si misurino con valori infinitamente più grandi rispetto alla vita umana, mi chiedo ci sarà pur stato un momento in cui, per esempio, gli enormi macigni rappresentati in foto si sono messi in quella posizione, si potrebbe dire che siano in piedi e che un’artista un poco distratto li abbia accatastati lì alla bell’e meglio in attesa dell’ispirazione per scolpirli; e prima di quei massi?
Com’era questo posto un milione di anni fa, cinquanta milioni di anni fa?
Probabilmente non esisteva neppure, stava in fondo al mare o chissà dove, eppure il suo destino era già disegnato su un fantasmagorico puzzle che si compone e si scompone lentamente ma inesorabilmente in un gioco senza fine.
Può sembrare un giochino stupido, un passatempo che non avrà mai le sue risposte, ma per me è una maniera per far respirare la mente oltre che il corpo, darle modo di spaziare libera, svincolata dai limiti del corpo e dal peso degli anni, e credo in fin dei conti sia anche una maniera per sentirmi meno solo su quel sentiero, sul sentiero che da Roma mi ha condotto fino in Valmalenco, e da lì ancora in tanti altri luoghi, perché nel momento in cui immagino una storia ne entro anche io a far parte, e chi verrà dopo di me se avrà voglia di fermarsi ed ascoltare…sentirà anche i miei passi.
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Albert Watson - Roma Codex |
| mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni | |
| 29 maggio / 03 agosto 2025 |
Il fotografo newyorkese Albert Watson sfida le rappresentazioni convenzionali della Città eterna, delineando un racconto antropologico contemporaneo della sua essenza più autentica.
La mostra presenta 200 fotografie in bianco e nero e a colori, spesso di grande formato, allestite nelle prime tre principali sale di Palazzo Esposizioni Roma; le immagini sono disposte secondo una logica istintiva e non tematica, per riflettere una fruizione libera e contemporanea.
Nel vasto spazio espositivo, momenti umani intimi e spontanei sono accostati all’imponenza architettonica e storica della Città, in un gioco di rimandi tra Roma e coloro che la abitano e la definiscono.
Albert Watson abbatte le gerarchie: un ritratto, un paesaggio, un interno, un volto anonimo o una celebrità convivono con la stessa intensità narrativa.
(estratto da: https://www.palazzoesposizioniroma.it/mostra/albert-watson-roma-codex)
Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Orari: lun.mar.mer.dom. 10,00/20,00 - gio.ven.sab. 10,00/22,30

Cartolina Giu.2025 Fiori dalla Roccia
Un giorno mentre mi recavo in ufficio a Roma, percorrendo il marciapiede che conduceva all’entrata, vidi da lontano lungo il muro di recinzione foderato da pesanti lastre di travertino romano un puntino rosso, questo attirò la mia attenzione e man mano che mi avvicinai prese sempre più le sembianze di una fragolina…e si, era proprio una fragolina di bosco!
Ora passi pure che le fragoline di bosco possono crescere anche in una città come Roma purché trovino le condizioni giuste in quanto a umidità e substrato, passi pure che da qualche parte nella zona dove io lavoravo si trovassero delle piante di fragolina di bosco (effettivamente infatti scoprii successivamente che si trovavano proprio in un parco adiacente), ma quante possibilità ci potevano essere che uno di questi piccolissimi semi venisse trasportato dal vento e si andasse a depositare tra due lastre di travertino perfettamente allineate, dove non si sarebbe riuscito ad infilare neppure un unghia, ed una volta lì senza che nessuno se ne prendesse cura germogliasse, fiorisse e fruttificasse?
Ripenso spesso a questo aneddoto, altre volte mi era capitato di trovare fiori sbocciati nei punti più inpensabili, ma quella volta fu diverso, ho la passione per il giardinaggio, ed i fiori in particolare, e so quanto a volte sia difficile far allignare piante, perché per godere della loro bellezza cerchiamo di forzarle a condizioni per loro non ideali; ma quella fragolina fu veramente speciale, gridava…nel suo piccolo, la sua voglia di vita, la sua voglia di vincere anche contro la pietra più dura, di campare d’aria pur di portare a compimento la sua missione, la sua rossa missione.
Vorrei avere la forza di quella fragolina, e ci penso quando per un minimo contrattempo, per una difficoltà, un’incomprensione, una sofferenza per una malattia od un’offesa ricevuta, mi sembra di non essere più all’altezza della situazione, di non avere le capacità per superare quel problema; quella fragolina mi ricorda che nella vita bisogna adattarsi al posto dove il “vento” ti ha condotto, e trasformare ogni situazione in un’opportunità, perché se dalla pietra può nascere un fiore, allora anche io posso lasciare questo mondo un pochino migliore di come l’ho trovato.
Buona visione con la cartolina di Giugno su Maupanphoto.com
| World Press Photo Exhibition 2025 | ![]() |
| mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni |
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| 06 maggio / 29 giugno 2025 |
World Press Photo 2025 presenta a Palazzo Esposizioni Roma le foto vincitrici del prestigioso contest di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti, contribuendo a costruire la storia del giornalismo visivo mondiale.
Da 70 anni il concorso World Press Photo premia i migliori reportage e immagini documentarie del mondo. I vincitori di quest'anno sono stati selezionati tra 59.320 fotografie di 3.778 fotografi di 141 Paesi.
Si tratta di immagini di lotta e di sfida ma anche di calore umano e di coraggio - un lavoro visivamente stupefacente che porta ad approfondire le storie che si celano dietro le notizie.
(estratto da: https://www.palazzoesposizioniroma.it/mostra/world-press-photo-exhibition-2025)
Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Orari: lun.mar.mer.dom. 10,00/20,00 - gio.ven.sab. 10,00/22,30

Cartolina Mag.2025 la Porta
L’Arco di Trevi te lo ritrovi davanti così all’improvviso, su una banalissima stradicciola di montagna, senza che sia preannunciato da cartelli altisonanti come è d’uso per le vestigia importanti, eppure ha 2200 anni di storia, della nostra storia, non sono pochi!
A guardarlo mi viene in mente che abbiamo bisogno di porte, buffo… a dire il vero sarebbe meglio che non ci fossero le porte, tutto sarebbe più scorrevole, tutto fluirebbe senza inutili fermate, contrattempi; eppure è proprio su quell’uscio che ci siamo incontrati, ci siamo salutati, ci siamo conosciuti, abbiamo commerciato e, ahimè, abbiamo anche combattuto; su quell’uscio si potrebbe dire è cresciuta pian piano la nostra umanità, la nostra socialità, il nostro bisogno dell’altro, perché che lo si voglia o no, anche quando l’altro non ci piace, è l’unica possibilità che abbiamo di “arricchirci”, di guardarci allo specchio e capire qualcosa in più di noi.
Sulle soglie di queste porte è stata fatta la storia, hanno segnato il passaggio di confini, di culture, in un incessante scambio tra le parti; ma lo scambio, di cui la storia stessa si nutre, attraverso cui l’umanità stessa è cresciuta, è sempre e solo avvenuto nel momento del passaggio: è nel varcare la soglia di una porta che troviamo qualcosa di nuovo e nello stesso tempo portiamo con noi, come delle specie aliene, il nostro bagaglio, la nostra mercanzia.
A guardarlo mi viene in mente che abbiamo bisogno di porte… aperte, una porta chiusa altrimenti vale quanto un muro che frena, interrompe, ostacola, nega qualsiasi dialogo; perché sopra ogni altra cosa, a prescindere di quale sia stato il percorso che ci ha condotto fin lì, di quale sia il percorso che ci si prospetta, che si sia arrivati come emigranti, turisti o commercianti, una porta aperta è una possibilità: la possibilità di continuare il nostro viaggio.
Buona visione con la cartolina di Maggio su Maupanphoto.com

Cartolina Apr.2025 Sentieri
La vita di ognuno di noi è costellata di sentieri, di molti abbiamo perso traccia camuffati dal tempo, ma chissà quante delle strade che percorriamo distrattamente oggi sono nate secoli fa come semplici sentieri, poi divenuti piste sterrate, strade selciate, oggi neri nastri d’asfalto, e chissà quante storie potrebbero raccontare queste strade!
Eppure all’inizio ogni spostamento iniziava con un sentiero, si perché non c’era altro modo all’uomo primitivo (e non solo) per spostarsi da un luogo all’altro, ed una volta che ha imparato a navigare gli stessi fiumi e i mari sono divenuti sentieri d’acqua.
Nell’epoca moderna releghiamo ormai questo compito di collegamento “primitivo” solo ai percorsi, in genere di terra battuta, che incontriamo in aree naturali, ed in particolar modo in montagna, succede così che l’escursionista divenga il soggetto privilegiato per conoscerli ed apprezzarli; camminare infatti è la condizione migliore per entrare in contatto con il paesaggio che ci circonda, con il tempo poi si scopre che è il sentiero stesso una ricchezza, perché è uno stimolo, un confronto continuo con le nostre abilità, le nostre paure, le nostre aspirazioni, e attraverso questo confronto il sentiero ci aiuta a crescere, a divenire delle persone… migliori? forse, ma sicuramente più preparate alle difficoltà della vita.
Io quando iniziai ad andare in montagna presi l’abitudine di annotare su un quaderno il nome delle cime salite, dopo un po’ di anni però mi accorsi che questo non era più sufficiente, i ricordi si confondevano col tempo, i sentieri e le cime sembravano svanire con loro, così capitava che guardando una diapositiva non ricordassi più dove l’avevo scattata; cominciai allora a prendere degli appunti, prima al termine dell’escursione una volta tornato a casa, poi durante l’escursione stessa, appunti che con il tempo divennero delle relazioni sempre più dettagliate, dei piccoli racconti.
Scoprii allora che non solo riuscivo a memorizzare meglio i luoghi e i percorsi fatti, ma a casa riportando in bella copia la relazione potevo colmare quelle lacune, quei dubbi sorti durante il percorso, “correggere il tiro” se necessario per la volta seguente, rivivere la passeggiata ed apprezzarne magari degli aspetti che avevo trascurato sul posto.
Oggi ho compreso che la relazione di un’escursione in montagna più che in altri contesti è un racconto mai definitivo, sempre in trasformazione, perché è frutto delle nostre emozioni suscitate sia dalle condizioni metereologiche incontrate, sia da quelle psicologiche e fisiche vissute in quel momento, sia infine per la stagione che la natura stessa stava attraversando, per non paralre poi del paesaggio incontrato, che specie a bassa quota cambia col tempo, e così ti accorgi che anche i sentieri invecchiano o si trasformano.
Oggi il sito Maupanphoto si arricchisce di una nuova pagina: Sentieri, una raccolta di relazioni (anche se a me piace più vederle come dei racconti) sulle escursioni da me fatte negli anni, con la speranza che siano un ulteriore stimolo, insieme alle foto, per mettersi in cammino nella Natura ed anche un po’ con noi stessi; un amico silenzioso che ci accompagni a conoscere angoli bellissimi, ricchi di fascino, storia, emozioni.
Per certi versi si potrebbe dire che questa pagina, e la raccolta che contiene, arrivi un po’ in ritardo, oggi molti escursionisti sono alla ricerca delle tracce gps, troppo alto il desiderio di arrivare alla meta, troppe le mete da raggiungere, per rischiare di compromettere l’esito finale con descrizioni testuali che debbono essere interpretate, ed a volte possono anche contenere degli errori; ma io sono troppo innamorato dei sentieri per ridurli a delle semplici linee su un visore digitale, e credo che ci sia ancora chi apprezzerà questo approccio più “primitivo” col territorio.
È stato e continua ad essere un lavoro lungo e impegnativo (al momento ho pubblicato solo le relazioni di due aree geografiche), ogni volta che rileggo una relazione vecchia o torno a percorrere un sentiero fatto anni prima, mi viene da correggere qualcosa anche solo per dirlo in un altro modo, ma alla fine mi son detto ora o mai più.
Credo che Sentieri si potrebbe definire il fil rouge degli album fotografici del sito, Sentieri infatti racconta la direzione seguita lungo tanti percorsi fatti, ma ricordate che se ne farete uso quello che poi vedrete dipenderà solo da voi!
Buona visione con la cartolina di Aprile su Maupanphoto.com

Cartolina Mar.2025 Glifi sulla neve
C’è una caratteristica che accomuna le distese di neve e le distese di sabbia, divengono testimoni di un passaggio: che sia per pochi minuti, ore o giorni, custodiscono una memoria incompleta, ma proprio per questo affascinante, del passaggio di una "storia", non necessariamente di un essere vivente ma anche, per esempio, di un evento atmosferico; ed è divertente dal mio punto di vista risalire, da questa traccia lasciata sul terreno, all’identikit dell’arteficie, a volte viene da dire dell’artista, tanto son belle, aggraziate e fantasiose certe tracce o impronte.
Per questo mi piace, quando cammino sulla battigia così come sulla neve, voltarmi spesso per vedere quali impronte sto lasciando, quali indizi sto lasciando del mio passaggio a chi verrà dopo di me, a chi, curioso come me, si domanderà chi è passato per di là.
Ma è un gioco a tempo, basta un’onda più invadente delle altre, qualche folata di vento, o le nuvole che aprendosi lasciano arrivare al suolo gli altezzosi raggi del Sole, ed ecco che l’impronta si dissolve, svanisce, e tutto è di nuovo pronto per una nuova traccia, una nuova storia; come se il quadro del pittore tornasse improvvisamente bianco, pronto per nuovi disegni, così la Natura resetta i segni del nostro passaggio, lasciando ad altri la bellissima sensazione di essere gli artefici della propria strada, una nuova strada.
Un po’ come quando io e mio fratello da bambini giocavamo a biglie sulla spiaggia, ed io mi divertivo un mondo quando lui, prendendomi per i piedi, mi trascinava in lungo e largo sulla sabbia creando le più contorte piste da gioco, ogni giorno una nuova pista, in fondo contenti che quella del giorno prima fosse andata distrutta dalle onde o dal passaggio dei bagnanti.
Allo stesso modo ora, da grande, quando scivolo con gli sci sui luccicanti, bianchi e immacolati mantelli di neve, cerco, per quanto mi è possibile, di lasciare che il mio movimento fluisca dolce, disegnando glifi sulla neve, ben conscio di essere solo un modesto apprendista nell’opera che la Natura ha creato intorno a me, ma ben contento di lasciare dietro di me un’impronta leggera, per dare modo a chi seguirà il piacere di disegnare la sua via, la sua storia.
Buona visione con la cartolina di Marzo su Maupanphoto.com

