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Maupan Photo

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Aggiornamento Ott.2020
È on-line l’ultimo aggiornamento dell’archivio fotografico con le foto scattate fino al 24/10/2020; causa Covid-19 e conseguente divieto per molto tempo degli spostamenti, gli eventi e quindi le foto di quest’anno sono risultati molto inferiori rispetto agli anni precedenti, anche se d’altro canto questo mi ha dato modo di potere effettuare più velocemente l’upgrade dell’archivio.
Insomma quest’anno c’è meno scelta e con mio grande dispiacere nessun paesaggio marino, personalmente però in questo mio girovagare a “caccia di paesaggi” le sorprese non sono mancate: ho scoperto di quanto sia affascinante fotografare le vestigia dell’antichità, perché ogni scatto stimola l’immaginazione in un gioco di incastri tra quel che è e quel che doveva essere (eventi vari su siti archeologici); mi son sentito catapultato su un tratto di costa sarda in uno sperduto laghetto alpino a 3000m. di quota, scoprendo come la combinazione degli elementi possa a volte prendere il sopravvento sulla collocazione geografica (East Side of Cevedale); sono rimasto sbalordito nel vedere di come anche la storia umana, così fugace ed effimera, a volte possa entrare a far parte del paesaggio, fondersi con esso, seguendo un destino che sfugge di mano ai creatori stessi (Fortezza di Fenestrelle); poche parole infine mi sono bastate per riscoprire che ci sono ancora rifugisti che fanno il loro lavoro per passione e non per denaro, e senza i quali la mia/la nostra esperienza in montagna sarebbe un po’ meno “saporita” (Giro dell’Orsiera).
Per ultimo una raccomandazione: vi prego di avvisarmi se riscontrate qualche errore nella fruibilità dell’archivio o nella descrizione delle foto per darmi modo d’intervenire e migliorarlo, per il resto spero che navigando sul sito possiate trovare nuovi stimoli e idee per disegnare le vostre strade, e vi auguro come sempre buona visione su Maupanphoto.com

Di seguito riporto l'elenco degli eventi raggruppati per area geografica e gruppo montuoso; dal sito si può risalire ad un evento (i più recenti sono sempre quelli elencati per primi nella galleria selezionata) dalla pagina di Archivio filtrando prima tramite le aree geografiche poi con i gruppi montuosi, oppure tramite una ricerca testuale nella casella Cerca (in questo caso se si conosce scrivere il titolo completo dell’evento che, salvo rare eccezioni, verrà riportato come unico risultato della lista di risposta).

ALPI SUD-OCCIDENTALI https://maupanphoto.com/index.php/archivio/alpi-sud-occidentali
Alpi del Monginevro > Monte Orsiera per il Lago del Ciardonnet // Giro dell'Orsiera dal Rifugio Selleries // Punta Cristalliera per il Lago la Manica // Fortezza di Fenestrelle per la Passeggiata Reale

ALPI SUD-ORIENTALI https://maupanphoto.com/index.php/archivio/alpi-sud-orientali
Prealpi Gardesane > Monte Altissimo per Malga Campo
Alpi dell'Ortles > East Side of Cevedale dalla Val Martello

APPENNINO CENTRALE CATENA OCCIDENTALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-occidentale
Monti della Tolfa > Monte Palarese per Fondo Grande
Agro romano > Parco degli Acquedotti (Roma) // Terme di Caracalla (Roma)
Monti Tiburtini > Villa Adriana (Tivoli) // Villa Gregoriana (Tivoli)
Monti Lepini > Monte Lupone (4) per le Fosse
Monti Ausoni > Monte Romano (2) per Monte Peschio
Monti Simbruini > Monte San Bartolomeo e Castell'Amato per la Cresta Nord-Ovest
Monti Lucretili > Monte Pellecchia per la Cresta Nord-Ovest
Monti Ernici > Monte Peccia, Rotondo e Ortara per la Cresta Sud // Colle Viglio per il Fosso Canai

APPENNINO CENTRALE CATENA CENTRALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-centrale
Monti Reatini > Monte Rotondo per la Valle Ravara
Monti del Cicolano > Monte Nuria e Nurietta per la Cresta Ovest
Monti del Velino > Monte Magnola (3) per Monte Pidocchio
Monti del Sirente > Monte Lungo e delle Revecena per la Valle del Mago // Sperone di Mezzo per il Canale della Slavina
Monti del Cornacchia > Serra del Re per la Valle Lattara
Monti Marsicani > Serra della Terratta Cima Nord per la Serra del Carapale

APPENNINO CENTRALE CATENA ORIENTALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-orientale
Monti del Gran Sasso Sud > Cima Alto Venacquaro per la Cresta delle Malecoste // Cima Bifida di Monte Faeto per il Piano di Pietranzoni
Monti della Laga > la Via della Ranna per il Fosso di Selva Grande

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Cartolina Nov.2020 I Pilastri del Cielo
Mi ricordo di aver imparato a disegnare da bambino facendo fondamentalmente case ed alberi, e mi sorprendo oggi guardando con gli occhi di un adulto di scoprire che sono in fondo la stessa cosa; oggi guardando un albero non posso fare a meno di pensare che è lui la mia vera casa, senza di lui mi mancherebbe la terra sotto i piedi, mi mancherebbe l’aria che respiro, l’acqua che mi disseta, l’ombra che mi ristora, il tetto che mi ripara, e come se non bastasse tutta la sua vita è un inno di saggezza, un promemoria silenzioso dell’essenza della vita.
Vorrei abbracciare tutti gli alberi che incontro, e non certo per aspettarmi una risposta, per stabilire un contatto, ma perché mi sento in debito con loro, con tutti indistintamente, mi sentirei perso senza di loro come una cicala che all’arrivo dell’inverno non sa dove andare a riparasi; non fa niente se mi prenderanno per pazzo, ma ho imparato che sono loro i pilastri del nostro cielo, senza il quale saremmo alla mercé del buio e freddo spazio.
Buona visione con la cartolina di Novembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ott.2020 Il Peso della Farfalla
Molto, molto difficilmente penso una foto prima di scattarla, non la costruisco nella mente per poi cercarla al di fuori, non riesco a fare foto a tema, sono un fotografo di paesaggio e utilizzo quello che mi trovo davanti agli occhi, il più delle volte seguo un sentiero e cerco di cogliere qua è là i tasselli di una storia, di un’emozione, ma un piccolo compito me lo son dato, ed è quello di raccontare i “piccoli mondi”, quei piccoli paesaggi che si trovano ai nostri piedi e che spesso trascuriamo catturati dai grandi orizzonti.
Siamo abituati a pensare, e di conseguenza a guardare, in grande, eppure la Natura mi ha insegnato che si regge proprio su questi piccoli mondi, a cui noi invece siamo abituati a dare poco importanza vista la loro “statura”; dietro ogni grande paesaggio che ci coinvolge e ci emoziona, ci sono tantissimi piccoli mondi che hanno contribuito, come le tessere di un mosaico, a costruire quel panorama, quella visione che abbiamo di fronte agli occhi.
La Natura mi ha insegnato che per comprendere il cielo bisogna partire dalle formiche ai nostri piedi, che il peso di una farfalla è importante quanto quello di un elefante, e non credo sia un caso se l’animale più grande esistente sul nostro pianeta, le balene, si cibi di uno degli organismi più piccoli che ci siano, che a stento riusciamo a vedere a occhio nudo: il plancton.
Così la foto della cartolina di Ottobre, nelle mie intenzioni, non è né la foto di un fiore, né la foto di una farfalla, ma di un piccolo mondo.
Buona visione su Maupanphoto.com

World Press Photo 2020
minia mostra
mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni
16 giugno / 02 agosto 2020

Si terrà dal 16 giugno al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra del World Press Photo 2020; la rassegna, inizialmente programmata per il 25 aprile e rinviata a causa dell’emergenza sanitaria, presenta in anteprima nazionale le 139 foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti; l’esposizione è ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.
In mostra, per la prima volta, anche una selezione delle foto iconiche che hanno vinto il premio come Foto dell'Anno dal 1955 ad oggi.
Oltre alle foto, in mostra per il secondo anno una sezione dedicata al Digital Storytelling con una serie di video che raccontano gli eventi cruciali del nostro tempo. (estratto da: http://www.worldpressphotoroma.it/)


Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Prenotazione online obbligatoria
Orari: mar.mer.gio.dom. 10,00/20,00 - ven.sab. 10,00/22,30 - lun.chiuso

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Cartolina Set.2020 Il Foglio Bianco
Ci sono foto che raccontano, altre che si fanno raccontare, può sembrare solo un gioco di parole ma in realtà c’è molto di più.
Le foto che raccontano sono quelle che comunicano un “messaggio” direttamente, il fotografo/artista vuole dire o rappresentare qualcosa ma non lascia molto spazio al contributo dello spettatore, sono foto che a prima vista impressionano, stupiscono, e possono anche coinvolgere emotivamente lo spettatore che rimane tuttavia passivo di fronte ad esse, possono risultare scatti molto intensi, belli ma freddi, statici.
Le foto che si fanno raccontare sono quelle che mostrano e nascondono, dicono e non dicono, raccontano un luogo o un fatto ma ne fanno immaginare altri, sono foto che stuzzicano senza appagare la curiosità dello spettatore, foto che hanno la pretesa di coinvolgerlo in profondità, di chiedergli di completare lui, con la sua fantasia, le sue emozioni del momento, quel quadro.
Le foto che raccontano sono quelle che quando le guardate la prima volta dite: “Che belle!”, ma che se ci pensate un po’ su non vorreste mai avere come stampa nella vostra stanza, perché ogni volta che le guardereste vi racconterebbero sempre la stessa storia, sono foto fine a se stesse, a volte interpretazioni originali della realtà ma che perdono la loro forza, appassiscono, dopo i primi sguardi.
Le foto che si fanno raccontare sono quelle che non vi dispiacerebbe incontrare risvegliandovi ogni mattina, sono quelle che vi aprono ogni giorno una finestra simile ma diversa dalla precedente visione, che assecondano in un certo senso il vostro stato d’animo del momento, sono foto che ogni volta vi propongono un foglio bianco e lasciano a voi la possibilità di riempirlo.
Credo che ognuno di noi dovrebbe lasciare un foglio bianco nel suo diario, un foglio bianco è la possibilità di cambiare direzione alla propria vita.
Buona visione con la cartolina di Settembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ago.2020 Rampa di Lancio
Nonostante negli anni abbia imparato a leggere le cartine topografiche e conseguentemente ad immaginarmi la conformazione del paesaggio rappresentato, nulla può anticiparti la personalità di una montagna, di una cima, finché non la ammiri dal vivo; non sempre si manifesta immediatamente, a volte bisogna saper aspettare, altre si nasconde dietro mutevoli condizioni metereologiche confondendoci le idee, altre ancora si mostra sfacciatamente quasi a sfidarci, altre infine, nel breve tempo che ci confrontiamo con lei, ci accorgiamo di non averla compresa.
Eppure è grazie a questa personalità, a volte manifesta a volte meno, che guardo alle montagne come a qualcosa di vivo, non quindi perché so che anche loro cambiano il loro aspetto e persino si “muovono”, seppur con tempi biblici rispetto a quelli umani, ma perché avverto questa personalità che non mi ha fatto mai poter affermare dopo migliaia di cime viste che ce ne sia una uguale all’altra o che ti dia le stesse sensazioni a ben guardare; ed ancora agli umori che questa personalità ti mostra, perché una cima a volte ti respinge, a volte si nasconde dietro un fitto velo di nubi, a volte ti inganna, ma nella maggior parte delle volte…si concede.
C’è però una cosa che accomuna tutte le montagne, per quanto assumano le forme più svariate, alcune tozze, altre slanciate, altre aguzze, tutte ma proprio tutte si protendono verso l’alto, può sembrare scontato ma a mio avviso è molto di più: anche loro, nonostante il loro peso e immobilità (apparente), manifestano il significato più profondo della vita sulla terra, una spinta verso l’alto, verso l’evoluzione, verso il cambiamento, verso l’ignoto.
E son certo anche per questo che io come tanti altri le amiamo, perché rappresentano una rampa di lancio per i nostri sogni, un invito a guardare oltre, a mettersi in cammino per guadagnare nuovi orizzonti, perché una cima non dovrebbe mai essere un punto di arrivo ma un trampolino di lancio!
Buona visione con la cartolina di Agosto su Maupanphoto.com

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Cartolina Lug.2020 Suite Grappa
Una quindicina di anni fa percorrendo l’Alta Via 8 delle Dolomiti o degli Eroi sul Massiccio del Grappa, ebbi l’opportunità di una bellissima esperienza: dopo una giornata di faticoso cammino per sentieri impegnativi e spesso soffocati dalla vegetazione arrivai ad una dolce radura dove trovai la Malga Conte, subito rimasi colpito da un curato orticello, del tutto inaspettato in quell’ambito, ma anche il resto della malga denotava una cura ed un’attenzione che mi lasciò sorpreso, in più c’era il tetto così particolare, fatto di foglie che m’incuriosiva oltre modo.
Ebbi la fortuna d’incontrare il proprietario, il Signor Giovanni, con cui iniziai a parlare, e fu così che mi raccontò la storia di quel tetto, di quel tipo di tetto, chiamato sfogliarol, una storia così surreale che sembrava quasi inventata: si trattava di un sistema antico ma efficace per ricoprire le malghe di quelle montagne, a prima vista quei tetti di foglie che sembravano così delicati potevano in realtà durare anche una trentina d’anni!
Erano ottenuti con uno stretto intreccio di frasche di faggio, ma l’importante era che fossero raccolte in piena estate ed in un momento molto particolare (se non ricordo male in una notte di Luna piena), solo così le foglie seccando sarebbero rimaste attaccate ai rami per sempre, la costruzione di un tetto coinvolgeva tante persone, era un momento importante della comunità, e la sapienza nel saper intrecciare le frasche faceva si che il tetto divenisse impermeabile alla pioggia, alla neve, ma permeabile al vento che così non lo avrebbe abbattuto.
Purtroppo già allora mi disse che c’era il rischio che questa arte andasse perduta perché ormai poche persone ne erano a conoscenza e questo mi rattristò molto, e ancora oggi mi domando ricordando quell’alta via quante persone saranno rimaste capaci a costruire uno sfogliarol.
Ma il regalo più bello il Signor Giovanni me lo fece più tardi, gli dissi che al termine di quella tappa non era previsto alcun rifugio e che l’idea era di dormire ad un’altra malga-ricovero che si trovava poco più avanti, e lui, nonostante all’apparenza sembrasse una persona piuttosto introversa e schiva, mi offrì ospitalità; fu per me un grande onore ed andai a dormire proprio sul piano rialzato della sua malga, dove potei toccare con mano dall’interno quel tetto di foglie che tanto mi aveva colpito.
Non so se qualcuno mi capirà, ma non avrei fatto a cambio per nessuna suite per quanto lussuosa e a 5 stelle mi avessero offerto, perché per me quella suite non aveva prezzo!
Buona visione con la cartolina di Luglio su Maupanphoto.com

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Cartolina Giu.2020 L'Hotel dei Pastori
Il gruppo montuoso del Gran Sasso è sicuramente per la sua estensione e varietà una delle aree naturali più belle del centro Italia, ed in particolar modo il suo settore nord-orientale che si affaccia sulle colline teramane è una delle aree più indicate per itinerari di grande spessore, tra fatica (dislivelli elevati), avventura (percorsi non banali) e bellezza (paesaggi selvaggi e panorami strepitosi), ogni itinerario è un’avventura che ti rimane nel cuore, che fa storia a se, che non puoi paragonare con altri percorsi; così è per la salita al Monte Prena attraverso i Fossi/Nevai della Pila e della Rava.
Questa foto è tratta da quell’evento e porta con se tutto il suo carico di avventura, pur non vedendosi l’orizzonte il piccolo uomo che attraversa la sinuosa lingua del nevaio, quasi in punta di piedi, fa intuire uno scenario grandioso, dove la neve sembra suggellare l’unione tra le due facce della montagna: quella severa con le balze rocciose, e quella dolce dei pendii prativi.
E l’Hotel dei Pastori cosa c’entra?
Questo itinerario fa da scenario anche ad un piccolo aneddoto: prima di fare questa escursione avevo letto su una guida che lungo il percorso si trovava un luogo, un riparo, dove per secoli i pastori che portavano i loro greggi su questi ripidi e sconfinati prati usavano riunirsi, “hotel” era inteso un poco in senso ironico ma un poco anche perché la vista era meravigliosa; le indicazioni erano molto vaghe, ma in effetti una volta usciti dal bosco non trovai alcuna forma di riparo se non un modesto sperone roccioso sotto cui ci si poteva riparare in caso di brutto tempo, con una vista strepitosa; ricordo come fosse oggi che mi soffermai a pensare a quanti giovani ragazzi si dovessero essere succeduti su quello sperone, gurdando le colline ed il mare in lontananza, pensando ai loro amici o alla loro amata che si trovava a valle, e mentre loro erano stati costretti dalla povertà in questa prigione dorata io lo sceglievo di mia sponte, sobbarcandomi centinaia di chilometri in auto e ore di duro cammino per ritrovare quel contatto con la natura che la società moderna ci ha tolto.
Buona visione con la cartolina di Giugno su Maupanphoto.com

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Cartolina Mag.2020 La melodia dentro di te
Forse alcuni si stupiranno per l’accostamento della foto di un albero piegato dal vento e dagli anni con il concetto di melodia, eppure io rimasi affascinato da questa pianta proprio perché mi diede l’impressione che stava cantando la sua “melodia”; questo alberello ricurvo (ci troviamo in Valnerina) che con la nuova primavera era pronto a rifiorire, a rigermogliare nuove foglie, ad allungare la sua modesta ombra sul terreno, a offrirsi come casa di piccoli insetti, a resistere ai venti, ai temporali, alla siccità di un sole cocente, al rodimento degli animali da pascolo… agli incendi, questo alberello stava cantando la sua ragion di vita, la sua essenza, anche se non avrebbe destato ammirazione dagli altri esseri intorno a lui, e quella di noi umani che siamo attirati piuttosto dalla longevità di una quercia o di un ulivo, dalla maestosità ed imponenza di una sequoia, dalla eleganza e bellezza di un salice piangente, dalle suggestioni che ci evoca un abete.
Certo per noi umani è molto più difficile trovare la melodia che abbiamo dentro, siamo come bambini in un negozio di giocattoli, non è facile scegliere quando si è attirati, tentati, distratti da così tante possibilità; eppure credo che ognuno di noi dovrebbe cercare la sua melodia, non uniformarsi alle mode, non cercare a tutti costi il compiacimento degli altri, ma cantare, suonare la sua presenza nel mondo con il suo stile, resistendo alle intemperie del nostro tempo: il falso mito che il successo sia sinonimo di felicità, la favoletta che ognuno possa riuscire in qualsiasi impresa nella vita e che si è padroni del proprio destino, che l’apparenza sia più importante dell’essenza, all’incomprensione, al rodimento (discredito), o peggio…all’indifferenza degli altri.
Alcuni hanno la fortuna di sentire questa melodia dentro di loro fin da piccoli, ma per la maggioranza non è così, e o si smette di cercarla impoverendo il mondo della nostra melodia, o si deve accettare di comprenderla molto lentamente, passo dopo passo, confortati dalle bellissime parole di Walter Bonatti: “Chi più in alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna”…e son sicuro che non si riferiva solo alle montagne!
Buona visione con la cartolina di Maggio su Maupanphoto.com
(nota: il concetto di melodia personale non è mio, l’ho trovato casualmente nel testo di una canzone e subito mi sono accorto che era la più incisiva giustificazione di tanti scatti fatti negli anni; “Turn Around” / Hyolyn).

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Cartolina Apr.2020 La favola dietro l'angolo
Una delle più forti motivazioni che mi ha spinto e mi spinge tutt’oggi a mettermi in cammino nella natura, è stata quella dell’esplorazione, sono stato così affascinato da bambino dal mondo delle favole, che crescendo ho cercato di ritrovarlo nella vita reale, e pian piano ho scoperto che era proprio nell’esplorazione del paesaggio naturale che si manifestava più che mai quella dimensione favolistica che tanto mi riempiva l’animo di gioia, di libertà, di ricchezza, di appagamento di quella sete interiore che sentivo di avere.
Un’esplorazione che è partita da bambino, inizialmente nel mio giardino, poi nei campi incolti che numerosi circondavano la mia casa, poi spostandomi sempre più in là (sulle amate montagne) dove la mia autonomia me lo consentiva; e se da ragazzo era persino un poco indispettito nel constatare che quasi tutti gli angoli della Terra fossero già stati esplorati (quasi che a me non fosse rimasto niente), poi compresi che semmai questo era un vantaggio che mi avrebbe consentito di andare in più posti rispetto a chi mi aveva preceduto, di avere cioè più informazioni sulle bellezze paesaggistiche della nostra Italia e del nostro pianeta.
La bellezza non perde certo valore se viene condivisa, lo perde sicuramente se non viene difesa, preservata, e nell’ipotesi peggiore egoisticamente sfruttata e rovinata; per questo non disdegno cime minori o comunque località non famose da una parte, ne all’opposto luoghi inflazionati dall’altra, perché ovunque si può celare quella “magia” che appaga il mio animo di esploratore, ho sperimentato cioè che non serve andare negli angoli più sperduti del pianeta per trovare ancora un poco di avventura o provare un’ondata di emozioni, vedere insomma qualcosa di “nuovo”, un po’ come diceva Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Ecco allora che l’occhio attento può scovare la “favola” anche dietro l’angolo, dove meno te l’aspetti, e siamo così arrivati alla cartolina di Aprile su Maupanphoto.com
Mi capitò una volta che uscendo dal traforo del Gran Sasso in direzione di Teramo, mentre mi trovavo sul viadotto autostradale scorsi con la coda dell’occhio una cascata, fu un attimo fugace, come un sogno, e non feci a tempo a prendere punti di riferimento, per questo tornando dopo molto tempo in quello stesso tratto di strada provai a ritrovarla, ma con mio grande dispiacere non c’era più; provai a cercare informazioni ma nulla, poi a distanza di tempo la vidi di nuovo, fu allora che compresi che era una cascata stagionale o quanto meno era un troppo pieno di una sorgente captata a monte (ovvero un esubero di acqua nelle stagioni più favorevoli).
Presa una carta topografica non mi fu difficile trovare la via per raggiungere il luogo della cascata, sul posto c’era già un modesto sentiero sicuramente usato dalla gente del posto, e la gita in se risultò alla fine breve e facile, ma rimasi letteralmente sbalordito dalla bellezza del posto, nonostante si trovasse a poca distanza da un grosso viadotto autostradale, più ci si avvicinava alla cascata più si entrava in un’altra dimensione, e lo stupore fu ancora più grande quando giunto ai piedi della cascata scoprii che si poteva arrivare con un ballatoio di roccia dietro la cascata stessa!!!
Per questo non fermatevi alla cartolina ma andate a vedere le altre foto dell’evento e scoprirete di cosa parlo, buona visione.

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Cartolina Mar.2020 Connessi o Non Connessi
Credo che bisogna perdersi per potersi ritrovare!
Lo so suona contro il buon senso, suona contro tutte le raccomandazioni che non facciamo altro che ascoltare su come comportarsi nelle varie situazioni della vita per non incorrere in pericoli e difficoltà, e sono raccomandazioni che in fin dei conti sono fatte a fin di bene, perché dovrebbero servire a non farci soffrire, ma con questa mania/bisogno di voler prevedere tutto, definire tutto, di voler mettere tutto ben ordinato e scritto (un po’ come i bugiardini dei farmaci), ci siamo dimenticati che ci sono certi aspetti della nostra crescita, penso alla sfera emotiva, a quella sociale, anche se poi i riflessi influenzano un po’ tutta la nostra maturazione, che invece abbisognano di sperimentare la caduta, la sconfitta, la paura o lo smarrimento, un po’ come sbucciarsi le ginocchia quando da bambini s’imparava ad andare in bicicletta e si toglievano le rotelle.
Che senso avrebbe una partita di calcio, o di qualsiasi altro sport se gli togliessimo il punteggio? C’è sempre una squadra che esce sconfitta, eppure tutti siamo concordi che nonostante questo o proprio per questo è un momento di crescita, più difficile trovare una simile condivisione quando si trasla questo concetto in altri ambiti, ed in particolar modo quando si parla di montagna.
Le raccomandazioni si sa sono sempre quelle: non andare da soli, non uscire dai sentieri, portare il telefonino (a cui oggi si sono aggiunti gps sempre più precisi che è come avere un radar tascabile), informarsi sulle previsioni meteo e così via, tutte raccomandazioni ottime ma…
Io quando ho iniziato ad andare in montagna non avevo telefonino, tantomeno gps (che non uso neppure oggi), a casa leggevo le prime guide di passeggiate che circolavano sull’Appennino con relazioni che spesso si rivelano sul posto imprecise, se non sbagliate, le previsioni meteo quelle c’erano ma sicuramente non puntuali e corrette come oggi, e con il tempo, crescendo questa mia passione, quando non trovavo compagni iniziai ad andare da solo.
Mi sono trovato in situazioni in cui ho provato paura (ancora oggi ne provo), in cui mi sentivo smarrito, in cui imprecavo contro chi aveva scritto quella relazione imprecisa, a volte mi son perso (e incavolato con me stesso!), a volte la nebbia era così fitta che mi domandavo che ci stavo a stare io lì, ed è capitato che mi sia fatto male, si è capitato; ma mai, mai oggi rinuncerei ad uno solo di quei momenti che mi hanno dato tantissimo, e che più passano gli anni più apprezzo.
Attenzione non sto dicendo di affrontare la montagna con incoscienza, è importantissimo prepararsi sia fisicamente che concettualmente, ma poi arriva il momento di “togliere le rotelle”, di disconnettersi col basso (gps, social e via dicendo): provate ad andare in montagna da soli e scoprirete il vostro respiro, sentirete i vostri passi, imparerete a “sentire” il silenzio dei boschi; provate ad uscire dal sentiero e ne scoprirete altri mille, vi accorgerete che se non tutti i sentieri portano alla meta, tutti portano ad una meta; provate a spegnere il telefonino, il gps, ed imparerete a “fiutare” il paesaggio, a comprenderlo, ad ascoltarlo, un poco per volta si ma sarà entusiasmante ve lo assicuro; non cercate il brutto tempo volutamente ma sappiate che può capitare ed in quel momento dovrete farne memoria, una fitta nebbia, un temporale o una nevicata sperduti nella montagna ha più magia di una bella giornata di sole, ma non riusciamo ad apprezzarlo perché siamo presi dalla paura.
In questa società che va sempre più di fretta molti sono presi dalla smania di condividere “in diretta” le loro imprese, ma così corrono il rischio di non finire di ascoltare quello che la montagna gli sta dicendo, persino per ascoltare le nostre emozioni bisogna far silenzio, bisogna fermarsi e lasciarle sedimentare, altrimenti non si coglierà che la punta dell’iceberg.
Una volta sperimentate queste emozioni allora vi accorgerete che avrà un’altra sensazione anche vivere la montagna con gli altri, in compagnia, non avrete paura di restare in silenzio e userete il tempo non solo per ascoltare i vostri amici ma anche la montagna, ma anche voi stessi.
Buona visione con la cartolina di Marzo su Maupanphoto.com