
Cartolina Giu.2024 La Parete Ardente
Questa foto me ne fa venire in mente un’altra che vidi su una rivista di fotografia molti anni fa, per cui perdonatemi se raccontadovi la storia è possibile che cambi qualche particolare; l’articolo sulla rivista parlava di un affermato fotografo americano di paesaggi (il mio settore preferito) che spiegava come aveva realizzato una foto, la foto in questione era semplicemente spettacolare, bellissima, perfetta, anche se dopo qualche secondo che l’osservavo mi diede l’idea di esserlo anche troppo…perfetta.
Si trattava di una baia australiana con dei faraglioni ripresa sotto la tenue luce delle stelle e di uno spicchio di Luna, dove tutto si distingueva molto bene nonostante l’orario, dalla spiaggia alla scogliera, ai riflessi sul mare, ad uno splendido cielo stellato.
Incuriosito dalla bellezza della foto lessi con attenzione l’articolo: il fotografo narrava che durante uno dei suoi viaggi aveva scoperto questa bellissima baia e ne aveva intuito le potenzialità, così si era studiato le fasi lunari e quando nel prossimo futuro la Luna si sarebbe trovata nella posizione che voleva lui con la luce che cercava lui, e mi sembra che lo stesso discorso valesse anche per le maree, menzionava allo scopo un paio di app per il cellulare/pc di cui diceva “che nessun buon fotografo dovrebbe fare a meno”; era tornato a casa negli Stati Uniti, quindi al momento opportuno era rivolato in Australia a passare un’altra settimana o poco più, per tornare tutte le sere sulla stessa spiaggia a fare vari tentativi; la foto, come avevo già immaginato, non era frutto di un solo scatto, ma di scatti multipli con differenti esposizioni che poi vengono combinati insieme in fase di post-produzione (per questa tecnica non solo è fondamentale un cavalletto ma necessita di un software che crea un effetto ottico finale che neppure l’occhio umano dal vivo può percepire nella stessa misura).
Dopo aver letto la storia la foto mi apparve meno bella o più semplicemente meno “mia”, al di là del costo economico per la produzione dello scatto, che limita di fatto quest’esperienza a pochi eletti, io sono legato ancora ad un’idea forse un po’ romantica del fotografo: di un vagabondo un po’ sognatore, un po’ avventuriero, un po’ squattrinato, alla ricerca di quel tesoro che gli altri non hanno ancora saputo trovare, nel tentativo di cogliere quell’essenziale che seppure frutto del suo punto di vista può essere condiviso e sperimentato da tutti, la fotografia forse più di altre forme di arte nasce proprio per questo: per comunicare, che sia una storia, delle emozioni, o entrambe, ma se per farlo diviene eccessivamente sofisticata, frutto di tecnicismi, perde quella spontaneità che è fondamentale dal mio punto di vista per trasmettere “l’emozione della storia”, quella che in fin dei conti ti coinvolge guardandola.
Per fare un paragone ora vi racconto la storia della foto della cartolina di questo mese: mi trovavo a Lampedusa e durante un giro in barca avevo notato questa bellissima scogliera, dalla cartina turistica di cui disponevo non erano segnati percorsi per raggiungere la scogliera, così un pomeriggio semplicemente mi avventurai nella direzione che ritenevo più corretta, superai un faro dopo di che ricordo iniziai a seguire vaghe tracce nella macchia riarsa dal sole, non fu molto difficile raggiungere il bordo della scogliera, ma trovai invece molta difficoltà a trovare un punto che fosse adatto per riprenderla dall’alto, spesso la vegetazione occupava il margine roccioso e non dava visibilità, inoltre bisognava fare estrema attenzione perché il pericolo di cadere di sotto era molto marcato.
Mentre cercavo il luogo più adatto arrivò un tramonto di quelli che lasciano senza fiato, mi distrassi ad ammirarlo, poi mi accorsi all’improvviso che la luce del sole morente stava colorando di rosso le chiare pareti stratificate della scogliera, riuscii a fare solo 3 scatti (allora fotografavo ancora in analogico), oltre al suggestivo colore che la roccia stava prendendo in prestito dal sole, avrei voluto far risaltare la sua stratificazione che si dipanava sulla superficie scoperta a precipizio sul mare come un sistema sanguigno, ma quella luce così meravigliosa durò solo una manciata di minuti.
Tornando a casa dei 3 scatti, uno lo scartai, e non fui pienamente soddisfatto neppure del risultato degli altri due, avrei voluto raccontare qualcosa in più di quel momento indimenticabile, c’era così tanta emozione in quella “storia”, ma il tempo e lo spazio a mia disposizione mi avevano limitato; eppure mai mi è venuto in mente di tornare sul posto un’altra volta, avrei tradito la spontaneità del momento, il caso mi aveva portato su quella scogliera in quel preciso momento e di quello dovevo farmi ambasciatore, altrimenti mi sembrerebbe di ingannare chi guarda le mie foto.
Certamente potrò tornare a Lampedusa e fare altre foto a quella scogliera, ma sarà un’altra “storia” da raccontare, non cercherò mai di rincorrere un’altra…parete ardente.
Buona visione con la cartolina di Giugno su Maupanphoto.com