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Maupan Photo

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Cartolina Ott.2020 Il Peso della Farfalla
Molto, molto difficilmente penso una foto prima di scattarla, non la costruisco nella mente per poi cercarla al di fuori, non riesco a fare foto a tema, sono un fotografo di paesaggio e utilizzo quello che mi trovo davanti agli occhi, il più delle volte seguo un sentiero e cerco di cogliere qua è là i tasselli di una storia, di un’emozione, ma un piccolo compito me lo son dato, ed è quello di raccontare i “piccoli mondi”, quei piccoli paesaggi che si trovano ai nostri piedi e che spesso trascuriamo catturati dai grandi orizzonti.
Siamo abituati a pensare, e di conseguenza a guardare, in grande, eppure la Natura mi ha insegnato che si regge proprio su questi piccoli mondi, a cui noi invece siamo abituati a dare poco importanza vista la loro “statura”; dietro ogni grande paesaggio che ci coinvolge e ci emoziona, ci sono tantissimi piccoli mondi che hanno contribuito, come le tessere di un mosaico, a costruire quel panorama, quella visione che abbiamo di fronte agli occhi.
La Natura mi ha insegnato che per comprendere il cielo bisogna partire dalle formiche ai nostri piedi, che il peso di una farfalla è importante quanto quello di un elefante, e non credo sia un caso se l’animale più grande esistente sul nostro pianeta, le balene, si cibi di uno degli organismi più piccoli che ci siano, che a stento riusciamo a vedere a occhio nudo: il plancton.
Così la foto della cartolina di Ottobre, nelle mie intenzioni, non è né la foto di un fiore, né la foto di una farfalla, ma di un piccolo mondo.
Buona visione su Maupanphoto.com

World Press Photo 2020
minia mostra
mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni
16 giugno / 02 agosto 2020

Si terrà dal 16 giugno al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra del World Press Photo 2020; la rassegna, inizialmente programmata per il 25 aprile e rinviata a causa dell’emergenza sanitaria, presenta in anteprima nazionale le 139 foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti; l’esposizione è ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.
In mostra, per la prima volta, anche una selezione delle foto iconiche che hanno vinto il premio come Foto dell'Anno dal 1955 ad oggi.
Oltre alle foto, in mostra per il secondo anno una sezione dedicata al Digital Storytelling con una serie di video che raccontano gli eventi cruciali del nostro tempo. (estratto da: http://www.worldpressphotoroma.it/)


Palazzo delle Esposizioni - Roma
Via Nazionale, 194
Prenotazione online obbligatoria
Orari: mar.mer.gio.dom. 10,00/20,00 - ven.sab. 10,00/22,30 - lun.chiuso

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Cartolina Set.2020 Il Foglio Bianco
Ci sono foto che raccontano, altre che si fanno raccontare, può sembrare solo un gioco di parole ma in realtà c’è molto di più.
Le foto che raccontano sono quelle che comunicano un “messaggio” direttamente, il fotografo/artista vuole dire o rappresentare qualcosa ma non lascia molto spazio al contributo dello spettatore, sono foto che a prima vista impressionano, stupiscono, e possono anche coinvolgere emotivamente lo spettatore che rimane tuttavia passivo di fronte ad esse, possono risultare scatti molto intensi, belli ma freddi, statici.
Le foto che si fanno raccontare sono quelle che mostrano e nascondono, dicono e non dicono, raccontano un luogo o un fatto ma ne fanno immaginare altri, sono foto che stuzzicano senza appagare la curiosità dello spettatore, foto che hanno la pretesa di coinvolgerlo in profondità, di chiedergli di completare lui, con la sua fantasia, le sue emozioni del momento, quel quadro.
Le foto che raccontano sono quelle che quando le guardate la prima volta dite: “Che belle!”, ma che se ci pensate un po’ su non vorreste mai avere come stampa nella vostra stanza, perché ogni volta che le guardereste vi racconterebbero sempre la stessa storia, sono foto fine a se stesse, a volte interpretazioni originali della realtà ma che perdono la loro forza, appassiscono, dopo i primi sguardi.
Le foto che si fanno raccontare sono quelle che non vi dispiacerebbe incontrare risvegliandovi ogni mattina, sono quelle che vi aprono ogni giorno una finestra simile ma diversa dalla precedente visione, che assecondano in un certo senso il vostro stato d’animo del momento, sono foto che ogni volta vi propongono un foglio bianco e lasciano a voi la possibilità di riempirlo.
Credo che ognuno di noi dovrebbe lasciare un foglio bianco nel suo diario, un foglio bianco è la possibilità di cambiare direzione alla propria vita.
Buona visione con la cartolina di Settembre su Maupanphoto.com

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Cartolina Ago.2020 Rampa di Lancio
Nonostante negli anni abbia imparato a leggere le cartine topografiche e conseguentemente ad immaginarmi la conformazione del paesaggio rappresentato, nulla può anticiparti la personalità di una montagna, di una cima, finché non la ammiri dal vivo; non sempre si manifesta immediatamente, a volte bisogna saper aspettare, altre si nasconde dietro mutevoli condizioni metereologiche confondendoci le idee, altre ancora si mostra sfacciatamente quasi a sfidarci, altre infine, nel breve tempo che ci confrontiamo con lei, ci accorgiamo di non averla compresa.
Eppure è grazie a questa personalità, a volte manifesta a volte meno, che guardo alle montagne come a qualcosa di vivo, non quindi perché so che anche loro cambiano il loro aspetto e persino si “muovono”, seppur con tempi biblici rispetto a quelli umani, ma perché avverto questa personalità che non mi ha fatto mai poter affermare dopo migliaia di cime viste che ce ne sia una uguale all’altra o che ti dia le stesse sensazioni a ben guardare; ed ancora agli umori che questa personalità ti mostra, perché una cima a volte ti respinge, a volte si nasconde dietro un fitto velo di nubi, a volte ti inganna, ma nella maggior parte delle volte…si concede.
C’è però una cosa che accomuna tutte le montagne, per quanto assumano le forme più svariate, alcune tozze, altre slanciate, altre aguzze, tutte ma proprio tutte si protendono verso l’alto, può sembrare scontato ma a mio avviso è molto di più: anche loro, nonostante il loro peso e immobilità (apparente), manifestano il significato più profondo della vita sulla terra, una spinta verso l’alto, verso l’evoluzione, verso il cambiamento, verso l’ignoto.
E son certo anche per questo che io come tanti altri le amiamo, perché rappresentano una rampa di lancio per i nostri sogni, un invito a guardare oltre, a mettersi in cammino per guadagnare nuovi orizzonti, perché una cima non dovrebbe mai essere un punto di arrivo ma un trampolino di lancio!
Buona visione con la cartolina di Agosto su Maupanphoto.com

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Cartolina Lug.2020 Suite Grappa
Una quindicina di anni fa percorrendo l’Alta Via 8 delle Dolomiti o degli Eroi sul Massiccio del Grappa, ebbi l’opportunità di una bellissima esperienza: dopo una giornata di faticoso cammino per sentieri impegnativi e spesso soffocati dalla vegetazione arrivai ad una dolce radura dove trovai la Malga Conte, subito rimasi colpito da un curato orticello, del tutto inaspettato in quell’ambito, ma anche il resto della malga denotava una cura ed un’attenzione che mi lasciò sorpreso, in più c’era il tetto così particolare, fatto di foglie che m’incuriosiva oltre modo.
Ebbi la fortuna d’incontrare il proprietario, il Signor Giovanni, con cui iniziai a parlare, e fu così che mi raccontò la storia di quel tetto, di quel tipo di tetto, chiamato sfogliarol, una storia così surreale che sembrava quasi inventata: si trattava di un sistema antico ma efficace per ricoprire le malghe di quelle montagne, a prima vista quei tetti di foglie che sembravano così delicati potevano in realtà durare anche una trentina d’anni!
Erano ottenuti con uno stretto intreccio di frasche di faggio, ma l’importante era che fossero raccolte in piena estate ed in un momento molto particolare (se non ricordo male in una notte di Luna piena), solo così le foglie seccando sarebbero rimaste attaccate ai rami per sempre, la costruzione di un tetto coinvolgeva tante persone, era un momento importante della comunità, e la sapienza nel saper intrecciare le frasche faceva si che il tetto divenisse impermeabile alla pioggia, alla neve, ma permeabile al vento che così non lo avrebbe abbattuto.
Purtroppo già allora mi disse che c’era il rischio che questa arte andasse perduta perché ormai poche persone ne erano a conoscenza e questo mi rattristò molto, e ancora oggi mi domando ricordando quell’alta via quante persone saranno rimaste capaci a costruire uno sfogliarol.
Ma il regalo più bello il Signor Giovanni me lo fece più tardi, gli dissi che al termine di quella tappa non era previsto alcun rifugio e che l’idea era di dormire ad un’altra malga-ricovero che si trovava poco più avanti, e lui, nonostante all’apparenza sembrasse una persona piuttosto introversa e schiva, mi offrì ospitalità; fu per me un grande onore ed andai a dormire proprio sul piano rialzato della sua malga, dove potei toccare con mano dall’interno quel tetto di foglie che tanto mi aveva colpito.
Non so se qualcuno mi capirà, ma non avrei fatto a cambio per nessuna suite per quanto lussuosa e a 5 stelle mi avessero offerto, perché per me quella suite non aveva prezzo!
Buona visione con la cartolina di Luglio su Maupanphoto.com

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Cartolina Giu.2020 L'Hotel dei Pastori
Il gruppo montuoso del Gran Sasso è sicuramente per la sua estensione e varietà una delle aree naturali più belle del centro Italia, ed in particolar modo il suo settore nord-orientale che si affaccia sulle colline teramane è una delle aree più indicate per itinerari di grande spessore, tra fatica (dislivelli elevati), avventura (percorsi non banali) e bellezza (paesaggi selvaggi e panorami strepitosi), ogni itinerario è un’avventura che ti rimane nel cuore, che fa storia a se, che non puoi paragonare con altri percorsi; così è per la salita al Monte Prena attraverso i Fossi/Nevai della Pila e della Rava.
Questa foto è tratta da quell’evento e porta con se tutto il suo carico di avventura, pur non vedendosi l’orizzonte il piccolo uomo che attraversa la sinuosa lingua del nevaio, quasi in punta di piedi, fa intuire uno scenario grandioso, dove la neve sembra suggellare l’unione tra le due facce della montagna: quella severa con le balze rocciose, e quella dolce dei pendii prativi.
E l’Hotel dei Pastori cosa c’entra?
Questo itinerario fa da scenario anche ad un piccolo aneddoto: prima di fare questa escursione avevo letto su una guida che lungo il percorso si trovava un luogo, un riparo, dove per secoli i pastori che portavano i loro greggi su questi ripidi e sconfinati prati usavano riunirsi, “hotel” era inteso un poco in senso ironico ma un poco anche perché la vista era meravigliosa; le indicazioni erano molto vaghe, ma in effetti una volta usciti dal bosco non trovai alcuna forma di riparo se non un modesto sperone roccioso sotto cui ci si poteva riparare in caso di brutto tempo, con una vista strepitosa; ricordo come fosse oggi che mi soffermai a pensare a quanti giovani ragazzi si dovessero essere succeduti su quello sperone, gurdando le colline ed il mare in lontananza, pensando ai loro amici o alla loro amata che si trovava a valle, e mentre loro erano stati costretti dalla povertà in questa prigione dorata io lo sceglievo di mia sponte, sobbarcandomi centinaia di chilometri in auto e ore di duro cammino per ritrovare quel contatto con la natura che la società moderna ci ha tolto.
Buona visione con la cartolina di Giugno su Maupanphoto.com

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Cartolina Mag.2020 La melodia dentro di te
Forse alcuni si stupiranno per l’accostamento della foto di un albero piegato dal vento e dagli anni con il concetto di melodia, eppure io rimasi affascinato da questa pianta proprio perché mi diede l’impressione che stava cantando la sua “melodia”; questo alberello ricurvo (ci troviamo in Valnerina) che con la nuova primavera era pronto a rifiorire, a rigermogliare nuove foglie, ad allungare la sua modesta ombra sul terreno, a offrirsi come casa di piccoli insetti, a resistere ai venti, ai temporali, alla siccità di un sole cocente, al rodimento degli animali da pascolo… agli incendi, questo alberello stava cantando la sua ragion di vita, la sua essenza, anche se non avrebbe destato ammirazione dagli altri esseri intorno a lui, e quella di noi umani che siamo attirati piuttosto dalla longevità di una quercia o di un ulivo, dalla maestosità ed imponenza di una sequoia, dalla eleganza e bellezza di un salice piangente, dalle suggestioni che ci evoca un abete.
Certo per noi umani è molto più difficile trovare la melodia che abbiamo dentro, siamo come bambini in un negozio di giocattoli, non è facile scegliere quando si è attirati, tentati, distratti da così tante possibilità; eppure credo che ognuno di noi dovrebbe cercare la sua melodia, non uniformarsi alle mode, non cercare a tutti costi il compiacimento degli altri, ma cantare, suonare la sua presenza nel mondo con il suo stile, resistendo alle intemperie del nostro tempo: il falso mito che il successo sia sinonimo di felicità, la favoletta che ognuno possa riuscire in qualsiasi impresa nella vita e che si è padroni del proprio destino, che l’apparenza sia più importante dell’essenza, all’incomprensione, al rodimento (discredito), o peggio…all’indifferenza degli altri.
Alcuni hanno la fortuna di sentire questa melodia dentro di loro fin da piccoli, ma per la maggioranza non è così, e o si smette di cercarla impoverendo il mondo della nostra melodia, o si deve accettare di comprenderla molto lentamente, passo dopo passo, confortati dalle bellissime parole di Walter Bonatti: “Chi più in alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna”…e son sicuro che non si riferiva solo alle montagne!
Buona visione con la cartolina di Maggio su Maupanphoto.com
(nota: il concetto di melodia personale non è mio, l’ho trovato casualmente nel testo di una canzone e subito mi sono accorto che era la più incisiva giustificazione di tanti scatti fatti negli anni; “Turn Around” / Hyolyn).

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Cartolina Apr.2020 La favola dietro l'angolo
Una delle più forti motivazioni che mi ha spinto e mi spinge tutt’oggi a mettermi in cammino nella natura, è stata quella dell’esplorazione, sono stato così affascinato da bambino dal mondo delle favole, che crescendo ho cercato di ritrovarlo nella vita reale, e pian piano ho scoperto che era proprio nell’esplorazione del paesaggio naturale che si manifestava più che mai quella dimensione favolistica che tanto mi riempiva l’animo di gioia, di libertà, di ricchezza, di appagamento di quella sete interiore che sentivo di avere.
Un’esplorazione che è partita da bambino, inizialmente nel mio giardino, poi nei campi incolti che numerosi circondavano la mia casa, poi spostandomi sempre più in là (sulle amate montagne) dove la mia autonomia me lo consentiva; e se da ragazzo era persino un poco indispettito nel constatare che quasi tutti gli angoli della Terra fossero già stati esplorati (quasi che a me non fosse rimasto niente), poi compresi che semmai questo era un vantaggio che mi avrebbe consentito di andare in più posti rispetto a chi mi aveva preceduto, di avere cioè più informazioni sulle bellezze paesaggistiche della nostra Italia e del nostro pianeta.
La bellezza non perde certo valore se viene condivisa, lo perde sicuramente se non viene difesa, preservata, e nell’ipotesi peggiore egoisticamente sfruttata e rovinata; per questo non disdegno cime minori o comunque località non famose da una parte, ne all’opposto luoghi inflazionati dall’altra, perché ovunque si può celare quella “magia” che appaga il mio animo di esploratore, ho sperimentato cioè che non serve andare negli angoli più sperduti del pianeta per trovare ancora un poco di avventura o provare un’ondata di emozioni, vedere insomma qualcosa di “nuovo”, un po’ come diceva Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Ecco allora che l’occhio attento può scovare la “favola” anche dietro l’angolo, dove meno te l’aspetti, e siamo così arrivati alla cartolina di Aprile su Maupanphoto.com
Mi capitò una volta che uscendo dal traforo del Gran Sasso in direzione di Teramo, mentre mi trovavo sul viadotto autostradale scorsi con la coda dell’occhio una cascata, fu un attimo fugace, come un sogno, e non feci a tempo a prendere punti di riferimento, per questo tornando dopo molto tempo in quello stesso tratto di strada provai a ritrovarla, ma con mio grande dispiacere non c’era più; provai a cercare informazioni ma nulla, poi a distanza di tempo la vidi di nuovo, fu allora che compresi che era una cascata stagionale o quanto meno era un troppo pieno di una sorgente captata a monte (ovvero un esubero di acqua nelle stagioni più favorevoli).
Presa una carta topografica non mi fu difficile trovare la via per raggiungere il luogo della cascata, sul posto c’era già un modesto sentiero sicuramente usato dalla gente del posto, e la gita in se risultò alla fine breve e facile, ma rimasi letteralmente sbalordito dalla bellezza del posto, nonostante si trovasse a poca distanza da un grosso viadotto autostradale, più ci si avvicinava alla cascata più si entrava in un’altra dimensione, e lo stupore fu ancora più grande quando giunto ai piedi della cascata scoprii che si poteva arrivare con un ballatoio di roccia dietro la cascata stessa!!!
Per questo non fermatevi alla cartolina ma andate a vedere le altre foto dell’evento e scoprirete di cosa parlo, buona visione.

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Cartolina Mar.2020 Connessi o Non Connessi
Credo che bisogna perdersi per potersi ritrovare!
Lo so suona contro il buon senso, suona contro tutte le raccomandazioni che non facciamo altro che ascoltare su come comportarsi nelle varie situazioni della vita per non incorrere in pericoli e difficoltà, e sono raccomandazioni che in fin dei conti sono fatte a fin di bene, perché dovrebbero servire a non farci soffrire, ma con questa mania/bisogno di voler prevedere tutto, definire tutto, di voler mettere tutto ben ordinato e scritto (un po’ come i bugiardini dei farmaci), ci siamo dimenticati che ci sono certi aspetti della nostra crescita, penso alla sfera emotiva, a quella sociale, anche se poi i riflessi influenzano un po’ tutta la nostra maturazione, che invece abbisognano di sperimentare la caduta, la sconfitta, la paura o lo smarrimento, un po’ come sbucciarsi le ginocchia quando da bambini s’imparava ad andare in bicicletta e si toglievano le rotelle.
Che senso avrebbe una partita di calcio, o di qualsiasi altro sport se gli togliessimo il punteggio? C’è sempre una squadra che esce sconfitta, eppure tutti siamo concordi che nonostante questo o proprio per questo è un momento di crescita, più difficile trovare una simile condivisione quando si trasla questo concetto in altri ambiti, ed in particolar modo quando si parla di montagna.
Le raccomandazioni si sa sono sempre quelle: non andare da soli, non uscire dai sentieri, portare il telefonino (a cui oggi si sono aggiunti gps sempre più precisi che è come avere un radar tascabile), informarsi sulle previsioni meteo e così via, tutte raccomandazioni ottime ma…
Io quando ho iniziato ad andare in montagna non avevo telefonino, tantomeno gps (che non uso neppure oggi), a casa leggevo le prime guide di passeggiate che circolavano sull’Appennino con relazioni che spesso si rivelano sul posto imprecise, se non sbagliate, le previsioni meteo quelle c’erano ma sicuramente non puntuali e corrette come oggi, e con il tempo, crescendo questa mia passione, quando non trovavo compagni iniziai ad andare da solo.
Mi sono trovato in situazioni in cui ho provato paura (ancora oggi ne provo), in cui mi sentivo smarrito, in cui imprecavo contro chi aveva scritto quella relazione imprecisa, a volte mi son perso (e incavolato con me stesso!), a volte la nebbia era così fitta che mi domandavo che ci stavo a stare io lì, ed è capitato che mi sia fatto male, si è capitato; ma mai, mai oggi rinuncerei ad uno solo di quei momenti che mi hanno dato tantissimo, e che più passano gli anni più apprezzo.
Attenzione non sto dicendo di affrontare la montagna con incoscienza, è importantissimo prepararsi sia fisicamente che concettualmente, ma poi arriva il momento di “togliere le rotelle”, di disconnettersi col basso (gps, social e via dicendo): provate ad andare in montagna da soli e scoprirete il vostro respiro, sentirete i vostri passi, imparerete a “sentire” il silenzio dei boschi; provate ad uscire dal sentiero e ne scoprirete altri mille, vi accorgerete che se non tutti i sentieri portano alla meta, tutti portano ad una meta; provate a spegnere il telefonino, il gps, ed imparerete a “fiutare” il paesaggio, a comprenderlo, ad ascoltarlo, un poco per volta si ma sarà entusiasmante ve lo assicuro; non cercate il brutto tempo volutamente ma sappiate che può capitare ed in quel momento dovrete farne memoria, una fitta nebbia, un temporale o una nevicata sperduti nella montagna ha più magia di una bella giornata di sole, ma non riusciamo ad apprezzarlo perché siamo presi dalla paura.
In questa società che va sempre più di fretta molti sono presi dalla smania di condividere “in diretta” le loro imprese, ma così corrono il rischio di non finire di ascoltare quello che la montagna gli sta dicendo, persino per ascoltare le nostre emozioni bisogna far silenzio, bisogna fermarsi e lasciarle sedimentare, altrimenti non si coglierà che la punta dell’iceberg.
Una volta sperimentate queste emozioni allora vi accorgerete che avrà un’altra sensazione anche vivere la montagna con gli altri, in compagnia, non avrete paura di restare in silenzio e userete il tempo non solo per ascoltare i vostri amici ma anche la montagna, ma anche voi stessi.
Buona visione con la cartolina di Marzo su Maupanphoto.com

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Aggiornamento Feb.2020
È on-line l’aggiornamento dell’archivio fotografico con tutte le foto scattate nel 2019; seppure gli eventi del 2019 sono stati inferiori come numero a quelli dell’anno precedente, è stato un anno ricco di novità e di momenti importanti.
Gli eventi spaziano dalla montagna al mare, ed anche se ognuno a suo modo è importante, provo a metterne in evidenza alcuni un po’ più speciali di altri: ad aprile sono tornato in Sicilia ed ho avuto la fortuna di riuscire a salire sui crateri sommitali dell’Etna, pochi luoghi sul nostro pianeta come i vulcani ti danno la possibilità di sentire la vitalità della Terra, il suo respiro, è una sensazione di potenza molto coinvolgente.
A maggio ho realizzato un mio sogno nel cassetto inseguito da tanti anni: la visita dell’Isola di Montecristo; e subito dopo un altro di pura avventura: la traversata integrale delle Gole del Salto o di Macchiatimone.
Per il mio compleanno mi sono regalato un trekking di soli 5 giorni, ma assolutamente selvaggio come piacciono a me: l’Alta Via del Lario sopra il Lago di Como, e poi sono arrivate loro…le Seychelles; devo dire che quando vado in posti famosi ho sempre paura di rimanere un po’ deluso perché si tende ad avere molte aspettative, ma questa volta, grazie anche ad una compagnia simpatica ed ad una guida ottima, sono rimasto straentusiasta.
È stata poi la volta di “Una notte sul Navegna”, una vera magia di luci e sensazioni sperimentata con una notte di luna piena sulla cima del Monte Navegna, tra un tramonto di fuoco ed un’alba pastello; sono stato quindi colto di sorpresa dalla visita di una spiaggia bellissima e incontaminata a pochi chilometri da Roma (vedere per credere!): la Spiaggia di Torre Astura; sulla Coppola di Paola nel Pollino ho raggiunto un bellissimo traguardo per chi come me ama la montagna: il completamento della salita di tutti i 1900 dell’Appennino (ovvero le cime comprese tra 1900 e 1999 metri); infine dopo tanti anni sono tornato in grotta (non attrezzata!) e l’impressione, ora come allora, è stata di immergersi in un mondo di favole, in un’altra dimensione.
Così passo dopo passo siamo arrivati a 24.620 foto archiviate ed indicizzate, e nella speranza che il futuro mi possa regalare ancora tante occasioni per fare…oh, vi auguro come sempre buona visione su Maupanphoto.com

Di seguito riporto l'elenco degli eventi raggruppati per area geografica e gruppo montuoso, mentre dal sito si può risalire ad un evento (i più recenti sono sempre quelli elencati per primi nella galleria selezionata) dalla pagina di Archivio filtrando prima tramite le aree geografiche poi con i gruppi montuosi, oppure tramite una ricerca testuale nella casella Cerca (in questo caso se si conosce scrivere il titolo completo dell’evento che, salvo rare eccezioni, verrà riportato come unico risultato della lista di risposta).

ALPI NORD-OCCIDENTALI https://maupanphoto.com/index.php/archivio/alpi-nord-occidentali
Prealpi Comasche > Alta Via del Lario da San Bartolomeo

APPENNINO CENTRALE CATENA OCCIDENTALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-occidentale
Monti Carseolani > Gole del Salto o di Macchiatimone da Poggio San Giovanni / Una notte sul Monte Navegna per la Cresta Nord-Ovest
Monti Lepini > Monte Malaina (2) per Valle Gionara
Monti Simbruini > Cima Staffi e Monte Viperella per il Vallone delle Monache
Costa Sabauda > Spiaggia di Torre Astura dalla Riserva del Nespolo

APPENNINO CENTRALE CATENA CENTRALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-centrale
Monti Martani > Grotta Pozzi della Piana da Titignano
Monti Reatini > Monte Terminillo (4) per il Canale Centrale
Monti del Cornacchia > Colle Vallanetta per il Vallone Maltempo / Monte Breccioso (2) dalla Valle dei Cerri
Monti Marsicani > Monte Godi (2) per la Valle di Ziomas / Monte Parasano e Faito per la Cresta Nord-Ovest / Monte Mezzana (2) per Forca d'Oro
Monti della Meta > Monte Iamiccio (2) per il Versante Nord / Tre Mortari Centrale per il Passaggio dell'Orso / Tre Mortari Orientale e Centrale per il Passaggio dell'Orso
Monti del Greco > Monte Rognone e Genzana (2) per la Valle di Cutri
Monti della Duchessa > il Murolungo (2) per il Sentiero del Vignale
Monti del Sirente > Sperone Tiburtini per il Vallone dei Puzzilli / Colle di Mandra Murata e Punta Macerola per la Cresta Nord-Ovest
Monti dell’Aterno > Gole di San Venanzio per il Sentiero delle Uccole

APPENNINO CENTRALE CATENA ORIENTALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-centrale-cat-orientale
Monti Gemelli > Monte Girella per la Cresta Nord-Ovest
Monti del Gran Sasso Nord > Monte Corvo (non raggiunto) per la Valle Crivellaro / Cima Vado di Corno per il Vaduccio / Cimone di Santa Colomba per il Fosso Malepasso
Monti del Gran Sasso Sud > Traversata del Brancastello per la Cresta Ovest / Corno Grande Vetta Occidentale (4) per il Canale Centrale / Monte Coppe e Tremoggia per il Fosso di Fonte Fredda / Costa Ceraso e Cima di Faiete per Sella delle Archette
Monti della Majella > Monte Amaro (4) per la Rava della Giumenta Bianca / Monte Pesco Falcone per la Rava del Ferro / Monte Rotella (2) per la Valle Bucchianico

APPENNINO MERIDIONALE https://maupanphoto.com/index.php/archivio/appennino-meridionale
Monti Picentini > Monte Mai (2) dal Varco della Colla
Monti del Cilento > Monte Bulgheria (2) per il Sentiero delle Scalinette / Porto degli Infreschi + la Vaccuta per i Sette Pani / Spiaggia della Risima per il Vallone Trarro
Appennino Lucano > Monte Alpi per la Cresta Est
Monti del Pollino > Coppola di Paola etc. da Colle del Dragone
Sila > Monte Botte Donato dal Rifugio Botte Donato
Aspromonte > Montalto per la Cresta Nord

ISOLE DEL MEDITERRANEO https://maupanphoto.com/index.php/archivio/isole-del-mediterraneo
Arcipelago Toscano > Monastero di San Mamiliano, Isola di Montecristo
Madonie (Sicilia) > Pizzo Carbonara e Monte Ferro per la Cresta Sud / Monte San Salvatore e Alto per Portella di Mele
Monti dell’Etna (Sicilia) > Grotta del Gelo e dei Lamponi per il Piano delle Plombe / Crateri sommitali dell'Etna per il Versante Ovest

ESTERO https://maupanphoto.com/index.php/archivio/estero
Seychelles > Mahé approach, Isola di Mahé / Sainte Anne cruise, Isola di Mahé / Morne Blanc Trail and beaches, Isola di Mahé / Mare Aux Cochons and beaches, Isola di Mahé / Anse Capucins and other beaches, Isola di Mahé / Praslin approach, Isola di Praslin / Salazire Trail and beaches, Isola di Praslin / Anse Lazio and other beaches, Isola di Praslin / Fond Ferdinand, Isola di Praslin / La Digue approach, Isola di La Digue / Grand Anse and other beaches, Isola di La Digue / Anse Marron Trail, Isola di La Digue / Sisters Islands cruise, Isola di La Digue / Victoria's town, Isola di Mahé

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Gen.2020 IL MONDO E' TONDO
Ieri sono stato in montagna a fare una passeggiata, e fin qui niente di strano, la mattina prima di uscire da casa ho ascoltato il telegiornale: venti di nuove guerre e scarni resoconti di quelle combattute, attentati, crisi politiche e ambientali, il degrado della mia cara città, questo sembrava essere il viatico della nuova giornata, e con questo son partito.
Arrivato sul posto, un paesone della provincia di Latina, già la partenza del sentiero mi ha posto in una dimensione differente: la partenza infatti avveniva affianco ad un’abitazione privata, passando accanto alla macchina dei proprietari, ai panni stesi, al barbecue, cosa che non ha nulla di strano in un paese ma che risulta sempre buffa per me cittadino abituato a proprietà e confini ben delimitati da muretti e recinzioni, ma la cosa più bella e magica però è che sono bastati poche decine di minuti, inoltrandomi nella valle che conduceva verso la cresta sommitale della montagna, e tutto il mio bagaglio di pensieri e preoccupazioni personali è svanito, e nonostante questo continui a capitarmi ormai da così tanti anni per così tante passeggiate…continua a stupirmi.
Anche se questo discorso vale più in generale per qualsiasi attività che ci allontani dalla nostra dimensione quotidiana, la Montagna più di ogni altra e più facilmente di ogni altra, non solo ci porta ad elevare più in alto il nostro corpo ma anche il nostro spirito; normalmente quando si vedono le cose dall’alto rimane più facile scoprire una dimensione più grande, più universale, e confrontarci con la nostra piccolezza di quando siamo da basso; questa visione privilegiata ti fa riflettere, ti fa comprendere che tanti conflitti sia personali sia collettivi si potrebbero evitare approcciandoli con una visione d’insieme, con l’umiltà di chi sa che in fondo è solo una formichina e non un gigante.
Ma forse la meraviglia più grande che mi ha regalato la Montagna è di scoprire che l’orizzonte non è piatto come sembrerebbe dal basso ma curva ai lati: il Mondo è tondo! l’ho visto con i miei occhi, e quello che avevo appreso dai libri di scienza l’ho compreso col cuore: che non esiste un centro sulla superficie terrestre, che non esiste un punto più importante di altri, che tutto è interconnesso ed una stagione conta quanto un’altra, che una storia conta quanto un’altra, che un colore conta quanto un altro, che un uomo…conta quanto un altro uomo.
Buona visione con la cartolina di Gennaio su Maupanphoto.com